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La musica come "resistenza" alla mafia: dal Molise una canzone per le sorelle Pilliu

Il progetto di due ragazzi di Campobasso e la loro canzone "Piazza Leoni (Non dimenticare)" dedicata alle sorelle Maria Rosa e Savina Pilliu che hanno detto "no" agli interessi mafiosi

Anna Sampino
Giornalista
  • 9 aprile 2022

Giole Di Tommaso (Joele), Savina Pilliu e Angela Mignogna (Zanze)

«Contro chi non ci vuole difendere, contro un mondo voltato di schiena c'è chi ci fa onore ma poi non si schiera, non dimenticarmi, aspetta, resistiamo mano a mano». Resistere: non c'è parola migliore per esprimere gli oltre 30 anni di battaglia di Maria Rosa e Savina Pilliu, le "sorelle coraggio" di Palermo. La frase parla di loro e del loro esempio di resistenza civile al potere mafioso e alla logica della sopraffazione. Si intitola "Piazza Leoni (Non dimenticare)", la canzone scritta e cantata da due ragazzi di 22 anni di Campobasso, Gioele Di Tommaso e Angela Mignogna, in arte Joele e Zanze.

Giovanissimi, amano la musica e sono certi che sarà il loro futuro. Joele, studente al Conservatorio di Benevento, insegna canto e Zanze, studentessa universitaria di Scienze Motorie, sogna di fare la cantante. Ma la passione civile, quella la sentono già forte. Per loro la musica è soprattutto comunicazione e impegno civile. Non a caso, si conoscono durante un contest nazionale di musica contro le mafie.
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Quando in un servizio televisivo delle "Iene", scoprono la storia delle sorelle Pilliu capiscono che devono fare qualcosa per aiutare quelle donne, «vittime due volte, della mafia e dello Stato che le ha lasciate sole e non le ha mai tutelate», sottolinea Angela.

«La musica è il nostro strumento, l'unica arma che abbiamo per urlare contro le ingiustizie. Così è nato il progetto di dedicare un brano alle sorelle Pilliu e alla loro assurda storia. Abbiamo deciso di resistere con loro, perchè è una storia che tocca tutti noi e che ci riguarda. Sono il simbolo di come il potere mafioso può danneggiare chiunque di noi e sconvolgere le nostre vite».

Savina e Maria Rosa (morta l'agosto scorso), due sorelle sarde trapiantate a Palermo, proprietarie di parte di una palazzina in piazza Leoni, di fronte all'ingresso della Favorita. Casette che negli anni Ottanta facevano gola a un costruttore vicino a Cosa Nostra che le avrebbe voluto abbattere per costruire il suo palazzone abusivo. Le due donne rifiutano diverse proposte di acquisto, che dopo i vari dinieghi si trasformano in gesti intimidatori: ricevono bidoni di calce, corone di fiori e persino una bombola di gas.

Intanto il costruttore fa carte false e corrompendo le persone giuste si fa riconoscere proprietario della zona. Iniziano le demolizioni dei piani superiori della palazzina e degli edifici vicini e le case delle Pilliu restano senza tetto, fatiscenti, ma ancora in piedi. Negli anni hanno presentato più di 40 denunce, nonostante tutto hanno sempre resistito senza mai piegarsi. Nel 1992 la loro vicenda arriva sulla scrivania del giudice Paolo Borsellino, con cui riescono a parlare appena qualche mese prima della strage di via D'Amelio.

Nel 2008 il costruttore viene condannato anche per concorso esterno alla mafia. Le Pilliu però non vengono riconosciute dallo Stato come vittime di mafia. Nel frattempo, vincono la causa contro la società di quest'ultimo per il danno patrimoniale subìto: gli vengono riconosciuti 780 mila euro, ma non prenderanno mai un soldo perchè nel frattempo tutto il patrimonio dell'imprenditore è stato confiscato. Alcuni anni dopo, però, arriva la beffa: ricevono una cartella esattoriale di 22 mila e 840 euro notificata dall’Agenzia delle entrate per le tasse sul riscarcimento (che Savina e Maria Rosa non hanno mai incassato).

A supporto delle due donne l'impegno del regista PIF e del giornalista Marco Lillo con il libro "Io Posso - Due donne sole contro la mafia", edito da Feltrinelli, sull'assurda storia delle Pilliu. Grazie ai ricavi delle vendite, i due autori sono riusciti a coprire buona parte della cartella esattoriale.

Adesso resta un progetto ancora più ambizioso: la ricostruzione delle casette delle Pilliu per farne sede di un'associazione antimafia. Un messaggio importante: laddove la mafia distrugge, impegno civile e legalità ricostruiscono. Al sogno dei due autori si aggancia il progetto di Joele e Zanze e della loro "Piazza Leoni (Non dimenticare)": «Attualmente siamo in contatto con Savina Pilliu, Pif e Marco Lillo - racconta Angela, Zanze - Lavoriamo affinché i due progetti convergano verso gli stessi obiettivi. Il sogno più grande è sicuramente quello di ricostruire le casette e di vedere riconosciuta Savina come vittima di mafia».

La canzone sarà pubblicata a breve. Ma intanto Joele e Zanze hanno presentato il loro progetto a Palermo, all'Istituto Don Bosco, insieme a Pif, Marco Lillo e naturalmente Savina Pilliu.

«Abbiamo conosciuto Savina al Salone del Libro di Torino e da allora siamo diventati inseparabili. Per noi è come se fosse una nonna. Un esempio di vita importante da seguire - dice Angela - Mi piace pensare che stiamo cercando, provando, pezzo per pezzo fino a trovare l’incastro. Come un puzzle. Questa storia è lotta, è resistenza, è musica, è un libro, è forza del restare uniti di fronte alla prepotenza e alle ingiustizie. Questa storia è una e tante, che si intersecano in un punto preciso: Piazza Leoni, Palermo».
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