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Le mutandine pulite, gli ospedali e la Sicilia: sembra una barzelletta ma è una storia vera

Riceviamo e pubblichiamo un breve racconto tratto da un fatto realmente accaduto: una storia dal sapore tragicomico che inizia con una "fissazione"

  • 21 luglio 2023

Mamma con Bambina

Una fissazione di una mamma che alla fine si rivela lungimirante.

Parte da questa riflessione, tratto da un fatto realmente accaduto all'autrice del racconto, la storia dal sapore tragicomico che stiamo per raccontarvi.

A scriverla è la stessa protagonista, Rosanna Badalamenti, un'insegnante di scuola primaria che si diverte a scrivere poesie e tratti di vita siciliana che estrapola dalla quotidianità passata e presente.

Riceviamo e pubblichiamo, dunque, la sua storia che come lei stessa spiega: "diverte ed unisce tutte le regioni d'Italia".

Buona lettura!

«Quando io ero piccola a mia madre interessava solo che io avessi sempre le mutandine pulite.
Ciao ma' sto andando...
Aspe' un minutu, ti lavasti? Ti mittisti i mutandini pulite?
Non mi chiedeva mai della canottierina o dei calzini. Io cambiavo tutto perché così mi diceva di fare, ma poi rimaneva bloccata solo sulle mutandine.

Ti canciasti i mutandini?
Sì mamma ...ma perché me lo chiedi sempre?
Picchi un si po' sapiri mai, mi rispondeva, na cosa n' atra, ti portano ospitali ca ti succeri quarchi cosa almeno hai i mutandini pulite. (Non si può mai sapere, se ti succede qualcosa e finisci in ospedale almeno hai le mutandine pulite).
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Io francamente non ci volevo andare in ospedale neanche con le mutandine pulite.
Fatto sta che un giorno mi ci ritrovai.

Frequentavo il primo anno delle scuole superiori. Da Misilmeri, il mio paese, mi spostavo in autobus verso Palermo e già per i miei genitori era un viaggione anche se ci sono soltanto 10 km circa, erano sempre preoccupati, più del necessario.

Mia madre dopo la prima domanda:
Ti canciasti i mutandini?
Senza aspettare risposta mi diceva:"Rapiti l' occhi picchi M'palermu è pericoloso cusa' qualcuno ti voli dari caramelle rispunnici no e curri . (Apriti gli occhi perché Palermo è una città pericolosa e se qualcuno vuole darti delle caramelle non le accettare e corri).

Nessuno mai incontrai ad offrirmele e per par condicio non ne offrii neanche io.

Menomale comunque che nessuno sconosciuto mai si permise di offrirmi delle caramelle perché altrimenti avrei dovuto correre ma non so verso dove poichè questo non me lo diceva e menomale pure che le patatine non rientravano nella raccomandazione perché a quelle non avrei potuto rinunciare, ma comunque sia neanche queste mi furono mai offerte.

Le mangiavo insieme alla mia migliore amica anche lei paesana e anche lei avvertita dai suoi.

Ai paesani adulti non veniva mai specificato la scuola che noi ragazzi stavamo frequentando , credo che non lo sapesse neanche mio padre, perché bastava dire: Vaiu a scola m' Palermu, come se ci fosse un'unica grande scuola un unico grande cancello, un unico grande cartello "Scola m' Palermu" che accogliesse tutti noi studenti di paese.

Certamente c'era anche chi sapeva quanti gradini c'erano nelle scale della scuola frequentata dai loro figli, l'anno di costruzione, le materie che i loro figli studiavano e quant'altro.

Dai paesi, da genitori umili, comunque, sono venuti fuori grandi professori, medici, avvocati, grandi menti, anche se ora purtroppo non tutti lavorano in Sicilia.

Andando al discorso, quel giorno sono andata a scuola m'Palermu, si trattava dell'Istituto statale Magistrale "Regina Margherita", certo noi studenti lo sapevamo.

Eravamo stati noi a scegliere la scuola secondo le nostre attitudini, noi in buona sostanza avevamo le idee chiare. Studiavamo perché eravamo noi a volerlo. Almeno la maggior parte.

Quando i genitori si accorgevano che i loro figli non studiavano non li mandavano più a scuola e dicevano loro: "Vatinni a picciotto ca tu scola unni voi e squagghi acquazzina m 'Palermu. Va' nsignati un misteri va' da' . Asinno' arresti fora di cca' e fora di dda'. (Vai ad imparare i mestieri perché tu a Palermo perdi solo tempo)

E non li vedevamo più sopra l'autobus ma a fare gli assistenti nelle parrucchierie, nelle macellerie, nelle falegnamerie, insomma dovevano imparare un mestiere. Io a scuola ero brava, facevo dei temi da 8 e dei compiti di matematica da 1 . Insomma bravina in Italiano, Storia e Filosofia.

Ero monella però, una sana vivacità, beh tanto sana no, mi muovevo in continuazione, chiacchieravo, disturbavo e allora i miei professori mi buttavano fra gli ultimi posti.

Un giorno mentre mi annoiavo perché era stata interrogata una mia compagna che sapeva sempre tutto, una precisina , senza offesa, che riportava dati che secondo me anche i professori avevano dimenticato, mi cominciai a dondolare con la sedia spostandola verso il muro. Noia, noia, noia. Maledetta noia.

Non era come quando ero interrogata io o la maggior parte delle mie compagne che creavamo almeno suspence sul voto (in realtà io non solo quella). Questa ve lo giuro sembrava avesse ingoiato un libro. Anche la prof si annoiava, ne sono sicura, non aveva possibilità di farle domande, spesso guardava l'ora e annuiva col capo .

Che poi io dico: "Ci voli u ventu nchiesa ma no d' astutari i cannili" (Ci vuole il vento in chiesa ma non da spegnere le candele).

Lo dico per discolparmi e ho motivo. Così tra un dondolio e l' altro scivolano i piedi della sedia e finisco per terra. Almeno così mi raccontarono perché io poi svenni e mi ritrovai dentro un' autombulanza con un'infermiera che mi teneva la mano, la quale mi chiese:

Come ti chiami?
Rosanna Badalamenti
Quanti anni hai ?
14
Dove abiti?
A Misilmeri

Non preoccuparti ti stiamo portando in ospedale!
Fu lì che cominciai a piangere come una fontana.

Ma io le mutandine le avevo cambiate ? Non facciamo che giusto quel giorno io non lo avevo fatto?
Non ti preoccupare abbiamo chiamato tua mamma ora sta arrivando. Beddamatri Maria puru a me' matri chiamaru? Consumata sugno. (Mamma mia hanno chiamato pure mia madre? Sono persa)

Le mie mutandine sono pulite pulite? Sono nuove nuove? Ma quali ho messo stamattina?
E cominciai ad agitarmi... Ero disperata... dentro un'autombulanza come avrei potuto controllarle?
Calmati calmati ragazzina sei al sicuro qui!
Come facevo a calmarmi se non potevo controllare le mutandine? E se fossero state sporche come avrei potuto fare? Era la fine per me.

Arrivata in ospedale l'infermiera riferì:
Dottore, la ragazzina sta male, è in stato confusionale, è agitata... ma ricorda l' accaduto.
"Deve fare una TAC"
Disse poi il medico ad un'altra infermiera.

Io volevo solo un bagno, dovevo controllare le mutandine prima che arrivasse mia madre, assicurarmi che fossero pulite e sperare che fossero anche quelle nuove, quelle che andavo a prendere dal cassetto cose pi u spitali quando mancavano dal solito cassetto.

Sì, perché a casa avevamo un comò pieno di pigiami, asciugamani, mutandine, calzini cusa' na cosa n' atra finivamo ricoverati in ospedale. Pensai che mia madre non si sbagliava mai. Che figura stavo facendo?

Ho bisogno urgentemente del bagno.
Non ti chiudere, io sto qui dietro, disse l' infermiera che cercava di calmarmi.
Arrivata in bagno abbassai immediatamente pantaloni e mutandine!
Tirai un sospiro di sollievo!

Potevo rimanere tranquilla in ospedale! Ce le avevo bianche , nuove e pulite!
Uscii trionfante. Sorriso smagliante. Felice.

Signora mi accompagni tranquillamente a fare la TAC, dove mi devo sedere? Qui?
C'era una sedia a rotelle che prima avevo completamente scansato per correre in bagno.

Quando vidi mia madre piangere, quando mia madre corse ad abbracciarmi io subito le dissi:
Mamma un ti scantari iu i mutandini l'aio novi e puliti. (Mamma non ti preoccupare io le mutandine ce le ho nuove e pulite).

Quando a casa poi raccontai tutto a mio padre lui ridendo concluse :
"Si na barzelletta o' papà".
E mi abbracciò».
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