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In Sicilia serve un'iniezione di ottimismo e liquidità: lo statuto custodisce una soluzione

Sul fronte della ripresa economica la Sicilia avrebbe una sua possibilità concessa dallo statuto per uscire dalla crisi passata e da quella nella quale stiamo per entrare

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 7 aprile 2020

Palazzo Reale a Palermo, sede dell'Ars (foto di Dario La Rosa)

In Sicilia siamo riusciti in qualche modo a contenere i contagi ed evitare quel disastro epidemico dal quale probabilmente non avremmo avuto le forze di tirarci fuori.

Parte a breve la sfida più importante. Riprendere a camminare e se ci riusciamo a correre. In realtà la sfida è aggravata dal fatto che la Sicilia ha affrontato la crisi epidemica già molto malconcia, sia dal punto di vista dell’economia, che da quello politico istituzionale.

Da una parte infatti la crisi economica sembra ormai strutturale ed insuperabile da almeno dieci anni, dall’altra il governo dell’isola è comunque estremamente fragile, conosciamo tutti i numeri della maggioranza che peraltro non si è dimostrata particolarmente brillante.

La storia insegna che nei momenti di crisi la gente tende a risparmiare non sapendo cosa possa succedere domani. Questo determina necessariamente un rallentamento nell’economia e soprattutto una crisi di liquidità. Senza liquidità le aziende si fermano, gli stipendi non vengono pagati, e la spirale recessiva accelera.



La soluzione classica sarebbe un innesto di liquidità che prima dell’euro veniva compiuto dalla Banca centrale, ma abbiamo ben chiaro che il sistema europeo non lo consente e soprattutto non intende consentirlo. Una Italia debole fa molto comodo a questa Europa. Abbiamo sperimentato in queste settimane quanto l’unione europea, che lo ricordo è l’evoluzione del primo accordo economico franco-tedesco sul carbone e l’acciaio, ed ha pertanto una vocazione genetica a difendere gli interessi di questi paesi, ha una posizione estremamente ostile all’Italia.

Gira in rete la storiella di un turista che arriva in città, dà una caparra di 100 euro ad un albergatore, che usa i soldi per saldare il suo debito con il macellaio, che li usa per pagare il suo debito di 100 euro con l’allevatore di maiali, il quale così paga il suo debito di 100 euro con il fornitore di mangimi, che paga il suo debito di 100 euro con una prostituta, che paga il suo debito di 100 euro con l’albergatore. Il turista nel frattempo aveva deciso di andare via e l’albergatore restituisce lui la caparra con i 100 euro avuti indietro dalla prostituta.

Grazie all’innesto di liquidità di 100 euro tutti hanno potuto sdebitarsi, l’iniziale prestatore ha recuperato i suoi soldi; ed il sistema da malato diventa sano a costo zero.

Ovviamente è una storiella, ma credo aiuti a capire molto bene la funzione del denaro quale oggetto di scambio, e quindi strumento utile a fare circolare l’economia.

Va capito adesso che il problema immediato e che potrebbe generare più morti e complicazioni del coronavirus è una economia asfittica che spinga la gente a non spendere e a non pagare i propri debiti.

Il presidente delle Regione ha recentemente deciso di attivare le prerogative dell’Articolo 31 dello statuto avocando a se la gestione dell’esercito e della polizia per garantire la sicurezza in Sicilia, cosa che avevo in qualche modo auspicato e suggerito qui.

Ovviamente non ho la presunzione di pensare che mi abbia letto e meno ancora che leggendomi potesse decidere di ascoltarmi, ma sono convinto che nel nostro statuto ci siano molte soluzioni e che le idee siano come il denaro, sono utili se circolano, e magari a forza di circolare finiscono nelle mani di chi può usarle.

Anche sul fronte della ripresa economica la Sicilia avrebbe una sua possibilità concessa dallo statuto per uscire dalla crisi economica passata e da quella nella quale stiamo per entrare. E così essere un modello anche per altre regioni che non dispongono dei nostri strumenti ma che potrebbero rivendicarli.

Prima di spiegare l’idea vi parlerò brevemente del Sardex. Il Sardex è una piattaforma di scambio nata in Sardegna, ed oggi studiata in molte università. Il Sardex in pratica è un circuito di scambio interno tra associati, che scambiano servizi tra loro in cambio di crediti spendibili all’intero della rete. Dal momento che questi crediti non sono convertibili in moneta circolante al di fuori della rete e non danno interessi chi ha crediti non ha interesse ad accumularli ma a spenderli, e quindi la liquidità interna del circuito è molto alta.

Il Sardex in pratica è una moneta complementare limitata all’uso di scambio di servizi tra aziende, da poco si è aperta anche a privati. Il Sardex funziona da anni ha oltre 4000 associati e si regge su un principio molto semplice: le imprese hanno interesse ad onorare i crediti dentro il sistema perché cosi facendo sono certi di potere spendere i propri. Il Sardex peraltro prende ispirazione dal Wir un sistema nato in svizzera nel ‘34 a seguito della crisi economica del ’29 e che oggi conta 62.000 associati ed un capitale circolante equivalente a circa 3 miliardi di franchi svizzeri.

Nell’art. 41 del nostro statuto è custodita una soluzione interessante, l’articolo 41 peraltro è operativo (a differenza del 31) perché non ha bisogno di norme attuative statali. L’articolo 41 consente alla Regione Siciliana di concedere prestiti interni.

I più grandi tra noi ricorderanno la crisi economica degli anni ’70 nella quale la banca centrale italiana per motivi di inflazione non poteva emettere monete. Il sistema bancario sopperì al problema mettendo in circolazione miniassegni circolari di 100 e 200 lire. I mini assegni non erano moneta, ma crediti delle banche che li emettevano, è stato stimato che furono emessi assegni da 835 istituti di credito per un ammontare complessivo di 200 miliardi di lire. La stampa di questi miniassegni fini nel 1979 quanto la banca centrale fu in condizione nuovamente di produrre monete.

Per tornare all’esempio della prostituta è come se fosse venuto un turista in Italia ed avesse lasciato una caparra di 200 miliardi per 10 anni. E l’avesse ritirata dopo dieci anni senza interessi. Non è necessario essere economisti per comprendere che è stato molto conveniente per il sistema economico nazionale.

Mettiamo insieme tutte queste informazioni. Una strada che potremmo percorrere immediatamente è quella di una moneta complementare, che piuttosto che contare sulla fiducia autoindotta del sistema come fa il Sardex, difficile da costruire in tempi brevi, tenuto conto anche della genetica diffidenza di noi siciliani, potrebbe contare sulla garanzia della Regione che potrebbe utilizzare come strumento un prestito come previsto dall’articolo 41.

A questo proposito esiste una proposta sul campo, del prof. Costa di Siciliani liberi. L’idea, secondo me geniale, è che la Regione Siciliana emetta un titolo obbligazionario di 12 miliardi senza interessi, il titolo verrebbe aquisito dall’IRFIS che potrà ripagarlo con obbligazioni per un controvalore di 12 miliardi in cedole di piccolo taglio. Questo chiude a zero il conto economico dell’IRFIS.

E dà alla regione una disponibilità di 12 miliardi, la Regione potrà usare questi titoli per fare fronte a pagamenti a fornitori e per finanziare il rilancio della domanda. Questi crediti potranno essere usati, da parte di imprese e privati, per pagare tasse e tributi agli enti locali e quindi gli enti entrano a tutti gli effetti nel sistema garantendone la stabilità. Questi crediti non saranno convertibili in euro, esattamente come avveniva per i miniassegni degli anni settanta potranno solo circolare.

Un innesto di 12 miliardi di liquidità potrebbe dare una spinta enorme alla ripartenza della Sicilia.

Io personalmente accetterei un pagamento in quota parte in obbligazioni siciliane garantito dalla Regione se potessi usarlo per fare la spesa e pagare i tributi. E penso che il supermercato sotto casa accetterebbe quota parte di questi soldi se potesse usarli per pagare i fornitori, ed in quota parte i dipendenti, ed i dipendenti del supermercato accetterebbero degli incentivi in queste obbligazioni dal momento che possono spenderle dentro il supermercato stesso. E considerando che il problema di sostentamento delle classi più indigenti sarà un problema serio, potrebbe essere quello un modo facile per avviare questo innesto di liquidità.

La cosa straordinaria è che non ci costerebbe assolutamente nulla. Sarebbe un prestito che un turista speciale farebbe alla Sicilia per consentire a tutti di pagare i nostri debiti e ripartire.

Quel turista siamo noi stessi.

Il sistema è a base volontaria, aderirà chi vuole, ma è evidente che chi aderisce ha solo vantaggi, e presto o tardi sarebbe uno strumento molto diffuso.

Mia personale convinzione è che stiamo per entrare in una fase difficile nella quale occorre dare corso a creatività e competenze. Non potremo tirarci fuori dal baratro che ci attende se non pensiamo che possiamo farlo solo tutti insieme e se non abbiamo il coraggio di affrontare le questioni in modo determinato, radicale ed innovativo.
Il coronavirus ci offre l’opportunità di un cambio di passo. Cogliamola.

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