La resistenza civile ha vinto: dopo 3 notti di presidio riassegnata la casa dello Zen
Alla fine hanno vinto i cittadini e la legalità: i presidi civici a staffetta hanno consentito di proteggere la casa e consegnarla a un'altra famiglia avente diritto
Nella foto, tra gli altri, il prof di Unipa Gioacchino Lavanco e gli assessori comunali Fabrizio Ferrandelli e Maurizio Carta in presidio nella casa dello Zen (foto Facebook)
Da qui, una gara di solidarietà e un presidio civico che ha visto scendere in campo, tra gli altri, l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, i docenti universitari Costantino Visconti e Gioacchino Lavanco, Stefania Petyx, Pino Apprendi. L’obiettivo era dare un segnale forte e chiaro. Chi ha dormito nell’alloggio racconta che la prima notte è stata la più bella: gli abitanti del posto hanno voglia di ribalta. Portavano cibo e caffè e non vogliono più vivere così.
«Le cose che accadono sono diverse: in primis anni e anni di non avere voluto guardare ai problemi dell’assegnazione delle case. Ci sono almeno 2000 famiglie che hanno diritto alla casa, ma non hanno avuto l’assegnazione. Sarebbe stato in passato (e lo è ancora adesso) cominciare una procedura di regolarizzazione», fa sapere il professor di Psicologia di comunità presso l’Università di Palermo, Gioacchino Lavanco.
Insomma, se, allo Zen 2, sono un abusivo e mi si rompe un tubo, non posso chiamare l’Amap per risolvere il problema, ma altri, che non hanno diritto a farlo. Non ho un contratto ufficiale di allacciamento e c’è qualcuno che mi fornisce energia o acqua. Come? In modo illegale.
«Sotto lo Zen 2 – prosegue Lavanco – c’è un labirinto di allacciamento di tubi e fili elettrici illegali. Prima noi legalizziamo questa piazza grigia di soggetti che sono illegali, ma che potrebbero entrare nella legalità regolarizzandoli. C’è una legge nazionale che li tutelerebbe. Il Comune di Palermo, precisiamo, non sta sfrattando nessuno. In questo meccanismo di illegalità, c’è un racket che funziona, si sostituisce allo stato, vende le case (con prezzi che variano dai 10 mila a 25 mila euro) e fornisce servizi. Questo racket prolifera all’interno di un meccanismo di illegalità diffusa».
Un primo passo da fare, per il professor Lavanco, sarebbe quello di chiedere allo Iacp di scendere in campo e alla Regione siciliana di fare una norma transitoria con la richiesta di controlli su chi ha diritto agli alloggi. «Ovviamente – precisa professor di Psicologia di comunità - tutte queste abitazioni non sono usufruibili da altri cittadini. È stato, infatti, creato un mondo di “case popolari”, come venivano chiamate un tempo in modo aggressivo, e chiunque volesse acquistarle, non può farlo perché sono legate a turn over di “soggetti fragili”, che non hanno un reddito e un lavoro».
C’è, poi, una parte della città di Palermo che, quando sente parlare dei problemi allo Zen 2, decide di voltarsi dall’altra parte, quando, in realtà, la vicenda dovrebbe portare tutti a scendere in campo per far cambiare le cose. «Inoltre, c’è la questione della Scuola – conclude Lavanco -. Numeri alla mano, circa il 60% degli insegnanti, ogni anno, è di nuova nomina. Ergo, non c’è una continuità educativa, qualcuno che possa seguire i ragazzi costantemente. Lo Zen, infine, è un posto di enormi progetti, ma è necessario avere servizi».
«Ieri sera (domenica 15 febbraio, ndr), insieme a frate Loris, cappellano del carcere Pagliarelli, abbiamo deciso di recarci allo Zen per incontrare Fabrizio Ferrandelli, Stefania Petyx e gli altri che hanno presidiato l’appartamento – commenta Pino Apprendi - Abbiamo voluto portare la nostra vicinanza: è un modo di confrontarsi con un territorio che ha dimostrato di avere vari problemi. Probabilmente, le istituzioni, nel tempo, non sono state abbastanza presenti. La cosa che mi piace sottolineare è che è stato fatto un gesto di civiltà che non bisogna prenderlo come una sfida a qualcuno, piuttosto è un volere dialogare e dire che lo Stato non si arrende. Non si può consentire che un alloggio dello Stato venga venduto da privati. È una dimostrazione di viltà anche il sostegno che molta gente ha voluto dare: si è avvicinata di giorno e di notte, portando acqua, caffè e cibo».
«Ricordiamo che lo Zen non è l’unica periferia - aggiunge Apprendi -, ne abbiamo tante con diversi problemi che esistono da tempo e ognuno di noi ha delle responsabilità per i vari ruoli che abbiamo ricoperto e ricopriamo. Spero, nelle prossime ore, con la riassegnazione dell’alloggio, che tutto proceda al meglio. La comunità, adesso, deve riunirsi in questi principi emersi: quando c’è bisogno, occorre andare sul concreto».
Una vera e propria forma di "resistenza civile" straordinaria che sembra avere funzionato. L'alloggio è stato assegnato a un'altra famiglia in graduatoria per l'emergenza abitativa, un nucleo familiare composto da due adulti e dei minori. Il sindaco Roberto Lagalla, assieme agli assessori all’Emergenza abitativa Fabrizio Ferrandelli, al Patrimonio e alla Legalità Brigida Alaimo e alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, ha consegnato oggi (lunedì 16 febbraio) le chiavi dell'alloggio.
L’immobile è stato oggetto di interventi di ripristino e messa in sicurezza, con l’installazione di nuove imposte e di un impianto di allarme e videosorveglianza, a tutela della famiglia e del bene pubblico.
Nel corso della consegna, il sindaco Lagalla ha voluto ribadire con fermezza la piena e costante collaborazione istituzionale che ha caratterizzato queste giornate, replicando alle opposizioni che avevano ipotizzato una contrapposizione tra Comune e autorità statali.
«Non c’è mai stata alcuna frattura o conflitto con la Prefettura, la Questura o l’Arma dei Carabinieri. Al contrario – ha dichiarato il sindaco – abbiamo registrato un’azione sinergica, tempestiva e determinata. Le forze dell’ordine sono intervenute in pochi minuti, dimostrando che lo Stato c’è ed è presente. Le polemiche strumentali non trovano riscontro nella realtà dei fatti: la collaborazione tra Comune e istituzioni statali è stata ed è tuttora stretta, leale e decisiva».
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come la mobilitazione delle istituzioni, dell’Università, della Chiesa e della società civile abbia rappresentato un segnale forte per il quartiere: «Essere indignati di fronte a reati che offendono la dignità delle persone e il diritto alla casa è un dovere anche per le istituzioni. Lo Zen non è un ghetto isolato, ma un quartiere della città che merita trasparenza, legalità e presenza concreta dello Stato».
Sulla stessa linea l’assessore Ferrandelli, che ha parlato di «giorni intensi e significativi», nei quali si è registrata una partecipazione attiva e responsabile della comunità: «Quella vissuta in questi giorni è stata una bella esperienza di presidio e dialogo, che ha consentito di creare le condizioni per l’assegnazione dell’alloggio già da oggi. Il nostro obiettivo resta quello di garantire un tetto a chi ne ha diritto, dopo anni di attese e difficoltà. Continueremo a monitorare la situazione e ad assicurare la necessaria sicurezza alla famiglia che da oggi abiterà questa casa».
«Tutto è stato possibile grazie alla staffetta civica dei palermitani, sopratutto quelli dello Zen, che ci sono stati a fianco, che ci hanno supportati e incoraggiati anche tramite la cura, tutta siciliana, fatta di caffè, merende e sorrisi che scaldano i cuori - conclude Ferrandelli -. Adesso vogliamo continuare ad occuparci, insieme, delle tante contraddizioni e problematiche accumulate in 40 anni di abbandono».
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