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La politica scelga e se sbaglia paghi: Ester Bonafede e la querelle sulla nomina alla Foss

Quanto avvenuto alla Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana con la nomina di Ester Bonafede è stata un’antologia dell’esatto opposto dell’arte di esercitare scelte

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 19 giugno 2019

Ester Bonafede

Charlie Brown dice a Linus con tono visibilmente costernato: “Piove sui giusti e sugli ingiusti”. Linus pacatamente risponde: “Tutto sommato mi pare un buon metodo”.

Recentemente il CdA della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana ha nominato Ester Bonafede soprintendente. La nomina è stata oggetto di polemiche in quanto marcatamente politica perché voluta dal presidente dell’ARS. Tra le contestazioni il fatto che il CdA della FOSS disponeva di candidature professionalmente più qualificate a seguito di un avviso pubblico.

La notizia che la nomina sarebbe stata revocata in autotutela dal CdA, deriva dal fatto che la neo soprintendente ha un contenzioso in essere con la Fondazione e pertanto non è compatibile con l’incarico.

Per chi si chiede la relazione esistente tra questa vicenda e Charlie Brown la spiego subito: io credo che lo spoil system sia “tutto sommato” un buon sistema. Credo che occorra restituire alla politica il compito di fare delle scelte, e di conseguenza rispondere delle proprie responsabilità. Come la pioggia cade su tutti bagnando anche i giusti, così la politica deve esercitare la scelta, anche se questa scelta può avere alcune controindicazioni negative.

Chi vince le elezioni e nomina persone sulla base di una appartenenza politica ne assume la responsabilità pubblica. E deve risponderne al momento del voto. Il nominato in questa cornice risponde ad un progetto politico e culturale. Ed i suoi risultati devono essere misurabili dalla collettività. Naturalmente deve sapere andare oltre gli interessi di clientela ed in questo il compito di vigilare spetterebbe proprio a noi elettori ed ovviamente alla politica di opposizione.

Quanto avvenuto alla FOSS con la nomina dell’architetto Bonafede, non me ne vogliano i singoli membri del CdA che non conosco e che sono certamente professionisti altamente qualificati, è stata a mio avviso un’antologia dell’esatto opposto dell’arte di esercitare scelte.

Io stesso su questo blog avevo lanciato provocatoriamente l’idea di una gara internazionale per la selezione del soprintendente. Una provocazione che in pochi hanno compreso, vittime di come siamo del nuovo trend fintamente trasparente della politica che discute stabilmente di vitalizi, scontrini rendicontati e curricula inviati via mail.

In realtà credo che la politica debba tornare ad esercitare il suo ruolo di scelta, associato alla capacità di assumersi la responsabilità per le scelte errate. La politica scelga e se sbaglia paghi.

Il secondo momento critico in questa vicenda è l’avere indicato un amministratore senza avere esercitato, prima di esprimere la nomina, tutte le funzioni di verifica e controllo che sono in capo al CdA stesso. Creando grande imbarazzo all’incaricata, all’ente che certo non esce bene da questa vicenda, e delegittimando la propria funzione di organo di governo non operativo, che espleta una delle sue funzioni principali proprio nella selezione degli amministratori operativi.

Al di là della nomina di questo o quel sovrintendente, per via curriculare o politica, chi scrive ha l’amara sensazione che chi in questo momento storico esercita la funzione della scelta, e non mi riferisco solo alla FOSS, lo faccia un po’ a caso, senza una visione né una progettualità generali, praticamente senza un metodo che possa essere comprensibile e rassicurante.

Lo scambio tra Carlie Brown e Linus è tutt’altro che banale, invita ad una riflessione. Qualunque sia il metodo che scegli può anche avere delle controindicazioni, di quelle devi avere la capacità di assumerti la responsabilità e di risponderne pubblicamente. Ma un metodo serve. Senza metodo non può esservi governo.

Mi viene da pensare a come sarebbe un mondo nel quale la pioggia smettesse di cadere per paura di bagnare i giusti. Sarebbe un mondo senza laghi, fiumi, agricoltura, mare. Sarebbe un mondo fintamente perfetto nel quale i giusti potrebbero rivendicare e godere il diritto di rimanere asciutti.

Noi viviamo in un mondo nel quale la politica ha perso la capacità di prendere decisioni per la paura delle conseguenti responsabilità e paternità. La vicenda della FOSS è solo il termometro di questa assenza. Il dato ad oggi è che la politica non riesce ad esprimere neanche il soprintendente di una orchestra sinfonica.

E con questo vuoto prima o poi dovremo tornare a fare i conti.

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