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Lipari fu galeotta: la passione impossibile (e segreta) tra la figlia del Duce e il partigiano

È rimasta segreta per oltre mezzo secolo la loro relazione; una storia d’amore tra due “sopravvissuti”, riscoperta e raccontata qualche anno fa dal giornalista Marcello Sorgi

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 21 maggio 2022

Edda Ciano

"Mio carissimo e unico comunista vi amo assai". Scrive senza falsi pudori Edda a Leonida nel 1946. Si tratta di uno di quegli strani e bizzarri giochi che il destino a volte si diverte a inventare, perché i protagonisti della travolgente passione esplosa sotto il cielo di Lipari sono il partigiano comunista Leonida Bongiorno e la volitiva Edda, figlia prediletta di Benito Mussolini, da pochi mesi vedova del conte Gian Galeazzo Ciano

È rimasta segreta per oltre mezzo secolo la loro breve (ma intensa) relazione; una storia d’amore tra due “sopravvissuti”, riscoperta e raccontata qualche anno fa dal giornalista Marcello Sorgi nel volume “Edda Ciano e il comunista.

L'inconfessabile passione della figlia del duce” (2009). Il libro si basa sulla corrispondenza dei due amanti, conservata dal figlio di Bongiorno e venuta alla luce grazie alle ricerche del giornalista.
Com’è possibile che solo poco tempo dopo la fine della guerra due persone così diverse, la donna fascista e il partigiano comunista, abbiano potuto innamorarsi?
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Edda, condannata al confino, sbarca a Lipari nell’autunno del 1945. Le hanno risparmiato la vita, ma l’esilio sull’isola è la punizione che merita per la sua profonda fedeltà e il suo innegabile appoggio alla dittatura fascista. Non è certo una vittima la donna che giunge in esilio a Lipari, ma non ha più neppure molto in comune con la ragazza spregiudicata e mondana di un tempo, quella che amava bere, fumare, giocare a poker, flirtare e indossare abiti audaci. Le sono stati sottratti i suoi bambini, suo marito è stato ucciso da meno di 2 anni e sono trascorsi solo 5 mesi dalla morte del padre e dai fatti di Piazzale Loreto.

Edda ha 35 anni, pesa appena 42 chili e il suo unico desiderio è quello ormai di lasciarsi morire; invece proprio al confino, distrutta per aver visto sbriciolarsi la sua famiglia e il suo mondo, incontra Leonida Bongiorno, partigiano scampato alla guerra: sarà la sua ancora di salvezza.

Edda è subito irresistibilmente attratta da quell’uomo affascinante e colto, laureatosi nel 1943 con una tesi sulle isole Eolie. Lui si mette immediatamente a disposizione per ospitarla in una delle case di sua proprietà, evitando che lei venga “gettata in un lurido tugurio” come profetizzato da donna Rachele Mussolini.

Leonida “è bello, alto e dai tratti saraceni - si legge in un articolo de “La Stampa” - sicuro di sé mentre difende il vescovo dall’assalto di alcuni suoi compaesani.”

«Leonida - dice Sorgi – è un comunista ribaldo, un rarissimo caso di alpino isolano, nato nel 1911, alto 1 metro e 85, laureato a Bologna, convinto che, dopo il fascismo, in Italia sarebbe arrivato il socialismo». E’ a capo del Partito Comunista di Lipari ed è erede di una forte e radicata tradizione antifascista: suo padre Edoardo, musicista della banda del paese è noto per aver organizzato la fuga dei fratelli Rosselli quando erano al confino a Lipari.

Edda è una tentazione da cui il partigiano vorrebbe rifuggire ma a cui l’uomo Leonida finisce inevitabilmente per cedere, mettendo a rischio il suo ruolo nel partito e i rapporti con i familiari, i parenti, gli amici. È una relazione complicata quella che lega l’antifascista Bongiorno e la figlia di Mussolini, ancora orgogliosamente fiera del suo essere rimasta fascista; una storia che deve restare segreta anche se nella piccola isola tutti sanno ma fingono di non vedere, nonostante gli incontri degli amanti siano sempre furtivi.

Le notti si susseguono ai giorni e Leonida ed Edda a volte riescono a dimenticare il loro nome, le loro origini e le ideologie politiche. Passeggiano semplicemente mano nella mano fra i fertili campi dell’isola, prendono il sole in spiagge deserte, si dedicano a lunghe nuotate nella scogliera di “Sutto o Palu”, guardano le stelle nella terrazza della casa nella salita di S. Bartolo (dove vive Edda) che la contessa chiama “La Petit Maison”. Leonida è solito recitare con enfasi per lei i versi dell’Odissea (che conosce a memoria) ed Edda finisce per ascoltarlo, ammaliata, per ore.

I due amanti si inventano dei soprannomi, Ellenica e Baiardo, cosi si chiamano nelle loro corrispondenze, per cancellare insieme ai loro nomi le differenze che li dividono.
L’unione tra Edda e Leonida, dice Marcello Sorgi ebbe la potenza delle passioni impossibili: «Tutto quello che c’era intorno - dice l’autore - faceva loro capire che non avevano futuro…Nella realtà il loro legame non esisteva, si sentivano troppo diversi...la loro storia era stata folle, travolgente, appassionata, ma confusa nell’ambiguità tra il teatro e la vita».

Edda rimane sull’isola fino al giugno del 1946 poi è Palmiro Togliatti a rompere l’idillio, firmando l’amnistia. Edda deve arrendersi alla realtà: la sua vita ricomincia altrove, lontana dal suo “carissimo comunista”. Così lascia Lipari e può finalmente riabbracciare i suoi figli. Ritorna nel suo ambiente altolocato, riprende il ruolo di vedova e signora aristocratica e in molti la salutano ancora con il braccio teso.

La storia di Ellenica e Baiardo continua (sul filo dei ricordi e forse con un po’ di rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato) anche dopo la partenza di Edda, con una fitta corrispondenza tra i due amanti e a con altri due incontri a Lipari, l’ultimo nel 1971. In ricordo di quell’amore intenso, non consumato dal tempo, dalla routine e dall’abitudine, Leonida ha fatto scolpire su un muro di Lipari i versi immortali di Omero: "Tu da solo col tuo cuore consigliati: io ti dirò le due rotte".
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