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Imponenti come il suo Toro di Wall Street: l'ultimo desiderio di Arturo Di Modica per la Sicilia

Passò alla storia per il suo "Charging bull", simbolo della forza americana, posizionato illegalmente la notte del 15 dicembre 1989 a New York. Ecco chi era Arturo Di Modica

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 24 febbraio 2021

L'artista Arturo Di Modica e il suo "Charging bull" di Wall Street

Aveva un ultimo desiderio, che purtroppo non è riuscito a realizzare: donare alla sua città, Vittoria, un’opera d’arte che rimasse nella storia come quella che è diventata il simbolo di New York.

Non ce l’ha fatta Arturo Di Modica, l’artista siciliano, scomparso il 19 febbraio 2021 all’età di 80 anni, a seguito di una lunga malattia, proprio nella casa di Vittoria, il luogo natale che portava sempre nel cuore, in giro per il mondo.

Artista coraggioso e visionario passò alla storia per il suo “Toro di Wall Street” il "Charging bull”, simbolo della forza americana e della capacità di riprendersi, che, non autorizzato, posizionò alle prime ore del mattino del 15 dicembre 1989.

Quell’opera, come racconta anche il sito dello scultore, rappresentava lui stesso, giovane impetuoso alla conquista dell’America dopo aver lasciato la Sicilia.

Posizionarlo certo non fu semplice, considerata la sua mole; ma forse questa “fatica” era arte essa stessa.



Tre tonnellate e mezzo di bronzo, per una lunghezza di 5 metri, il Toro fu costruito prima a pezzi, separati tra loro e poi fusi insieme e rifiniti a mano.

Simbolo per eccellenza della rinascita dopo il proverbiale crollo di Wall Street del 1987, il primo dell'era informatica, avvenuto il 19 ottobre, quando a causa di un forte deficit commerciale negli Stati Uniti e di un aumento dei tassi d'interesse da parte della Banca Centrale Tedesca, l'indice Dow Jones perse il 22,6% in un solo giorno.

Di Modica impiegò due anni di lavoro per realizzarla, anni trascorsi nel laboratorio di Crosby Street a Soho, a Manhattan.

Finiti i pezzi l’artista pensò a tutto il resto: la notte precedente andò sul posto per cronometrare il passaggio delle pattuglie di polizia, che si verificava con cadenza ogni cinque o sei minuti.

Avrebbe dovuto installare l’opera in quattro minuti e mezzo, compreso il tempo per fuggire via. Ma la notte dell’operazione Arturo e i suoi amici trovarono un grande albero di Natale nell’area scelta, fatto installare dal Nyse.

Quello non fu certo un imprevisto che lo scoraggiò.

Decise di posizionare il Toro proprio sotto l’albero di Natale, come regalo, e il giorno dopo, nel giro di poche ore, quell’opera passò alla storia.

Non rimase lì a lungo, venne spostata il giorno stesso in un’area a Bowling Green, dove si trova tutt’ora, fiera e tenace come allora, tra le opere più fotografate dai turisti che arrivano a New York.

È sempre il tempo a rivelare la grandezza di un’opera d’arte. E per il Charging bull è stato così.

Nel 2017, infatti, 28 anni dopo, davanti al Toro fu posizionata un’altra opera, di Kristen Visbal, ovvero la “fearless girl”, simbolo del movimento #MeToo.

Ad Arturo Di Modica il gesto non andò giù, principalmente perché la "ragazza senza paura" sviliva, di contro, il senso del suo Toro. Dopo mesi di battaglia legale, alla fine, l’artista siciliano vinse e la statua venne spostata.

Un’altra sua opera, “Bund Bull”, raffigurante un animale più giovane, simbolo della rampante società cinese, venne installata, nel 2010, a Shangai.

Instancabile, pieno di progetti da “donare all’umanità”, che lo facevano rimanere sveglio (dormiva al massimo tre ore a notte), reinvestiva il proprio patrimonio in altre opere, mai richieste da qualcuno ma sempre nate dal suo desiderio di lasciare qualcosa, di significativo, al prossimo.

In quest’ottica aveva pensato due imponenti opere da realizzare in Sicilia: un Cristo di trenta metri (che voleva donare a Ragusa) e dei Cavalli dell’Ippari, rimasti incompiuti, un progetto che avrebbe visto un arco, formato da due cavalli rampanti, sempre in bronzo, posti l’uno di fronte all’altro e da piazzare nell’omonima valle nei pressi della sua città natale.

«Credo nel mio paese - dichiarò nel 2010, durante la consegna de premio “Ragusani nel mondo” - nella mia provincia e nel futuro. Voglio credere che rimarrà qualcosa nella storia, di una persona come me, che da sola, a 32 anni è andata in America senza aiuto di nessuno, senza sostegno di gallerie e musei, indipendente, fino ad oggi».

Il genio e l’umanità di Arturo Di Modica mancherà certo, alla Sicilia e al mondo intero.
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