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In pieno centro ma chiusa da decenni: apre alle visite la chiesetta dell'anno Mille

Tra Marabitti, Gagini e Novelli è uno spettacolo la chiesa di Sant'Antonio Abate nota come Ecce Homo: è sulle vecchie mura di Palermo tra via Roma e la Vucciria

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 4 febbraio 2019

La chiesa di Sant'Antonio Abate in via Roma a Palermo

Un altro gioiellino arabo-normanno della città viene riaperto e restituito ai cittadini e ai turisti.

Conosciuta come chiesetta Ecce Homo per via di un'importante edicola votiva che si trova esternamente alla chiesa in realtà è dedicata a Sant'Antonio Abate.

Dopo quasi trent'anni di chiusura a causa di alcuni restauri e di aperture spot dal primo novembre scorso ha aperto in pianta stabile la chiesa che si trova su via Roma vicino l'incrocio con via Vittorio Emanuele, è possibile visitarla (tutti i giorni dalle 10 alle 18) grazie all'associazione Amici dei Musei Siciliani con un biglietto di 2.50 euro con una guida e la domenica si celebra la messa.

È una delle chiese più antiche della città rappresentativa della città stessa per le varie stratificazioni che ha subito nell'arco di un millennio, la costruzione risale attorno all'anno Mille, ha una pianta quadrata che richiama quella delle moschee e ha una cupola rossa come la chiesa di San Cataldo o la Martorana. Fu la sede del Senato palermitano.

In più di mille anni di esistenza di questa chiesa sono state tantissime le stratificazioni che si sono susseguite tra vari rifacimenti delle varie dominazioni.

La chiesa è rialzata di alcuni metri rispetto al livello di via Roma perché fu costruita sopra la cinta muraria della città medievale.

Nell'anno Mille Palermo era una penisola circondata da due fiumi Kemonia e Papireto, dove si incontravano i due fiumi fu edificata questa chiesetta accanto una torretta di avvistamento che nel 1300 diventò la torre campanaria.

Nel 1500 si aggiungono tratti gotici come archi e guglie, nell'800 l'architetto Nicolò Puglia ha cercato di riportare lo stile arabo-normanno ricopiando le decorazioni della cappella Palatina e del duomo di Monreale col risultato che i mosaici sono dipinti, un falso ottocentesco.

Tanti sono i gioiellini artistici racchiusi dentro la chiesetta: dal fronte battesimale dello scultore Filippo Pennino scultore su disegno di Marabitti, un pezzo di quella che doveva essere un'enorme tribuna marmorea attribuita ad Antonello Gagini e inoltre c'è la prima opera dipinta da Pietro Novelli che rappresenta Sant'Antonio Abate.

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