L’arte cambia il mondo (e la Sicilia): dall'ospedale pediatrico a nuovi spazi urbani
Ci sono artisti, architetti, progettisti e operatori culturali che nell'Isola non si limitano a produrre opere, ma generano trasformazioni reali e premiate. Ve li raccontiamo
Rendering WonderLAD
Ci sono artisti, architetti, progettisti e operatori culturali che in Sicilia non si limitano a produrre opere, ma generano trasformazioni reali. Il loro lavoro incide sui luoghi, modifica lo sguardo, introduce nuove possibilità di futuro. È da queste traiettorie individuali e collettive che emerge un’idea di arte come movimento vivo, capace di mutare, evolversi, farsi paesaggio, riflessione, visione sostenibile.
La pittura di Francesco De Grandi, premiata per l’arte visiva, si muove in questa direzione: un linguaggio che fonde materia e spiritualità, che non descrive ma interroga, lasciando emergere una dimensione profonda del sentire contemporaneo. Accanto a lui, le menzioni speciali a Flaminia Fanale, per il suo lavoro fotografico realizzato al Burning Man, e a Filippo Albamonte, ideatore del Cisrealismo (l'arte tra naturale e virtuale ndr) raccontano due modalità differenti ma convergenti di usare l’immagine come strumento di consapevolezza e di esplorazione dell’invisibile.
Nel campo dell’architettura, il riconoscimento assegnato a WonderLAD di Catania restituisce l’idea di uno spazio dove bellezza e cura si incontrano concretamente. Il centro oncologico pediatrico rappresenta un esempio emblematico di come l’architettura possa farsi atto etico, visione sostenibile, attenzione profonda alla fragilità.
La menzione a Luigi Pintacuda per il progetto "Village 2.0" si inserisce nello stesso orizzonte, proponendo una riflessione sull’abitare contemporaneo e sulle comunità future. Anche la ricerca e la divulgazione diventano strumenti di trasformazione quando riescono a incidere sulla memoria collettiva. Il premio attribuito a Danilo Maniscalco per le sue pubblicazioni sull’architettura siciliana del Novecento riconosce il valore di un lavoro che restituisce dignità, contesto e continuità a una stagione fondamentale della cultura dell’Isola. Tra i progetti culturali, le Officine Bellotti di Palermo si sono imposte come esempio concreto di rigenerazione urbana: uno spazio restituito alla città, capace di attivare relazioni, processi, nuove forme di partecipazione. La menzione a Sabina Zappalà per il video Invisibilia, dedicato al progetto incompiuto di Kenzo Tange per Librino, ha riportato al centro una riflessione potente sull’utopia, sull’incompiuto e sulle possibilità mancate che ancora interrogano il presente.
Non sono mancati premi speciali e omaggi che raccontano una Sicilia capace di intrecciare contemporaneità e memoria: dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina alla Fondazione Palazzo Butera, fino all’omaggio alla Fondazione Igor Mitoraj, che negli anni ha saputo mettere in dialogo arte contemporanea e archeologia nei luoghi simbolo dell’Isola. In tutti questi percorsi emerge un tratto comune: l’arte intesa non come ornamento, ma come responsabilità collettiva, come pratica che genera consapevolezza e apre scenari. Una visione condivisa che riconosce all’arte il compito di amplificare lo sguardo, di produrre senso, di immaginare nuovi equilibri tra etica, estetica, politica e spiritualità.
Solo in questo quadro si colloca il lavoro di relazione e di pensiero che ha tenuto insieme queste esperienze. Alla base, l’idea tenace e visionaria dell’architetto Fabio Alfano, portata avanti insieme alla critica d’arte Annamaria Orsini e all’architetta Cinzia De Luca, da cui è nato il premio “La mia arte per cambiare il mondo”, giunto alla sua seconda edizione e dedicato nel 2025 alla memoria dell’architetto e umanista Iano Monaco. Come ha sottolineato Annamaria Orsini, ideatrice del premio e presidente della giuria, «l’arte è stata intesa come una forma di conoscenza capace di amplificare lo sguardo e di generare un nuovo umanesimo, una “neo-spiritualità” consapevole e circolare, profondamente necessaria nel nostro tempo frammentato».
A fare da sfondo a questo percorso, una rassegna diffusa che tra gennaio e giugno 2025 ha attraversato Palermo e altri luoghi simbolici della Sicilia, coinvolgendo istituzioni culturali, università, ordini professionali e realtà associative: dal Centro Internazionale di Fotografia Letizia Battaglia all’Ordine degli Architetti, dal Polo universitario di Agrigento all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Un movimento silenzioso ma potente, capace di lasciare tracce.
La rassegna, giunta alla terza edizione e dedicata al tema della “nuova spiritualità”, si è conclusa simbolicamente il 21 giugno 2025 al Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo, luogo carico di memoria aperto al dialogo con il presente. Tra i membri della giuria, oltre a Fabio Alfano e Annamaria Orsini, Renata Prescia, Giorgio Filippone, Maria Antonietta Spadaro e Maria Grazia Leonardi. Visto il grande successo e la partecipazione prestigiosa, il progetto, capace di fornire interpretazioni artistiche e architettoniche sostenibili, tornerà anche quest’anno, pronto ad accogliere nuove visioni e nuovi protagonisti. Perché in Sicilia l’arte, intesa come strumento di rinascita, non attende il cambiamento: lo genera, lo plasma, lo rende magicamente possibile.
La pittura di Francesco De Grandi, premiata per l’arte visiva, si muove in questa direzione: un linguaggio che fonde materia e spiritualità, che non descrive ma interroga, lasciando emergere una dimensione profonda del sentire contemporaneo. Accanto a lui, le menzioni speciali a Flaminia Fanale, per il suo lavoro fotografico realizzato al Burning Man, e a Filippo Albamonte, ideatore del Cisrealismo (l'arte tra naturale e virtuale ndr) raccontano due modalità differenti ma convergenti di usare l’immagine come strumento di consapevolezza e di esplorazione dell’invisibile.
Nel campo dell’architettura, il riconoscimento assegnato a WonderLAD di Catania restituisce l’idea di uno spazio dove bellezza e cura si incontrano concretamente. Il centro oncologico pediatrico rappresenta un esempio emblematico di come l’architettura possa farsi atto etico, visione sostenibile, attenzione profonda alla fragilità.
La menzione a Luigi Pintacuda per il progetto "Village 2.0" si inserisce nello stesso orizzonte, proponendo una riflessione sull’abitare contemporaneo e sulle comunità future. Anche la ricerca e la divulgazione diventano strumenti di trasformazione quando riescono a incidere sulla memoria collettiva. Il premio attribuito a Danilo Maniscalco per le sue pubblicazioni sull’architettura siciliana del Novecento riconosce il valore di un lavoro che restituisce dignità, contesto e continuità a una stagione fondamentale della cultura dell’Isola. Tra i progetti culturali, le Officine Bellotti di Palermo si sono imposte come esempio concreto di rigenerazione urbana: uno spazio restituito alla città, capace di attivare relazioni, processi, nuove forme di partecipazione. La menzione a Sabina Zappalà per il video Invisibilia, dedicato al progetto incompiuto di Kenzo Tange per Librino, ha riportato al centro una riflessione potente sull’utopia, sull’incompiuto e sulle possibilità mancate che ancora interrogano il presente.
Non sono mancati premi speciali e omaggi che raccontano una Sicilia capace di intrecciare contemporaneità e memoria: dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina alla Fondazione Palazzo Butera, fino all’omaggio alla Fondazione Igor Mitoraj, che negli anni ha saputo mettere in dialogo arte contemporanea e archeologia nei luoghi simbolo dell’Isola. In tutti questi percorsi emerge un tratto comune: l’arte intesa non come ornamento, ma come responsabilità collettiva, come pratica che genera consapevolezza e apre scenari. Una visione condivisa che riconosce all’arte il compito di amplificare lo sguardo, di produrre senso, di immaginare nuovi equilibri tra etica, estetica, politica e spiritualità.
Solo in questo quadro si colloca il lavoro di relazione e di pensiero che ha tenuto insieme queste esperienze. Alla base, l’idea tenace e visionaria dell’architetto Fabio Alfano, portata avanti insieme alla critica d’arte Annamaria Orsini e all’architetta Cinzia De Luca, da cui è nato il premio “La mia arte per cambiare il mondo”, giunto alla sua seconda edizione e dedicato nel 2025 alla memoria dell’architetto e umanista Iano Monaco. Come ha sottolineato Annamaria Orsini, ideatrice del premio e presidente della giuria, «l’arte è stata intesa come una forma di conoscenza capace di amplificare lo sguardo e di generare un nuovo umanesimo, una “neo-spiritualità” consapevole e circolare, profondamente necessaria nel nostro tempo frammentato».
A fare da sfondo a questo percorso, una rassegna diffusa che tra gennaio e giugno 2025 ha attraversato Palermo e altri luoghi simbolici della Sicilia, coinvolgendo istituzioni culturali, università, ordini professionali e realtà associative: dal Centro Internazionale di Fotografia Letizia Battaglia all’Ordine degli Architetti, dal Polo universitario di Agrigento all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Un movimento silenzioso ma potente, capace di lasciare tracce.
La rassegna, giunta alla terza edizione e dedicata al tema della “nuova spiritualità”, si è conclusa simbolicamente il 21 giugno 2025 al Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo, luogo carico di memoria aperto al dialogo con il presente. Tra i membri della giuria, oltre a Fabio Alfano e Annamaria Orsini, Renata Prescia, Giorgio Filippone, Maria Antonietta Spadaro e Maria Grazia Leonardi. Visto il grande successo e la partecipazione prestigiosa, il progetto, capace di fornire interpretazioni artistiche e architettoniche sostenibili, tornerà anche quest’anno, pronto ad accogliere nuove visioni e nuovi protagonisti. Perché in Sicilia l’arte, intesa come strumento di rinascita, non attende il cambiamento: lo genera, lo plasma, lo rende magicamente possibile.
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