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"Lascio tutto e mi trasferisco in Sicilia": la scelta (di cuore) di un ingegnere spagnolo

Una storia di migrazione al contrario, fatta col cuore. Gerardo Santos, ingegnere industriale di 41 anni, si innamora della Sicilia e decide di mollare tutto e trasferirsi

Anna Sampino
Giornalista
  • 21 febbraio 2022

Gerardo e Laura

Non possiamo scegliere il luogo in cui nascere, è vero, ma possiamo scegliere quello in cui vivere. Il nostro posto nel mondo, quello «dove il cuore batte forte», per usare le parole di una famosa poesia di Alda Merini. Quello per cui si può mollare tutto, anche un lavoro ben pagato e una vita agiata - ma felice a metà- pur di raggiungerlo, perchè solo lì sai che puoi finalmente trovare il tuo equilibrio.

È ciò che ha fatto il protagonista della storia che stiamo per raccontarvi. Lui è Gerardo Santos, ingegnere industriale spagnolo, che da Barcellona, dove lavorava per un colosso dell'industria automobilistica, decide di cambiare totalmente vita per trasferirsi nella "sua" Sicilia, a Palermo.

«La terra dove respiro aria vera e sento calore umano. È qui che ho riscoperto il concetto di vicinato, ormai dimenticato nelle metropoli. A Palermo se sei in difficoltà trovi sempre qualcuno, un tuo vicino, pronto a darti una mano. Non sempre funziona così nel resto del mondo», spiega.



Gerardo ha 41 anni, metà dei quali trascorsi in giro per l'Europa. Nato ad Astorga, nel nordovest della Spagna, nota oltre che per Palazzo Gaudì anche per essere tappa del cammino di Santiago di Compostela. Conseguita la laurea in Ingegneria all'università di León, decide che è il momento di fare esperienze all'estero.

Prima tappa: Dublino, dove lavora come ingegnere nel cantiere di costruzione di un'importante infrastruttura della città, il tunnel di collegamento tra porto e aeroporto. Un lavoro che lo soddisfa professionalmente ed economicamente. «Gli irlandesi sono accoglienti. Avevo creato anche belle relazioni sociali. Stavo bene, è vero, ma non era abbastanza». Dublino non è il suo posto nel mondo: ci resta per 4 anni, dal 2006 al 2010, ma poi ha bisogno di "cambiare aria".

Stavolta si va a Berlino: per lui un'occasione per imparare il tedesco, lingua che ritiene importante (e in effetti così sarà) per il suo lavoro. «Arrivo in Germania senza un lavoro e con zero conoscenza della lingua tedesca. Passo da un impiego a un altro e una volta ottenuta la certificazione linguistica di base, vengo assunto da una multinazionale». Trascorrono cinque anni, e poco più, e anche Berlino inizia a stargli stretta.

Nel 2016 arriva il momento di tornare in Spagna. A Barcellona, grazie al fatto che parla molto bene il tedesco, trova l'occasione lavorativa perfetta: responsabile dell'ufficio qualità di una multinazionale automobilistica. Ed è qui che incontra l'amore: Laura, siciliana, di Marsala. Il suo primo incontro con l'Isola è quindi d'amore. E lo resterà.

Gerardo va per la prima volta in Sicilia nel 2018, quando accompagna Laura che torna a trovare i familiari. Ne resta folgorato e se ne innamora. «Sin da subito ho respirato un'aria diversa, nuova, fatta di piccole cose, ma vere e autentiche. A conquistarmi è stato lo spirito di accoglienza dei siciliani. Puoi ritrovarti a parlare per ore con uno sconosciuto. Se chiedi aiuto trovi sempre qualcuno pronto a dartelo. Tutte le volte che tornavo non volevo mai andare via. Ho presto capito che la Sicilia era il posto in cui volevo mettere le mie radici».

Lo dice alla sua compagna, che però in quel periodo non ha la sua stessa "voglia di Sicilia". Non solo, Laura lavora nel turismo, settore di punta in una città come Barcellona. Poi arriva la pandemia: il Covid ferma tutto. Niente più viaggi, niente più turisti. Il 2020 è l'anno di svolta per Gerardo. La quarantena forzata del primo lockdown è fonte di malessere e stress ma dà alla coppia una spinta in più per provare a cambiare vita. Rispunta la sua proposta: andare dove li porta il cuore, in Sicilia.

Gerardo lascia un posto di lavoro sicuro, ben pagato, e parte. Direzione Palermo. Un salto nel buio. «Una scelta folle», come amici e parenti gli dicevano. «Ci hanno presi per pazzi. Ma cosa andate a fare in Sicilia? Non c'è lavoro. Si vive male. Ci sono tanti problemi». Insomma, lui e Laura ricevono più critiche che incoraggiamenti. Ma vanno avanti verso il loro obiettivo.

«Sono andato oltre e ho seguito cuore e istinto. Mi sono detto, se è davvero così difficile mi rassegno ma non senza prima provarci. E così è stato». Bilancio dopo due anni a Palermo? Gerardo lavora in una grossa azienda di estrazione e lavorazione di salgemma, Italkali. Laura, che è laureata in psicologia, in una cooperativa che si occupa di bimbi con disabilità.

«Adesso siamo più convinti di prima. Abbiamo trovato l'armonia che cercavamo. Una terra dove puoi costruire e mantenere relazioni umane autentiche. Un forte senso di famiglia, amicizia e vicinato. Sì, la Sicilia è il nostro posto nel mondo».
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