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La diabolica famiglia Beccadelli che diede il nome a piazza Bologna (o Bologni?)

Una storia, anche attuale, di politica, potere e soldi in mano a una famiglia: controllava le principali attività della città e piazzava amici e parenti ai vertici delle istituzioni

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 7 marzo 2019

La lapide della chiesa della Nunziata (non esiste più) vicino piazza San Giorgio dei Genovesi

Da alcuni anni, uno dei quesiti che fa discutere i palermitani riguarda una delle piazze del centro storico. Tanta gente, infatti, si chiede: si dice piazza Bologna o Bologni?

In realtà la famiglia che diede origine alla denominazione di questa piazza si chiamava Beccadelli e proveniva da Bologna. Il nome della città d’origine, in seguito, fu assunto come cognome dai discendenti, spesso volgarizzato in "Bologni".

Alla famiglia Beccadelli appartennero Antonino Beccadelli detto il “Panormita”, precettore del re Alfonso V di Napoli ed anche Simone da Bologna, Arcivescovo di Palermo, eletto il 24 marzo del 1477.

Nel 1517, a causa di tragici avvenimenti che sconvolsero la città, i Beccadelli o Bologna/i, si arricchirono e riuscirono ad acquisire i posti più prestigiosi sbaragliando con una sottile astuzia tutti gli avversari.

Durante la rivolta del 23 luglio del 1517, Gianluca Squarcialupo, patriota che sognava di realizzare la Repubblica siciliana, si pose a capo di una sollevazione popolare contro il malgoverno spagnolo: per questo motivo il Vicerè fu costretto, per salvarsi la vita, a fuggire via mare rifugiandosi a Messina.

La rivolta assunse toni drammatici: i giudici dell’Alta Corte, Nicolò Cannarella e Giovan Tommaso Paternò, furono uccisi e gettati da una finestra dello Steri, i loro corpi furono straziati dal popolo. Il Maestro Razionale fu inseguito per le vie della città, poi barbaramente evirato ed infine ucciso.

Priamo Cappoccio, un altro giudice, si nascose dentro la casa di una donna ma fu scoperto, trascinato per strada fu percosso fino alla morte.

Le potenti famiglie che comandavano la città, su tutte i Beccadelli (Nicolò detto Cola ed il fratello Francesco, cugini di Squarcialupo) e gli Imperatore, temendo il peggio, proposero allo Squarcialupo una mediazione e chiesero un incontro per un deliberare un nuovo assetto del Governo cittadino.

Tale incontro fu fissato l’8 settembre 1517 nella chiesa dell’Annunziata (non più esistente). Qui assassinarono lo Squarcialupo ed i suoi compagni più fedeli.

Da questo momento in poi l’ascesa politica e quindi economica della famiglia Beccadelli ebbe un’impennata.

Francesco Beccadelli diventò Tesoriere del Regno, il fratello, Don Cola, si assicurò il controllo delle principali attività economiche della città: l’Ufficio Portulano e la Sacrezia di Palermo (amministrazione dei beni e l'esazione dei tributi), presiedette la Commissione per l’appalto delle gabelle e diventò il controllore per l’erogazione dei prestiti a favore di baroni, Comuni, Monasteri e cittadini facoltosi che avevano bisogno di denari, per pagare i debiti che avevano accumulato.

Erogava facilmente i prestiti pretendendo delle obbligazioni capestro che quasi sempre non potevano essere pagate e dietro una rendita annuale.

Ciò gli permise di ottenere un reddito di mille onze all’anno e l’acquisizione di molti beni da coloro che non erano in grado di pagare.

Il potere economico dei due fratelli aumentò vertiginosamente. Francesco Beccadelli iniziò, inoltre, la scalata per acquisire a poco prezzo i feudi de nobili ribelli che si erano schierati con Squarcialupo.

Non contenti, piazzarono parenti e amici ai vertici delle istituzioni laiche d ecclesiastiche della città: l’Ospedale Grande, il Monte di Pietà, l’opera Navarro, le Compagnie e le Confraternite più prestigiose.

Questo articolato sistema di potere, si estendeva oltre il Regno di Sicilia e raggiunse anche la corte spagnola. Per riconoscenza, il Re Carlo d’Asburgo, con privilegio del 22 Ottobre 1518 e con altro del 30 Luglio 1519, Carlo V d'Asburgo concedesse ai fratelli Beccadelli di poter liberamente esportare zucchero dal Regno.

La famiglia Beccadelli, fu in quel secolo la più potente della Sicilia. Oggi, quell'infelice tentativo di riscossa cittadina e l'assassinio dello Squarcialupo è ricordato in una lapide murata alla base del campanile della Chiesa della Nunziata (non più esistente), nei pressi della piazza San Giorgio dei Genovesi.

Di contro, non tutti conoscono la storia della famiglia “Beccatelli”. Riamane soltanto la famosa disputa: se di dica piazza Bologni o Piazza Bologna, intanto, leggi l'interessante storia dello spazio.

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