Il terremoto a Catania, l'Etna e le faglie: che succede e cosa dicono gli esperti dell'Ingv
Le pendici dell’Etna rappresentano un laboratorio naturale in cui l’attività vulcanica si intreccia con complessi sistemi di faglie. Il punto dell'Ingv sul sisma 4.5
Squadre dei vigili del fuoco in azione a Ragalna
Il terremoto, registrato dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è stato localizzato a circa tre chilometri a sud-ovest di Ragalna, con un ipocentro molto superficiale, a soli quattro chilometri di profondità. Un dato, questo, che aiuta a spiegare perché la scossa sia stata avvertita in modo netto non solo nei centri etnei più vicini all’epicentro, ma anche a Catania, distante circa 22 chilometri, e in altre province come Messina, Siracusa e Ragusa.
L’area coinvolta non è nuova a episodi di questo tipo. Le pendici dell’Etna rappresentano un laboratorio naturale in cui l’attività vulcanica si intreccia con complessi sistemi di faglie. Qui la crosta terrestre è sottoposta a continue sollecitazioni: il magma che risale in profondità, la pressione interna dell’edificio vulcanico e i movimenti delle placche contribuiscono a generare una sismicità diffusa, nota da secoli.
Anche i cataloghi storici mostrano infatti che, sebbene nella zona epicentrale non si siano verificati in passato terremoti di magnitudo molto elevata, sono numerosi gli eventi inferiori a magnitudo 5, a conferma di una vivacità costante del sottosuolo.
Tra gli episodi più simili a quello odierno si ricorda il sisma del 6 ottobre 2018, di magnitudo 4.6. La mappa di scuotimento elaborata poche ore dopo l’evento indica intensità fino al VI–VII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, un livello capace di provocare danni lievi o moderati agli edifici più vulnerabili. E infatti, se a Catania non si segnalano danni significativi, a Ragalna – il comune più vicino all’epicentro – sono stati riportati crolli parziali di muretti stradali e danni a diversi edifici privati e strutture pubbliche.
In via precauzionale, in tutta la provincia di Catania molti sindaci hanno disposto la chiusura delle scuole per consentire verifiche tecniche. Il primo cittadino di Catania, Enrico Trantino, ha anche richiesto i sopralluoghi negli istituti, mentre a Ragalna il sindaco Nino Caruso ha attivato il Centro di coordinamento comunale. La Protezione civile regionale, guidata da Salvatore Cocina, ha immediatamente avviato un monitoraggio per raccogliere segnalazioni e verificare eventuali criticità.
Dal punto di vista scientifico, eventi come questo offrono agli studenti e ai cittadini un’occasione per comprendere meglio cosa significhi vivere in un’area ad alta pericolosità sismica. La pericolosità non indica che un terremoto distruttivo sia imminente, ma che esistono condizioni geologiche tali da rendere possibile il verificarsi di forti scosse. Per questo motivo la prevenzione – attraverso norme edilizie adeguate, controlli strutturali e una corretta informazione – è fondamentale.
Nelle ore successive alla scossa principale sono stati registrati altri eventi di magnitudo compresa tra 1.2 e 2.7: piccole repliche che rientrano nella normale evoluzione di una sequenza sismica.
Oltre duecento questionari compilati online dai cittadini hanno permesso di ricostruire in dettaglio la distribuzione degli effetti sul territorio, dimostrando quanto la collaborazione tra popolazione e comunità scientifica sia preziosa.
L’Etna, con la sua imponenza e la sua energia, continua così a ricordarci che la Terra è un pianeta vivo. Studiare questi fenomeni non significa soltanto analizzare numeri e grafici, ma comprendere i processi fisici che modellano il nostro ambiente.
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