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La denuncia e gli anni sotto scorta: Natale Giunta racconta la voglia di ricominciare

Lo chef di Termini Imerese, arriva nelle librerie con "Io non ci sto", la biografia scritta con Angelica Amodei per Rai Libri in cui racconta la sua ribellione contro la mafia

Balarm
La redazione
  • 30 marzo 2021

Lo chef Natale Giunta

Quaranta anni appena compiuti e, alle spalle, una vita intera dedicata a costruire la sua carriera e le sue aziende attive nel settore della ristorazione e dell’organizzazione di grandi eventi.

Lo chef Natale Giunta, originario di Termini Imerese in provincia di Palermo, deve tutto alle donne di famiglia, nonna, mamma e zie, che era solito frequentare dopo la scuola e che gli hanno insegnato ad amare e praticare l’arte della cucina.

Oggi, è uno degli chef più conosciuti in Italia, anche grazie al programma televisivo, "La Prova del Cuoco", trasmesso da Raiuno, dove è stato parte del cast dal 2005 al 2020. Dal 2020 fa parte del cast di "Detto Fatto" su Rai Due, condotto da Bianca Guaccero.

E adesso, lo chef arriva anche nelle librerie con una sua biografia scritta con Angelica Amodei per Rai Libri in cui racconta la sua denuncia al pizzo e la ribellione contro la mafia, gli anni sotto scorta, la paura e la voglia di ricominciare.



"Io non ci sto" è infatti il titolo del libro, edito da Rai Libri, e già in vendita nelle librerie e negli store digitali.

In quest’ultimo difficile anno di pandemia, Natale Giunta non ha gettato la spugna. Anzi si è rimboccato le maniche e, mettendosi a confezionare lui stesso le pietanze che uscivano dalla sua cucina, ha organizzato un capillare sistema di consegna a domicilio per portare i suoi piatti in tutto il mondo.

Si è reinventato e ha trovato una strada alternativa per non andare a fondo. Che fosse un uomo dotato di tempra e coraggio, d’altronde, lo aveva già dimostrato nel 2012, quando ha denunciato i mafiosi che erano venuti a chiedergli il pizzo.

«Io dovevo fare il mio dovere - ha dichiarato -. Non volevo avere paura, ma avevo paura. Per la prima volta nella mia vita. “Vedrai che tra poco cambierai idea”, mi avevano detto quella mattina. Mai, neanche per un solo istante, ho pensato di farlo».

Si è rifiutato di pagare, «perché il permesso di aprire un ristorante va chiesto allo Stato e non alla mafia» ed è andato a denunciarli. Alla denuncia sono seguite quindi le intimidazioni, e anche quando i suoi estorsori sono stati arrestati, le minacce non sono finite, tanto che Giunta è stato messo sotto scorta.

La sua storia è quella di un uomo che ha reagito, che non si è arreso al ricatto della malavita e ha continuato a fare il suo lavoro, nella sua terra.

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