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Lo cantava anche Battiato: "è inutile ca 'ntrizzi e fai cannola, u santu è di mammuru e non suda"

Tra i modi di dire più utilizzati nella Sicilia orientale c’è senz’altro questo, reso ancora più celebre dalla canzone di Franco Battiato “Veni l’autunnu”. Vi spieghiamo il suo significato

Salvina Elisa Cutuli
Giornalista, guida museale, insegnante di danza
  • 23 ottobre 2021

Franco Battiato

La Sicilia si racconta bene attraverso i tanti proverbi e intercalari che rendono più colorito e originale il modo in cui si esprimono i suoi abitanti. Non solo nella lingua parlata, alcuni modi di dire capita pure di incontrarli tra i versi di canzoni che descrivono molto bene le atmosfere e le ambientazioni della nostra terra.

Nel testo di Veni l'autunnu, Franco Battiato, tra dialetto siciliano e arabo, racconta le tinte e le caratteristiche della stagione autunnale. Ricordi, memorie, aneddoti, paesaggi e un riferimento a uno modo dire molto in voga nella parte orientale dell’isola: «è inutile ca ‘ntrizzi e fai cannola, u santu è di mammuru e non suda», letteralmente «è inutile che intrecci e fai boccoli, il santo è di marmo e non suda».

L’origine del detto, secondo la tradizione, fa riferimento ad un dialogo tra madre e figlia una domenica mattina, quando quest’ultima era intenta a pettinarsi e sistemarsi per andare a messa dove avrebbe incontrato il ragazzo di cui era innamorata.
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La mamma, intuendo che i sentimenti della figlia non erano corrisposti, si rivolge a lei con le parole del detto ormai famoso. È inutile che fai trecce e boccoli, il santo che vai a pregare - l’uomo di cui ti sei innamorata - è di marmo, ossia non ricambia, proprio come le statue dei santi che, essendo di freddo marmo, non possono sudare. Secondo la madre, il giovane, non essendo interessato, non si scomporrà proprio come una statua di marmo.

Oggigiorno l’espressione è estesa anche ad altre circostanze, non per forza amorose, riferibili a contesti in cui qualcuno viene adulato, ma si tratta di un incensamento che serve a poco, se non a niente.

Battiato si avvale di queste parole in quella che è una vera e propria dichiarazione d’amore verso la sua Sicilia, esprimendo tutta la sua amarezza per quegli ‘orrori’ che provengono da chi la abita.

La sua poesia è un perfetto commiato all’estate e un saluto alla nuova stagione che incombe, tra colori mutevoli, odore di castagne arrosto, l’aria che rinfresca, le giornate che cominciano ad accorciarsi e la pioggia che batte sui vetri.

Atmosfere malinconiche di grande fascino di una stagione tutta da scoprire, così come si mostra anche in terra siciliana.
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