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Le mille vite di villa Di Napoli: dai reali alla Soprintendenza, sperando non diventi ufficio

Era della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana che però non può mantenerla: passa nelle mani della Soprintendenza (che già ha diversi luoghi, compreso villino Ida Basile)

Balarm
La redazione
  • 17 aprile 2019

La villa Di Napoli a Palermo

La Villa Di Napoli è stata data alla Sovrintendenza ai Beni Culturali in comodato d'uso gratuito: rientra nel patrimonio dell’Orchestra Sinfonica Siciliana sin dal 2007 ma la "Foss" non ha i mezzi per poter garantire la sicurezza.

Nella speranza che possa restare davvero aperta ai cittadini e ai turisti, dalla Fondazione assicurano che la villa seicentesca ospiterà concerti e manifestazioni culturali.

La Sovrintendenza intanto si occupa della conservazione e della gestione del complesso monumentale: la villa, che si trova in via Michele Titone con un secondo accesso retrostante in via Francesco Speciale (fra corso Calatafimi e via Gaetano La Loggia), ha un aspetto imponente e una storia interessante.

Diversi I passaggi di proprietà della villa Di Napoli che prende il nome dal giurista Carlo Di Napoli che ne divenne proprietario nel 1730.

Fra i vari passaggi ricordiamo quello della famiglia Ventimiglia (nel 1505) che trasformò l'edificio in villa rinascimentale e strutturò il giardino "all'italiana".

Del palazzo normanno della prima edificazione non rimane che la torre Alfaina, perchè in periodo tardomedievale la costruzione venne modificata in torre agricola fortificata.

Rimangono anche un piccolo gioiello d'epoca, la Cubola o piccola Cuba, un padiglione per il riposo del sovrano e degli ospiti, la facciata settentrionale - molto bella - con decori in stile barocco e la cappella intitolata a Santa Rosalia che reca bellissimi affreschi di Vito D'Anna.

Tutto intorno il giardino è ancora rigoglioso e, nei pressi della torre Alfaina, è strutturato come giardino "romantico" (o all'inglese).

Nel 1921 la famiglia Di Napoli cedette la villa allo Stato. Dopo vari ed impropri utilizzi, la acquisì la Regione Siciliana. Oggi l'augurio è che si possa trovare un accordo per ridare meritata e gioiosa vita a tutto il complesso.

La Sovrintendenza ai Beni culturali (che come anticipavamo risiede anche all'interno di Villino Ida) farà nel frattempo eseguire tutti i lavori necessari e urgenti per rimuovere i pericoli di rovina.

«La Foss non ha i mezzi per metterla in sicurezza – dice il Presidente Santoro – una volta eliminate le criticità il bene potrà essere restituito alla Foss e utilizzato come sedi di concerti ed altre manifestazioni culturali».

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