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La Sicilia vista (e amata) da due toscani: l'ex sindaco di Siena e consorte, turisti dell'Isola da 40 anni

Già sindaco di Monteriggioni per due mandati, e poi di Siena, Bruno Valentini racconta: «Amiamo la Sicilia e la Grecia, che troviamo unite da una matrice comune, e ad anni alterni torniamo regolarmente»

Jana Cardinale
Giornalista
  • 27 luglio 2021

Bruno Valentini e la moglie Cinzia

La Sicilia che incanta. Che si offre e si fa cercare, dagli occhi innamorati di uno "straniero". La Sicilia che resta nel cuore, con i suoi luoghi, i sapori tipici e le immagini che raccontano e lasciano suggestioni. La Sicilia che ammalia e richiama, fino a donarsi completamente.

E quel dono lo si trova nelle descrizioni, condivise con ogni lettore, amico virtuale o curioso, dei tour periodici che di anno in anno, quasi con regolarità, vengono vissuti tra mare e città, per rapire ogni volta un po' più di incanto, da portare via, come ‘provvista’ emotiva per i mesi più lunghi. Non troppo lontano, ma in Toscana, altra terra magnifica, in cui diffondere il bello e il buono che c’è qui. Bruno Valentini è un viaggiatore d’eccezione, che sa respirare la storia che incontra.

Già sindaco di Monteriggioni per due mandati, e poi di Siena, dice: «Vengo in Sicilia da almeno quarant'anni. Amiamo la Sicilia e la Grecia, che troviamo unite da una matrice comune, e ad anni alterni torniamo regolarmente. Quest’anno stiamo visitando il pezzo che va da Messina verso Capo d'Orlando, Milazzo e verso le isole Eolie».



E dell’altro fronte, quello Occidentale, dice: «Trapani e Mozia sono le più belle cose viste. Trapani è una città stupenda. Ci vivrei volentieri, per la dimensione umana che ho visto. Mozia affascina per la sua storia e ci è rimasta impressa la visita fatta grazie a Virginia Aloisi che è una guida turistica ma al contempo un’artista. La poesia con cui racconta la fatica della lavorazione del sale (‘L’uomo di sale’, di Renzino Barbera), suonando il marranzano, per noi è stata toccante. Lei aggiunge un tocco di colore ai sentimenti».

Bruno e la moglie, Cinzia, sono rimasti affascinati da un'altra visita, quella al Castello di Milazzo, dove un artista ha segnato uno spazio raccontando la sicilianità suonando proprio il marranzano e dei versi accompagnando l’espressività con la musica che spiegava la Sicilia con la sua narrazione. E il cibo? Cosa piace a un toscano della Sicilia?

«Qui il pesce si mangia divinamente – dice - ma è vero che lo si può trovare anche in altre zone di mare e costiere. Quello che ci piace di più sono i sapori tipici della terra: le melanzane, la pasta alla norma, e poi le brioches con il gelato e le granite con la panna, per togliere il sapore del sale dopo un bel magno al mare. Non c’è di meglio…».

Insomma, un sorso lungo di Sicilia, per dodici, tredici giorni all’anno, per fare il pieno d’amore e tornare appena possibile. «Ogni due, tre anni, torniamo – aggiunge -. Lo scorso anno, purtroppo, non ci siamo mossi, per via della pandemia». Bruno Valentini, già bancario, adesso in pensione, è stato sindaco di Siena dal 2013 al 2018.

Sotto la sua amministrazione Siena rientrò insieme a Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Matera, nelle candidature finali selezionate dalla giuria internazionale per il titolo di capitale europea della cultura 2019, aggiudicato poi dalla città lucana. Nel dicembre 2014 Siena, insieme alle altre quattro finaliste, ottenne il titolo di capitale italiana della cultura 2015 con il via libera al decreto Franceschini. «Adesso mi godo la vita, e faccio il consigliere comunale – continua – e preparo la strada alle nuove generazioni. Non vedo purtroppo un grande ricambio».

Tanti i luoghi nuovi conosciuti nella recente vacanza in Sicilia, l’ennesima: «Indimenticabile la bellezza nobile di Ispica, della Riserva di Vendicari, e il cratere dell’isola di Vulcano, da dove si domina un magnifico panorama sulle Eolie. E i mosaici di Piazza Armerina. E ancora l’altro panorama, sugli aranceti di Ribera da Caltebellotta».

Degli anni scorsi ricorda unl meraviglioso bagno a Makari. «Ho visto solo dopo la fiction – aggiunge - ricordandomi di quei luoghi. Io e mia moglie ci divertiamo a vedere gli sketch di Teresa Mannino e Giovanni Cacioppo. Ci facciamo delle risate fantastiche». Anche i loro tre figli conoscono la Sicilia. «Sì, sono stati qui, abbiamo trasmesso loro l’amore per quest’isola, che cerco di comunicare anche ad altri, qui a Siena. Cerchiamo sempre di convincere chi non è mai stato qui oppure, quando a volte li incontriamo, i diffidenti a venire».

Archiviata, tutto sommato, la politica, adesso viaggiare resta il suo passatempo prezioso. «Fare il sindaco è un’esperienza complicata. A Siena, poi, ci vorrebbero due sindaci: uno per la città, in generale, e uno per il Palio. Però è impagabile vedere piazza del Campo nel corso di un evento che per noi non è uno spettacolo. Devi essere attento a far funzionare tutto perfettamente… Siamo maniaci dei dettagli».

Cinzia ha gli stessi gusti, e ama in particolare il sole e il mare di qui. Bella la loro descrizione, sui social, dell’incontro a Milazzo con Nino Pracanica, che in uno dei palazzi interni alla fortezza ha la sua bottega d'arte ce he in una ventina di minuti li ha trasportati con l'immaginazione nella Sicilia dei tanti popoli e dei tanti dialetti.

«Pracanica improvvisa ogni volta, a seconda del momento e degli spettatori, cercando di comunicare in forma artistica e poetica la complessità della cultura siciliana, una "nazione" nella nazione. Un vero affabulatore – dice - che vi auguro di incontrare».

Il loro reportage è encomiabile e comprende la "piscina di Venere" a Capo Milazzo, il santuario di Tindari con i laghetti della riserva naturale di Marinella (lingua sabbiosa raggiunta in barca), un tratto di trekking sulle colline di Lipari, il giro intorno a Vulcano, con i vigneti di malvasia, un vecchio faro, una sirenetta scolpita su uno scoglio e poi l’ascesa al cratere.

E alle Eolie c’è anche un albergo elegante, a Canneto, gestito da una senese doc, che ha trasformato la casa paterna del poeta-scrittore Ruccio, dotata anche di una vasca di acqua calda naturale che sgorga dalla collina sovrastante, facendola somigliare ad un Riad marocchino. «Sette isole vulcaniche dove terra, aria, acqua e fuoco compongono un mosaico di bellezza straordinaria ed ininterrotta – dice Bruno -. È stata la mia prima volta alle Eolie e mi sono pentito di non esserci stato prima».
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