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La vita (da sogno) di Silvana Paladino Florio: la nobile che portò Woodstock a Palermo

Una figura femminile che rappresenta un pezzo di storia della Palermo durante il fermento degli anni Sessanta. Vi raccontiamo la storia della "Signora dell'Arenella"

Valentina Frinchi
Freelance in comunicazione e spettacolo
  • 24 settembre 2022

Silvana Cusimano Paladino Florio

Silvana Cusimano, figlia di una delle più grandi famiglie aristocratiche siciliane, classe '39, era figlia di Alberto Cusimano e Maria Teresa Palizzolo di Ramione. Seppur appartenente ad un'estrazione sociale benestante, poco più che adolescente cominciò a militare nell'ambito comunista.

Presto si accorse che le sue vere idee non avevano nulla a che fare con la politica, ma erano ben radicate nel concetto più profondo di socialità. Si rivelò, infatti, come vedremo, una donna energica, generosa, ambiziosa, empatica e intuitiva.

Negli anni '60 diventa una vera "hippy" partecipando alla contestazione di un periodo storico italiano e organizzando il Palermo Pop '70 durato tre anni e passato alla storia. Sposa Cecè Paladino Florio, figlio di Vincenzo Florio, nella cappella privata della dimora della Tonnara Florio all'Arenella, la casa dove andranno ad abitare e in cui ospiteranno negli anni diversi artisti di fama mondiale.
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Cecè Paladino Florio, pioniere della moderna subacquea internazionale la porta in giro per il mondo. Il marito divenne illustre per la messa a punto con le tabelle di decompressione che hanno consentito dagli anni '50 in poi ai grandi subacquei di arrivare in certe profondità senza più limiti.

La prima camera iperbarica è di Vincenzo Paladino Florio ed è stata infatti donata all'Ospedale Civico di Palermo presso il centro di medicina iperbarica.

I due coniugi hanno viaggiato parecchio in Africa e si sono trasferiti in Madagascar dove tuttora esiste la loro casa in riva al mare. Silvana, in Belgio, al Festival Internazionale di Jazz di Comblain la Tour conosce Joe Napoli l'organizzatore italo-americano che in questa località nell'ultimo dopo guerra aveva ricevuto accoglienza scappando dai tedeschi,e qundi dagli anni '50 voleva ringraziare la cittadina belga attraverso dei Festival Jazz per raccogliere fondi utili alla ricostruzione della chiesa del villaggio.

Riesce quindi a fare venire dei grandi jazzisti che in amicizia offrono le loro esibizioni riuscendo a far ricostruire la chiesa belga. Silvana, da spettatrice di uno di questi spettacoli, ha modo di conoscerlo perchè anche lui ha delle origini siciliane, precisamente di San Giuseppe Jato.

Silvana Paladino e Joe Napoli diventano amici, tanto amici che la signora palermitana lo invita nella sua città. Lui si innamora della Sicilia e compie molti viaggi dagli Stati Uniti a Palermo e in uno di questi Silvana gli chiede di organizzare insieme un Festival.

Era il 1968, così Joe Napoli le propone di andare insieme a Woodstock dove lui era uno dei manager. Silvana ha cosi la possibilità, per la prima volta, di respirare l'aria di un grosso evento del genere da dietro le quinte, conoscendo un mondo artistico in una strada che sembrava l'aspettasse.

E così, pensano insieme, di portare un'idea di Woodstock anche in Sicilia! Parte insomma un'organizzazione che darà vita al "Palermo Pop '70" grazie a Joe Napoli che possedeva un ventaglio di contatti di grandi musicisti dell'epoca e a Silvana Cusimano per essere un'organizzatrice locale.

Questa fu un'occasione che vide un grande dispendio di energie al femminile, Silvana Cusimano fu sempre al centro della scena, anche nei confronti delle forze dell'ordine che vollero impedire un certo tipo di assembramento di giovani con varie ideologie nei prati dello Stadio della Favorita.

Durante il concerto scabroso di Artur Brown che esibì una sorta di spoglierello, Brown fu arrestato insieme a Silvana Cusimano da Boris Giuliano, capo della squadra mobile. Nel frattempo la polizia forzava il cancello per fare entrare la folla che stava fuori destando un caos unico e di protesta da parte di chi, invece, il biglietto lo aveva pagato.

Silvana Cusimano dovette vendere un appartamento di sua proprietà per potere rimborsare tutti i biglietti venduti e coprire gli oneri artistici creando un danno economico non indifferente. E anche se le fu intimato di sospendere lo spettacolo, cosa che non accadde, le motivazioni dell'arresto furono proprio quelle di aver posto resistenza alla polizia.

Ma la tenacia di Silvana era infinitamente grande! Per fortuna il Giudice non convalidò il fermo. Silvana Cusimano, a tempo debito, riusci a vincere la causa penale dimostrando di non avere alcun torto a suo carico.

Negli anni '70 il fermento interiore di Silvana Cusimano non si ferma. Infatti la signora apre una Galleria d'arte "Il Paladino" in via Mazzini, una strada in un quartiere a luci rosse, in quegli anni, nel centro di Palermo. Al Paladino vennero realizzate mostre dei maggiori artisiti e pittori dell'epoca. In questo periodo di rinascita e di rilancio della città, Silvana punta le sue energie sulle culture degli altri paesi trasformando la via Mazzini in un vero e proprio "salotto".

Sulla stessa strada Silvana apre pure un negozio dal nome "Il Ciaff", un emporio di articoli di artigianato provenienti da tutto il mondo in un'epoca lontana dalla globalizzazione e grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, opportunità che le avevano consentito di conoscere un certo tipo di artigiani, questi diventarono i suoi fornitori in una Palermo lontana da questa idea di gusto culturale.

In questa sorta di risveglio apre proprio l'attuale glorioso "Di Martino" sottoforma di bar in uno spazio ridotto rispetto a quella che è la nota panineria di adesso. Si aprono quindi le porte ad un nuovo fermento in un quartiere dove per le strade anzichè le prostitute c'erano sedie, poltrone e tanti giovani per i marciapiedi.

Inoltre le case a luci rosse, vengono in poco tempo vendute o affittate ad alcune attività che sposarono questa idea di commercio.

Silvana Cusimano è stata indubbiamente una precursora di quei tempi. E venne il momento glorioso della Fiera del Mediterraneo dove, al padiglione nr. 8, Silvana aveva allestito un ambiente tipico del Madagascar, dello Sri-Lanka e della Somalia.

Stoffe, paglie, legno provenienti dal grande mercato dell'Africa a Palermo. Erano gli anni '80 pieni di giovani, esperienze, curiosità, commercio, idee, e assoluto movimento. Dopo poco tempo fu la volta de "L'Albero del Cotone" il negozio di arredamento in via Isidoro La Lumia.

Altre nuove idee per le nuove case dei palermitani e non solo. E a proposito di salotti Silvana Paladino insieme a Letizia Battaglia e Riccardo Agnello si occupò fattivamente affinchè la via Principe di Belmonte diventasse un'area pedonale. Quello fu un primo cambiamento verso un modo piu' corretto di vivere le strade principali della città.

Contribuì pure all'apertura di nuove radio private a Palermo, anche sempre grazie a Joe Napoli, che divenne una presenza costante in casa Cusimano-Paladino- Florio. Era il periodo in cui veniva liberalizzata la banda Fm con il sorgere delle radio libere.

Joe Napoli, grazie ai suoi accordi con le case discografice, riuscì a fornire alle radio di nuova apertura tonnellate di vinili gratuiti consegnati per la promozione. La prima radio che vide Silvana all'opera e intermediaria fu proprio Radio Arenella.

Fu spesso ospite in questa e in altre radio per parlare dell'arte che aveva portato in giro, per le idee che si era inventata, per gli artisti che aveva accolto. Da buona moglie ha voluto conservare la memoria dei Florio, non solo per l'appartenenza alla famiglia del marito ma per la memoria della sua terra, una storia bella della Sicilia che era stata dimenticata anche per ragioni politiche.

E poichè i Florio rappresentarono i massimi esponenti dell'economia del Sud ma anche di tutta l'Italia, Silvana Cusimano da grande contestatrice inziò un lavoro di ricerca, storia e memoria, opera che stanno continuando i figli ai nostri giorni.

E per tornare alla musica, Silvana Cusimano, si occupò di portare concerti alla Tonnara Florio e precisamente al "Kandiski Florio", musica a casa propria e anche in giro per la Sicilia. Silvana divenne la signora, polo di attrazione, dei più talentuosi palermitani.

Silvana non era alla ricerca di un sogno perchè la sua vita stessa era un sogno. Quando le si poneva questa domanda infatti spesso rispondeva : "ma già sono in un sogno!" Casa sua era sempre piena di giovani che trascorrevano ore insieme a lei. Per apprendere e imparare come si vive una grande passione sempre in testa.

Silvana Cusimano muore il 12 gennaio 2016. Era buddista, e in quanto tale, è stata vestita con un abito bianco, messa dentro una bara aperta, all'interno della sala dei "Quattro Pizzi" della Tonnara Florio dove per due giorni c'è stato un fiume umano di gente per l'ultimo saluto alla grande Silvana Cusimano e ringraziando i figli perchè grazie alla madre, avevano risolto un problema, creato una famiglia, trovato un lavoro.

Silvana era la signora della generosità, quella che aveva un debole per gli altri, spendendo fortune per i meno agiati in Italia, come in Africa. Aveva sposato la condizione di essere empatica, perchè nei panni degli altri voleva stare. Riguardo l'amore Silvana diceva, pensando al mare del Madagascar, che questo era come la sabbia all'interno di un palmo di mano che non doveva essere mai stretta in un pugno.

La sabbia, come l'amore, doveva essere lasciata libera. Se stringi il pugno scappa via, mentre se lasci la mano aperta la sabbia resterà tutta nel palmo della mano stessa.

Mi sono rammaricata di non averla conosciuta di persona, perchè tante sarebbero state le domande che avrei voluto porle, diverse le curiosità che sono sicura mi avrebbe trasmesso.
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