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La montagna è terapeutica: adesso in Sicilia i malati oncologici si riabilitano (anche) ad alta quota

La montagnaterapia approda per la prima volta sull'isola con dieci percorsi. Un progetto che interessa anche le scuole per supportare i ragazzi segnati dal lockdown

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 25 marzo 2021

Una giornata di montagnaterapia per la riabilitazione dei malati oncologici

Che la montagna faccia bene è noto e oggi è da intendersi a tutti gli effetti come una vera e propria terapia. Diverse le patologie che possono pregiarsi dell'ausilio della montagna per la loro cura e per la riabilitazione dei pazienti, come ad esempio dei malati oncologici.

A Erice il Club Alpino Italiano (C.A.I.), in collaborazione con l'Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani e con l'Associazione Registro Tumori, seguendo le linee guida emanate da una apposita commissione medico-scientifica istituita presso la sede centrale del CAI di Milano, porta per la prima volta in Sicilia la "montagnaterapia".

Non si tratta di una semplice passeggiata nel bosco ma di un percorso terapeutico riabilitativo che viene studiato ad hoc e calibrato sulle caratteristiche dei pazienti fortemente provati dalle patologie tumorali che sfrutta le risorse della natura per il loro benessere.

Praticata da diversi anni per iniziativa del CAI centrale, la montagnaterapia approda per la prima volta sull'isola con dieci percorsi sul monte Erice, rivolti in particolare ai pazienti oncologici.



L'obiettivo, nella fattispecie del progetto avviato che ha già visto un percorso di prova e uno ufficiale e che sarà seguito da un calendario di appuntamenti nel corso della primavera, è quello di ridurre lo stress psicofisico dovuto alla chemioterapia.

«La montagnaterapia consente di portare questi pazienti nell'ambiente naturale - spiega Vincenzo Fazio, presidente della sezione CAI di Erice - dove ricevono molti stimoli sensoriali, visivi certo, come la bellezza dei paesaggi, il verde, gli alberi, le foglie ma anche olfattivi con tutti i profumi del bosco».

A questo, si sommano dei momenti di terapia di gruppo seguiti da psiconcologi e da medici che associano pratiche di medicina orientale come il "Qi gong". «Lo scopo è sollevare i pazienti dall'interiorizzazione della malattia e aiutarli a recuperare l'equilibrio psicofisico. La cosa straordinaria che abbiamo notato è che la mattina quando arrivano, e noi come accompagnatori CAI li introduciamo al percorso, li vediamo spaventatissimi, in stato d'ansia e forte stress. Poi invece pian piano si sciolgono e alla fine la sera sono di buonumore, molto felici dell'esperienza.

Sono percorsi progettati da un gruppo di lavoro - continua Fazio - che ha individuato anche le location che devono rispettare determinati requisiti, devono essere luoghi in cui l’aria è molto salubre. Poi nella scelta degli itinerari sono molto importanti i momenti di foresta terapia che hanno dietro approfonditi studi botanici e sono pensati a ridosso di boschi che hanno essenze particolari molto utili alla terapia, come il caso delle leccete. Erice poi, con la presenza delle saline sotto il versante del monte, rappresenta una situazione molto particolare dal punto di vista microclimatico».

Il CAI quindi studia gli itinerari dal punto di vista ambientale, mentre l’ASP mette a punto il protocollo di lavoro terapeutico riabilitativo a seconda anche della tipologia dei pazienti. Dietro c'è un lavoro di ricerca. La sezione di Erice, in rete con altre 80 sezioni del CAI in tutta Italia, sta testando con questo progetto pilota un metodo scientifico sulla montagnaterapia.

Tutti i pazienti, prima di essere introdotti ai percorsi, vengono sottoposti a una serie di test psicometrici e di qualità della vita, seguiti sempre dalla commissione medico-scientifica, che misurano lo stress e che poi alla fine, in fase di debriefing, vengono ripetuti per capire l’efficacia della terapia.

Il progetto è iniziato con i pazienti oncologici ma l'intenzione è quella di far approcciare alla montagnaterapia anche altre tipologie di pazienti. Nel nord Italia è stata sperimentata su diabete e malattie cardiovascolari, in generale risulta molto adatta come terapia riabilitativa anche per problemi di tipo psichiatrico e psicologico.

Ma il progetto interessa anche le scuole, con i dirigenti scolastici interessati a declinare questo tipo di percorsi per i ragazzi segnati dal lockdown e dalle restrizioni dettate dall'emergenza sanitaria.
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