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La nave punica di Marsala e Honor Frost: l'archeologa subacquea divenuta leggenda

Approdò in Sicilia, a Marsala, dal Libano in fiamme, dove da anni catalogava e studiava le centinaia di ancore votive in pietra lì deposte dai naviganti. Adesso il Comune le intitola una strada

Jana Cardinale
Giornalista
  • 7 luglio 2021

Honor Frost in un momento di studio per l'assemblaggio dei resti della Nave Punica di Marsala (foto da MarsalaNews)

È considerata, a buon diritto, tra i grandi pionieri della moderna archeologia subacquea. Era infaticabile, e in grado di lavorare, studiare, pubblicare e, fino alla fine, immergersi (pochi mesi prima della scomparsa si era recata in Turchia a festeggiare il cinquantenario del leggendario scavo di Capo Chelidonia).

Autrice di numerosi studi su relitti, siti, ancore antiche, Honor Frost, spenta serenamente all'età di 93 anni, nel 2010, aveva legato il suo nome alla famosa nave punica di Marsala. E oggi la città le dedica un tributo con profonda e rispettosa convinzione. Era certamente la più longeva in attività. Nata a Cipro nel 1917, incarnava lo spirito d'avventura di questo sport. Visceralmente vissuto e praticato sino all'ultimo.

Era approdata in Sicilia, a Marsala, dal Libano in fiamme, dove da anni catalogava e studiava le centinaia di ancore votive in pietra, lì deposte dai naviganti, prima di prendere il mare. Era stato il comandante Diego Bononi a recuperare nelle sabbie di Punta Scario, a nord dell'Isola Lunga dello Stagnone, alcuni pezzi in legno della nave punica: sarebbe stata la più importante scoperta dell'archeologia subacquea del secolo scorso, ancora oggi unica nave da guerra (la "liburna" appunto) mai recuperata.



Nella sua prima intervista rilasciata a Marsala nel 1972, Honor Frost spiegava: «Io sono approdata all'archeologia come subacquea, diventando gradualmente "field-wolker" cioè un tecnico nell'attività esterna, di quello che costituisce il ramo più recente: la ricerca marina. In questo, come in tutti gli altri campi dell'archeologia, lo scavo senza una pubblicazione è una distruzione. Noi archeologi abbiamo la necessità di esaminare i ritrovamenti degli altri colleghi, una scoperta ne spiega un'altra ad infinitum». L’archeologa pubblicò un Rapporto finale degli scavi sugli Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei già nel 1976.

I metodi di prospezione erano tutti da inventare, ed Honor Frost mise a punto e pianificò un protocollo di scavo che solo le moderne tecniche digitali hanno reso così esatte e sicuramente più veloci. Il lavoro dell'archeologa anglo-cipriota non finiva con il recupero dei legni, dei cocci, di qualche anfora, di materiale organico (che ha permesso di capire cosa mangiassero i marinai) di cordami e poche armi: Honor Frost si occupò anche del restauro del legno bagnato, operazione ancor oggi complessa e con metodologie discusse. E così la storia della scoperta, del recupero e della musealizzazione della Nave Punica di Marsala, la prima e unica nave punica da guerra mai ritrovata, si intreccia con le vicende umane e professionali di Honor Frost, che ha seguito, con competenza e passione, tutte le fasi dello scavo e del recupero del relitto.

Già insignita del Tridente d'oro, prima donna ad averlo ricevuto, è stata celebre studiosa di costruzioni navali fenicie: un’archeologa subacquea divenuta leggenda, che agli inizi degli anni 70 ebbe l’indiscutibile merito del recupero e della conservazione della nave datata 241 avanti Cristo, che si era incagliata al largo delle acque di Marsala.

Un progetto avviato nel 1969 e reso possibile solo grazie al supporto fondamentale di Pietro Alagna, Presidente di Cantine Pellegrino, e della storica famiglia del vino siciliano, legata ad Honor Frost da reciproca amicizia, profonda stima e sincero affetto. Fu proprio Pietro Alagna a sovvenzionare il recupero della nave: l'equipe di archeologi inglesi non aveva, infatti, i finanziamenti sufficienti, così Alagna, credendo molto nell’iniziativa, decise di dare il proprio contributo, sia economico che logistico, alla missione.

La famiglia Pellegrino offrì ospitalità a tutto lo staff per diversi anni, rendendo disponibili i locali e le strutture della cantina e della villa privata del Presidente, per la conservazione del legno in vasche di desalinizzazione e per il trattamento con la sostanza plastica Polietilenglicol (PEG) per evitarne la polverizzazione. Il supporto è stato tale che alla fine dell’opera di restauro, durata oltre 13 anni, Honor Frost, diventata poi cittadina onoraria di Marsala, decise di donare ai Pellegrino i calchi in gesso della nave ancora oggi visibili al pubblico all’interno della storica cantina di famiglia a Marsala.

Il tributo, oggi, le giunge dal Consiglio Comunale di Marsala. «Ringrazio tutti coloro che mi hanno suggerito, e spronato, in particolare Cocò Giacalone, ad elaborare la proposta – dice il consigliere Flavio Coppola -. Spero che sia una buona occasione per rilanciare il Museo, che ospita la nave punica, la nave romana e una serie di altri reperti archeologici, e nello stesso tempo per rievocare la storia, dal ritrovamento al recupero, dando merito anche a coloro che, pur se poco conosciuti, hanno dato un notevole contributo per donare alla città questo reperto unico al mondo. Ho colto l'occasione per predisporre il regolamento delle onorificenze per dare giusto riconoscimento anche a chi ha avuto un ruolo sulla scoperta della nave punica, ma non ha avuto il giusto riscontro».

«Trovo che sia un atto doveroso tributare il giusto onore a una studiosa appassionata e tenace che ha dato alla nostra città una riconoscibilità internazionale – dice il marsalese Cocò Giacalone - incrementandone l'offerta turistica, contribuendo al suo sviluppo culturale ed economico. Avevo già lo scorso anno consegnato nelle mani del sindaco Di Girolamo una lettera contenente l'idea e la motivazione e devo dire che aveva suscitato non solo ammirazione ma anche il desiderio di poter dare seguito all'intitolazione.

Spero di poter portare a termine l'omaggio alla signora Frost con la realizzazione di una scultura in acciaio corten, da me progettata, che sintetizza ad arte le sagome della sezione, della prua e del rostro della nave punica, da collocare in una delle aiuole del Lungomare, sullo sfondo delle Egadi, per creare un luogo di memoria che perpetui il valore della scoperta. Ho già i contatti con la Fondazione e con il dottor Pietro Alagna che, sono sicuro, mi aiuterà a realizzare questo mio regalo alla città».

Soddisfatta anche l’assessore alla Cultura, Antonella Coppola, che dice: «La forza delle idee e lo spirito di squadra hanno permesso alla nostra città di onorare la memoria di una illustre studiosa».
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