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Le "cugine" (rossastre) delle Cave di Cusa: uno dei luoghi meno conosciuti della Sicilia

Le rigogliose campagne castelvetranesi nascondono tesori dall’alto contenuto archeologico. E ogni singolo visitatore dovrebbe provare a viverli intensamente

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 22 gennaio 2023

Cave di Latomie

Le rigogliose campagne castelvetranesi nascondono tesori dall’alto contenuto archeologico. Tracce di un passato ricco e prospero che hanno indicato parte della storia selinuntina.

Uno dei passaggi sconosciuti e poco valorizzati sono le Cave di Latomie.

Non bisogna confonderle con le "celebri" Cave di Cusa site a pochi km dalla cittadina di Campobello di Mazara.

Superato il fiume Modione e percorrendo la strada verso il Filo, alcune centinaia di metri prima di raggiungerla troviamo a destra una trazzera (in lingua sicula) in sterrato.

Essa volge lo sguardo verso un ambiente che dà spazio all'immaginazione. Una lunga passeggiata tra uliveti e agrumeti prima dell’incontro con la civiltà selinuntina.

Già nella metà del Cinquecento, sia Tommaso Fazello che Giulio Filoteo degli Omodei, durante i loro viaggi nella zona occidentale della Sicilia esplorarono questa zona e iniziarono degli studi approfonditi.

Alcune cartine di fine Ottocento evidenziano una mulattiera che iniziava dalla via Errante Vecchia (in lingua tedesca Wer zur Burg, via del Forte) e lambiva le case del Barone, le cave di Latomie, Bagliazzo-Galera scendendo sino alla collina di Manuzza. Rappresentava una delle vie più antiche del territorio castelvetranese.
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Una menzione speciale spetta al baglio Cusa- Amari che si trova lungo il cammino. Rappresenta una delle strutture più grandi dell’intero territorio e posta su una posizione elevata. Dava la possibilità di osservare l’intero panorama della piana di Marinella.

Una costruzione rurale ristrutturata nel 1690 (data riportata all’entrata). Percorsi alcune decine di metri e nonostante la noncuranza del luogo, si e' immersi in un boschetto che porta dritti all’interno le cave. In quel momento prevale il fascino dell’ambiente e inizia la visita. Latomie è uno dei tre complessi usati dai selinuntini e visibili ancora oggi.

La prima utilizzata fu quella della stessa Acropoli e della vicina collina di Manuzza dove si estendeva la città. Poi, quelle di Latomie Landaro dette di Bugilifer o del Barone e infine le Cave di Cusa. La zona di Latomie era sfruttata per la produzione di pezzi di piccola e media taglia.

Infatti si desume dalle poche ma significative tracce di taglio ancora esistenti e dalle affermazioni dello storico Pace. Inoltre è stata importante anche per la produzione delle colonne monolitiche del tempio C e di quello più antico chiamato E1.

Quest’ultimo è sottostante all'attuale tempio E ed edificato pochi anni dopo la fondazione della colonia e costruito con calcare giallastro proveniente da quella zona. La caratteristica calcarea di questa cava è una spiccata connotazione cromatica più tendente all'arancione-rosso invece che al grigio, come nel caso delle cave di Cusa.

Un’altra caratteristica è la minore omogeneità litologica. Ciò è dovuto alla particolare abbondanza di ossido di ferro che, a volte, genera delle vere e proprie chiazze rossastre sulla superficie litica.

La grandezza del luogo è dominata dalla presenza di varie incavature nella roccia, di un tamburo e un enorme blocco a forma di fungo. Sono testimoni della magnificenza storica. Nelle vicinanze sono presenti anche una serie di tombe dalle medie proporzioni che evidenzia il duro sacrificio degli uomini impegnati nei lavori di estrazione.

Descrivere nei minimi dettagli il contesto storico-naturalistico è sempre complicato. I colori, i profumi emanati dalla vegetazione, le emozioni vissute in quei frangenti e la storia archeologica sono sensazioni personali che difficilmente vengono comprese.

Ogni singolo visitatore dovrebbe provare a viverle intensamente, lasciandosi trasportare dalla passione della conoscenza.
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