Le relazioni irrisolte e il richiamo della Sicilia: "Le strade sbagliate" di Marta Cantarella
Un libro che si porta addosso il peso delle relazioni dolorose, delle aspettative sociali, della precarietà lavorativa e di un passato familiare complesso. L'intervista
Marta Cantarella
Dopo nove anni nel mondo della finanza, un percorso lontano e apparentemente distante dalla scrittura, l’autrice ha deciso di dare ascolto a quella vocazione coltivata fin dai tempi del liceo classico. «Pubblicare un libro è sempre stato un sogno custodito intimamente», racconta. Un sogno nato tra i grandi classici, il desiderio adolescenziale di diventare giornalista e la fascinazione per le storie di donne capaci di raccontare identità, inquietudini e contraddizioni. Poi la scelta di un percorso "più sicuro": economia, finanza, il lavoro in azienda.
«Per anni ho soffocato quella parte di me», ammette oggi. La scrittura resta ai margini, affidata solo a un blog personale che negli anni cambia forma e vocazione. Fino al 2024, quando arriva l’urgenza di raccontare Vittoria, la protagonista del romanzo. «È partito tutto da lei - spiega -. Quando ho capito che aveva una storia che valeva la pena raccontare, ho iniziato ad ascoltarmi davvero».
La protagonista è Vittoria, è una giovane donna siciliana che vive a Milano e lavora come freelance nel mondo editoriale. Porta addosso il peso delle relazioni irrisolte, delle aspettative sociali, della precarietà lavorativa e di un passato familiare complesso. Attraversa relazioni sentimentali tossiche, si confronta con l’abbandono e con il bisogno quasi disperato di essere scelta e riconosciuta. Il risultato è un romanzo fortemente introspettivo, dove il confine tra autobiografia e finzione si fa sottile.
Non tanto nei fatti, quanto nelle emozioni. «Credo che ogni libro sia un po' autobiografico, anche quando sembra lontano dal vissuto dell’autore», dice. E infatti dentro questa storia ci sono esperienze personali, frammenti di vita, persone amate e ascoltate, dolori raccolti e trasformati in narrazione. Ma Le strade sbagliate non è soltanto un romanzo sentimentale. È soprattutto una riflessione contemporanea sulla fragilità, sullo smarrimento emotivo di una generazione cresciuta tra relazioni liquide, social network e felicità performative.
«La nostra generazione teme l’intimità vera - spiega l’autrice -. È facile condividere il corpo, molto più difficile condividere le vulnerabilità». Cantarella affronta questi temi in modo molto intimo e introspettivo. La sua scrittura lascia spazio alle contraddizioni della protagonista e restituisce con lucidità il caos emotivo di chi prova continuamente a colmare vuoti affettivi. Il libro parla apertamente di dipendenza affettiva, bisogno di approvazione e della difficoltà – soprattutto per molte donne – di sottrarsi a dinamiche che portano ad annullare sé stesse pur di essere amate o riconosciute.
«Molte donne crescono con l’idea di dover accogliere sempre i bisogni degli altri», riflette l’autrice. Una dinamica che attraversa tanto le relazioni sentimentali quanto il lavoro, soprattutto in una generazione schiacciata dalla precarietà professionale ed emotiva. Uno degli aspetti più intensi del romanzo è però il rapporto con la Sicilia. Una terra che non compare come semplice sfondo, bensì come presenza costante, quasi onirica. Vittoria vive tra Milano e Roma, ma la sua identità continua a dialogare con l’isola da cui proviene. La Sicilia per lei è un codice di lettura delle relazioni, del dolore, della memoria.
«Non volevo rappresentarla attraverso i luoghi comuni. Per molti della mia generazione la Sicilia è insieme amore assoluto e opportunità mancate». Nel romanzo emerge infatti quella condizione esistenziale che è comune a tanti giovani siciliani costretti a partire per costruire il proprio futuro. Milano diventa il "nido" della protagonista, uno spazio di sopravvivenza emotiva lontano dalla famiglia e dalle ferite originarie. Una città scelta proprio come si sceglie una possibilità di rinascita.
Ma il richiamo dell’isola continua a riaffiorare nei dettagli: nella cucina, nei ricordi d’infanzia, nel mare ionico, nel simbolismo dell’Etna che accompagna la narrazione quasi come una presenza protettiva. La sicilianità di Vittoria non è folkloristica, ma profondamente emotiva. Sta nella passionalità con cui vive ogni relazione, nel senso radicale di appartenenza, nella difficoltà di recidere davvero il cordone con la propria terra e con la propria famiglia. Il tema della casa attraversa l’intero romanzo in modo ambivalente: rifugio e ferita insieme.
La protagonista cresce in una famiglia non convenzionale, segnata dall’assenza paterna e da un rapporto totalizzante con la madre. Ricorre spesso, nel libro, l’immagine dell’aeroporto e dei saluti al padre, figura distante e sfuggente che segna profondamente l’infanzia della protagonista. Da qui nasce il suo smarrimento emotivo, il bisogno costante di essere scelta, amata, riconosciuta. Un bisogno che la porta a vivere relazioni tossiche e dinamiche di dipendenza affettiva.
Nel libro trova spazio anche la riflessione sul lavoro precario e sulla fuga dei giovani siciliani verso le grandi città. Vittoria lavora nel mondo editoriale da freelance, in un equilibrio instabile che racconta bene le difficoltà della generazione dei trentenni. «Per chi nasce in Sicilia il tema del ritorno è inevitabile», racconta l’autrice.
«Non perché sia impossibile vivere lì, ma perché spesso è più difficile trovare opportunità». Eppure Le strade sbagliate è un romanzo attraversato da una possibilità di rinascita che passa attraverso la consapevolezza. La guarigione, suggerisce Cantarella, non coincide con il dimenticare il dolore, ma con il riconoscere gli schemi che fanno soffrire e scegliere finalmente di interromperli. «Vittoria guarisce quando smette di ricadere nelle stesse dinamiche» spiega. «Quando capisce che proteggersi è un atto d’amore verso sé stessa». Fondamentale nel romanzo è anche il ruolo delle amicizie.
Paolo e Monica, definite dalla protagonista "stelle polari", rappresentano quei legami autentici capaci di riportare alla realtà quando tutto sembra crollare. Un’idea di comunità emotiva che attraversa l’intero libro e che emerge con forza soprattutto nel capitolo “Il rifugio degli animi infranti”, particolarmente caro all’autrice.
Tra le influenze letterarie di Cantarella spicca Luigi Pirandello, definito «un caposaldo esistenziale prima ancora che letterario», accanto alla passione per la grande letteratura russa e francese che ha accompagnato la sua formazione da lettrice “onnivora”. E quando si parla di luoghi dell’ispirazione, il pensiero torna inevitabilmente alla Sicilia.
In particolare a Torre Archirafi, piccolo borgo marinaro in provincia di Catania dove l’autrice ha scritto gran parte del romanzo. «Da una parte il mare dello Ionio, dall’altra l’Etna. È un luogo che ti abbraccia», racconta. Un paesaggio che ritorna anche nel libro attraverso il simbolismo del blu, quel “blu che risana” capace di restituire pace e senso di appartenenza. Parte del romanzo è stata scritta proprio a Torre Archirafi, tra le estati dell’infanzia e il rumore del mare, ma anche durante soggiorni in Grecia e nei ritagli di tempo milanesi.
Il romanzo sarà presentato anche a Una Marina di Libri, il festival dell’editoria indipendente che ogni anno trasforma Palermo in un crocevia di storie, voci e nuove narrazioni. E forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta il senso del libro: una generazione che prova a sopravvivere allo smarrimento emotivo riscoprendo il valore della fragilità, dell’ascolto e delle proprie radici. Anche quando fanno male.
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