Le "Scritture segrete" di Dacia Maraini a Palermo: "Salvare la biblioteca di Niscemi"
La scrittrice in città per presentare il suo libro aderisce all'appello di Stefania Auci per la biblioteca Angelo Marsiano, a rischio dopo la frana, l'intervista a Balarm
Dacia Maraini
Immaginate una grande libreria, abitata da un numero incredibile di volumi, manuali, testi. Tra tanti ci saranno sicuramente libri che non nascono per stare sugli scaffali, ma per aprire porte. “Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola”, l’ultimo lavoro di Dacia Maraini, appartiene a questa categoria rara: è un libro che scava, che ascolta, che restituisce voce a ciò che per secoli è stato sussurrato, nascosto, confinato ai margini. La sua presentazione, il 5 febbraio ai Cantieri culturali della Zisa, si è trasformata in un momento di ascolto collettivo e necessario, all’interno dei grandi eventi organizzati a Palermo dalla libreria Modusvivendi, con l’intervento di Margherita Chinnici, responsabile dell’evento Cre.Zi. Plus.
Al centro, la parola femminile. Non come categoria, ma come esperienza storica, come atto di resistenza. Dacia Maraini parte da una domanda che attraversa tutta la sua opera: dove sono finite le donne che hanno pensato, scritto, raccontato prima di noi? La risposta è un viaggio nella ricerca, ma anche nella scoperta di numerose autrici come: Jane Austen, Virginia Woolf, Elsa Morante, Grazia Deledda, le sorelle Brontë, e tante altre. In Scritture Segrete vengono riportare alla luce voci femminili a lungo dimenticate.
La scrittrice ricorda il primo incontro con una scrittura di donna che le abbia fatto sentire la parola come uno spazio di libertà. «Sì, lo ricordo. Da ragazzina, mi sono nutrita dei grandi scrittori come succede a tutti a tutte, perché quelli sono quelli che vengono proposti. Poi a un certo punto mi sono chiesta, ma è possibile che le donne non abbiano scritto, parlato, raccontato e così ho cominciato a cercare e ho trovato subito per esempio nei conventi, le mistiche che hanno scritto delle cose molto belle anche sapienti e poi ho trovato delle antiche scrittrici che hanno parlato della loro storia, della loro vita. Perché- aggiunge la Maraini - naturalmente alle donne non era dato accesso agli studi, per cui spesso non scrivevano. Da qui, piano piano, siamo arrivati a donne che in qualche modo hanno potuto studiare, tirando fuori così anche la creatività femminile».
In "Scritture Segrete" la lettura e la scrittura non sono mai semplici passioni: diventano strumenti di salvezza o sopravvivenza. Maraini lo racconta con una sincerità che non cerca consolazione, ma verità. «Beh, io penso di sì, ci sono dei momenti, per esempio in cui io ho sofferto di depressione, insomma sono quelle cose che capitano nella vita, si soffre di ansia, non in maniera patologica. Tutti mi dicevo vai da uno psichiatra a prendere le medicine, invece io scrivendo ne sono uscita».
Le donne che attraversano il libro non sono eroine ideali. Sono corpi reali, vite costrette, intelligenze sorvegliate. La loro scrittura nasce spesso di nascosto, nelle pieghe consentite di un mondo che non prevedeva spazio per il pensiero femminile. Per l’autrice c’è più di una scrittrice la cui storia umana e letteraria l’abbia segnata in modo paricolare. «Ho dovuto rendermi conto che molto spesso la loro vita come scrittrici era molto dura, dovevano nascondersi, dovevano carpire una certa libertà di pensiero, di parola, dovevano leggere di nascosto perché non era permesso loro di leggere i libri. Questo mi ha fatto capire tante cose, appunto che la creatività femminile veniva riversata tutta sulla maternità che era l’unica cosa legittima: tutto il resto era arbitrio. Quindi penso che invece le donne hanno avuto sempre delle cose da dire, qualche volta le hanno espresse con le lettere, che rappresentava l’unica forma di letteratura permessa, perciò segreta».
Eppure, da quel silenzio forzato nasce un filo che ancora oggi tiene insieme le scrittrici di epoche diverse. Un legame che non è di genere, ma di profondità. «Una scrittrice, oltre ad essere una testimonianza, è una persona che comunica delle emozioni, etiche ed estetiche, tutte e due. Quando riesce a comunicare, secondo me crea un legame. I legami sono fondamentali, la società è fatta di legami, che possono essere economici culturali, familiari, amorosi, però c’è anche un filo unico con l’intelletto, la conoscenza, e quelli secondo me sono più profondi e molto importanti».
Per secoli le donne hanno letto in silenzio, in spazi marginali. Oggi la lettura non è più un gesto clandestino. Che valore attribuire alla scrittura coma atto gesto intimo e consapevole? «E beh, credo che la scrittura sia oggi, naturalmente dopo l’emancipazione, e le tante conquiste che hanno fatto le donne sui diritti civili, per fortuna non è più una cosa segreta, un’attività segreta. Però allo stesso tempo quando si passa dal mercato dove le donne sono presenti, ormai tante, ancora le donne scompaiono, quindi secondo me esiste ancora una certa discriminazione». Dunque, la discriminazione, avverte Maraini, non è scomparsa: ha solo cambiato forma.
L’intervista si conclude con un tema che riguarda da vicino Palermo e la Sicilia: la memoria. La biblioteca Angelo Marsiano di Niscemi, oggi a rischio, diventa simbolo di una responsabilità collettiva che non può essere rimandata. «C’è una grandissima responsabilità nella memoria che va tramandata attraverso i libri e anche attraverso i ricordi che diventano parte in una cultura locale. I ricordi sono importantissimi, però i libri li conservano ancora più a lungo della memoria di una generazione all’altra, quella vocale, quella dei gesti delle rituali. I libri hanno questa capacità di racchiudere la memoria di un’epoca. Sono importantissimi. Ed io sono molto contenta che Stefania Auci che conosco, che ammiro e che stimo abbia deciso di fare un appello perché secondo me vanno salvati. Si possono salvare. A chi mi dice che i libri non si possono salvare, o magari che salvarli costa troppo, beh, rispondo che vale la pena, vale sempre la pena di investire sui ricordi».
Dacia Maraini, figlia anche di questa terra da parte materna, rappresenta per la Sicilia un orgoglio profondo e vivo. Autrice tradotta in tutto il mondo, insignita di numerosi riconoscimenti - dal Premio Campiello al Premio Strega alla carriera - continua a indicare una direzione controcorrente: quella di una scrittura che non chiede permesso, che non dimentica, che restituisce voce alle donne che per secoli hanno letto e pensato in silenzio. "Scritture segrete" non è solo un libro. È un atto di giustizia poetica. E oggi, più che mai, è una chiamata.
Al centro, la parola femminile. Non come categoria, ma come esperienza storica, come atto di resistenza. Dacia Maraini parte da una domanda che attraversa tutta la sua opera: dove sono finite le donne che hanno pensato, scritto, raccontato prima di noi? La risposta è un viaggio nella ricerca, ma anche nella scoperta di numerose autrici come: Jane Austen, Virginia Woolf, Elsa Morante, Grazia Deledda, le sorelle Brontë, e tante altre. In Scritture Segrete vengono riportare alla luce voci femminili a lungo dimenticate.
La scrittrice ricorda il primo incontro con una scrittura di donna che le abbia fatto sentire la parola come uno spazio di libertà. «Sì, lo ricordo. Da ragazzina, mi sono nutrita dei grandi scrittori come succede a tutti a tutte, perché quelli sono quelli che vengono proposti. Poi a un certo punto mi sono chiesta, ma è possibile che le donne non abbiano scritto, parlato, raccontato e così ho cominciato a cercare e ho trovato subito per esempio nei conventi, le mistiche che hanno scritto delle cose molto belle anche sapienti e poi ho trovato delle antiche scrittrici che hanno parlato della loro storia, della loro vita. Perché- aggiunge la Maraini - naturalmente alle donne non era dato accesso agli studi, per cui spesso non scrivevano. Da qui, piano piano, siamo arrivati a donne che in qualche modo hanno potuto studiare, tirando fuori così anche la creatività femminile».
In "Scritture Segrete" la lettura e la scrittura non sono mai semplici passioni: diventano strumenti di salvezza o sopravvivenza. Maraini lo racconta con una sincerità che non cerca consolazione, ma verità. «Beh, io penso di sì, ci sono dei momenti, per esempio in cui io ho sofferto di depressione, insomma sono quelle cose che capitano nella vita, si soffre di ansia, non in maniera patologica. Tutti mi dicevo vai da uno psichiatra a prendere le medicine, invece io scrivendo ne sono uscita».
Le donne che attraversano il libro non sono eroine ideali. Sono corpi reali, vite costrette, intelligenze sorvegliate. La loro scrittura nasce spesso di nascosto, nelle pieghe consentite di un mondo che non prevedeva spazio per il pensiero femminile. Per l’autrice c’è più di una scrittrice la cui storia umana e letteraria l’abbia segnata in modo paricolare. «Ho dovuto rendermi conto che molto spesso la loro vita come scrittrici era molto dura, dovevano nascondersi, dovevano carpire una certa libertà di pensiero, di parola, dovevano leggere di nascosto perché non era permesso loro di leggere i libri. Questo mi ha fatto capire tante cose, appunto che la creatività femminile veniva riversata tutta sulla maternità che era l’unica cosa legittima: tutto il resto era arbitrio. Quindi penso che invece le donne hanno avuto sempre delle cose da dire, qualche volta le hanno espresse con le lettere, che rappresentava l’unica forma di letteratura permessa, perciò segreta».
Eppure, da quel silenzio forzato nasce un filo che ancora oggi tiene insieme le scrittrici di epoche diverse. Un legame che non è di genere, ma di profondità. «Una scrittrice, oltre ad essere una testimonianza, è una persona che comunica delle emozioni, etiche ed estetiche, tutte e due. Quando riesce a comunicare, secondo me crea un legame. I legami sono fondamentali, la società è fatta di legami, che possono essere economici culturali, familiari, amorosi, però c’è anche un filo unico con l’intelletto, la conoscenza, e quelli secondo me sono più profondi e molto importanti».
Per secoli le donne hanno letto in silenzio, in spazi marginali. Oggi la lettura non è più un gesto clandestino. Che valore attribuire alla scrittura coma atto gesto intimo e consapevole? «E beh, credo che la scrittura sia oggi, naturalmente dopo l’emancipazione, e le tante conquiste che hanno fatto le donne sui diritti civili, per fortuna non è più una cosa segreta, un’attività segreta. Però allo stesso tempo quando si passa dal mercato dove le donne sono presenti, ormai tante, ancora le donne scompaiono, quindi secondo me esiste ancora una certa discriminazione». Dunque, la discriminazione, avverte Maraini, non è scomparsa: ha solo cambiato forma.
L’intervista si conclude con un tema che riguarda da vicino Palermo e la Sicilia: la memoria. La biblioteca Angelo Marsiano di Niscemi, oggi a rischio, diventa simbolo di una responsabilità collettiva che non può essere rimandata. «C’è una grandissima responsabilità nella memoria che va tramandata attraverso i libri e anche attraverso i ricordi che diventano parte in una cultura locale. I ricordi sono importantissimi, però i libri li conservano ancora più a lungo della memoria di una generazione all’altra, quella vocale, quella dei gesti delle rituali. I libri hanno questa capacità di racchiudere la memoria di un’epoca. Sono importantissimi. Ed io sono molto contenta che Stefania Auci che conosco, che ammiro e che stimo abbia deciso di fare un appello perché secondo me vanno salvati. Si possono salvare. A chi mi dice che i libri non si possono salvare, o magari che salvarli costa troppo, beh, rispondo che vale la pena, vale sempre la pena di investire sui ricordi».
Dacia Maraini, figlia anche di questa terra da parte materna, rappresenta per la Sicilia un orgoglio profondo e vivo. Autrice tradotta in tutto il mondo, insignita di numerosi riconoscimenti - dal Premio Campiello al Premio Strega alla carriera - continua a indicare una direzione controcorrente: quella di una scrittura che non chiede permesso, che non dimentica, che restituisce voce alle donne che per secoli hanno letto e pensato in silenzio. "Scritture segrete" non è solo un libro. È un atto di giustizia poetica. E oggi, più che mai, è una chiamata.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




