L'abbandono e la rabbia di chi vive lo Zen: "Per strada solo discariche, buio e degrado"
L'intervista al presidente di Laboratorio Zen Insieme, Fabrizio Arena: "La violenza non è un'emergenza improvvisa ma frutto dell'assenza prolungata dello Stato"
Stanchezza, rabbia e senso di abbandono. Sono questi i sentimenti condivisi da chi vive quotidianamente il quartiere Zen-San Filippo Neri, delineando un quadro che preoccupa ma al contempo ha una matrice lontana: l’immobilismo istituzionale. Ad utilizzare tale termine è Fabrizio Arena, presidente dell’associazione laboratorio Zen Insieme: l’attuale risultato, secondo il suo giudizio, è dovuto alla mancanza di un progetto reale e ben delineato sul territorio.
«Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma alle conseguenze di un’assenza prolungata dello Stato – sostiene Arena – un’assenza fatta di mancata prevenzione, di degrado lasciato crescere, di segnali ignorati nel tempo».
Le strade del quartiere continuano a rimanere al buio, ad essere piene di cumuli di spazzatura e prive di pattugliamenti costanti da parte delle forze dell’ordine: «Nel 2026, in una paese del G7 – commenta – intere strade dello Zen sono ancora senza illuminazione pubblica. Discariche abusive non bonificate, rifiuti abbandonati anche da chi arriva da fuori e spazi pubblici lasciati al degrado. Piccoli interventi immediati e visibili, come illuminare, pulire e presidiare, non sono stati fatti. Nessun segnale concreto».
Sono passati circa otto mesi dalla strage di Monreale ed è proprio da quel fatto di sangue che l’associazione ha potenziato il dialogo con le istituzioni, richiedendo un supporto concreto anche con progetti a scadenza breve: «Anche solo installare dei lampioni sulle strade sprovviste è un segnale di presenza dello Stato ma nemmeno questo è stato realizzato. Mentre il disagio sociale cresceva nel tempo, non si è investito in prevenzione».
Nel quartiere il clima che si respira è pesante e le tante persone "perbene" che vivono a San Filippo Neri tornano a chiedere sempre la stessa cosa: supporto e presenza.
Lo Zen è tuttora investito da una narrazione di una città che viaggia a due velocità: «Quella che in questi giorni è apparsa su alcuni giornali, intimidazioni ai migranti, messe deserte per paura, traffici di droga organizzati via Telegram non corrisponde alla realtà di tutto il quartiere e contribuisce solo a stigmatizzarlo» sottolinea Arena.
L’associazione Zen Insieme è nata nel 1988 come risposta concreta alle esigenze di una delle periferie più complesse di Palermo. È stata la prima realtà associativa a operare stabilmente allo Zen 2, in un contesto segnato da abusivismo abitativo e marginalità sociale: «La realtà del territorio è anche fatta di associazioni che lavorano ogni giorno per contrastare ogni forma di marginalità: povertà culturale, sanitaria e sociale. Ci impegniamo in attività quotidiane quali l’advocacy, coinvolgendo gli abitanti, organizzando attività sportive, progetti di rigenerazione urbana, un lavoro fondato sulla consapevolezza dei diritti».
Per quanto riguarda i nuovi progetti dell’associazione, spiega Arena, «l’obiettivo è sempre lo stesso, continuare la nostra linea. Oggi la situazione è peggiorata perché al disagio storico si è sommato un abbandono costante dello Stato: quando si lasciano i giovani allo sbando, il disagio aumenta».
Di fronte a fatti che generano paura ed inquietudine, percepite dall’intero territorio cittadino, il presidente di Zen Insieme invita ad una riflessione più profonda: «Ci sono ancora troppi elementi che non conosciamo per comprendere fino in fondo cosa stia accadendo. È forse questa la verità più scomoda del momento: stiamo raccontando un fenomeno senza averlo prima analizzato. Eppure la domanda fondamentale continua ad essere la stessa: quali contromisure sono state adottate fino ad ora?»
«Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma alle conseguenze di un’assenza prolungata dello Stato – sostiene Arena – un’assenza fatta di mancata prevenzione, di degrado lasciato crescere, di segnali ignorati nel tempo».
Le strade del quartiere continuano a rimanere al buio, ad essere piene di cumuli di spazzatura e prive di pattugliamenti costanti da parte delle forze dell’ordine: «Nel 2026, in una paese del G7 – commenta – intere strade dello Zen sono ancora senza illuminazione pubblica. Discariche abusive non bonificate, rifiuti abbandonati anche da chi arriva da fuori e spazi pubblici lasciati al degrado. Piccoli interventi immediati e visibili, come illuminare, pulire e presidiare, non sono stati fatti. Nessun segnale concreto».
Sono passati circa otto mesi dalla strage di Monreale ed è proprio da quel fatto di sangue che l’associazione ha potenziato il dialogo con le istituzioni, richiedendo un supporto concreto anche con progetti a scadenza breve: «Anche solo installare dei lampioni sulle strade sprovviste è un segnale di presenza dello Stato ma nemmeno questo è stato realizzato. Mentre il disagio sociale cresceva nel tempo, non si è investito in prevenzione».
Nel quartiere il clima che si respira è pesante e le tante persone "perbene" che vivono a San Filippo Neri tornano a chiedere sempre la stessa cosa: supporto e presenza.
Lo Zen è tuttora investito da una narrazione di una città che viaggia a due velocità: «Quella che in questi giorni è apparsa su alcuni giornali, intimidazioni ai migranti, messe deserte per paura, traffici di droga organizzati via Telegram non corrisponde alla realtà di tutto il quartiere e contribuisce solo a stigmatizzarlo» sottolinea Arena.
L’associazione Zen Insieme è nata nel 1988 come risposta concreta alle esigenze di una delle periferie più complesse di Palermo. È stata la prima realtà associativa a operare stabilmente allo Zen 2, in un contesto segnato da abusivismo abitativo e marginalità sociale: «La realtà del territorio è anche fatta di associazioni che lavorano ogni giorno per contrastare ogni forma di marginalità: povertà culturale, sanitaria e sociale. Ci impegniamo in attività quotidiane quali l’advocacy, coinvolgendo gli abitanti, organizzando attività sportive, progetti di rigenerazione urbana, un lavoro fondato sulla consapevolezza dei diritti».
Per quanto riguarda i nuovi progetti dell’associazione, spiega Arena, «l’obiettivo è sempre lo stesso, continuare la nostra linea. Oggi la situazione è peggiorata perché al disagio storico si è sommato un abbandono costante dello Stato: quando si lasciano i giovani allo sbando, il disagio aumenta».
Di fronte a fatti che generano paura ed inquietudine, percepite dall’intero territorio cittadino, il presidente di Zen Insieme invita ad una riflessione più profonda: «Ci sono ancora troppi elementi che non conosciamo per comprendere fino in fondo cosa stia accadendo. È forse questa la verità più scomoda del momento: stiamo raccontando un fenomeno senza averlo prima analizzato. Eppure la domanda fondamentale continua ad essere la stessa: quali contromisure sono state adottate fino ad ora?»
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