Lo inventò una suora, il "Gattopardo" lo amava: il dolce siciliano che risveglia i sensi
Una prelibatezza tipica di Sambuca di Sicilia, che persino Giuseppe Tomasi di Lampedusa cita nel suo capolavoro letterario. Vi raccontiamo la sua storia
Li Minni di li Virgini
«Scusi, il dolce tipico?». «Li Minni di li Virgini, li Minni di li Virgini. Ni Pennula si manciano ra(n) colpi di cosi duci». Una piccola richiesta di “aiuto culinario” per una risposta che non si è fatta attendere. "Cu va a Sambuca di Sicilia e un mancia li Minni..." rischia di andar via con un pezzo mancante.
Andiamo con ordine, lasciamoci (ancora una volta) contagiare e “acchiappare” dalle prelibatezze siciliane. Nell’acchianata di via Belvedere - tra edifici religiosi e antica nobiltà, la via Baglio Grande sprigiona pezzi culinari senza precedenti. Dicono - voci di corridoio - di un laboratorio di sapori e profumi settecenteschi.
La mente è offuscata. Date, nobiltà, ingredienti, dolci… cosa sta succedendo nella vecchia Zabut? Il ricorso storico conduce a fatti e vicende del lontano 1725. In Sicilia, il post conflitto tra Spagna e Quadruplice Alleanza (Battaglia di Capo Passero) provocò uno sconquassamento dei piani isolani. L’arrivo degli austriaci allontanò la nobiltà siciliana. Prese corpo l’esodo verso il Piemonte.
Intanto nei piccoli centri, tra vizi e virtù, c’era fermento per il tanto atteso matrimonio dei marchesi Don Pietro Beccadelli e Donna Marianna Gravina. Gioia e preparativi per il grande evento! E allora, come poter omaggiare i futuri sposi? Suor Virginia Casale di Rocca Menna - una donna capace e intelligente - ebbe a dire suo malgrado di un intuito improvviso.
Nella sua splendida dimora, fatta di poche cose, tra un pensiero e l’altro venne “suggerita” da un qualcosa. Le sue parole lasciarono poco spazio a immaginazioni o leggende metropolitane: «Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell’Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnullazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto, porti la dolcezza di questa terra. Un dolce paesano, ma prelibato. Che susciti, nel momento del degusto, l’istinto del sentimento ed elevi al tempo stesso lo spirito». E fu così!
La squisitezza del dolce (secondo lo scrittore Alfonso Di Giovanna - nel libro “Per modo di dire”, prese il nome della suora) divenne un fatto quotidiano per i sambucesi. Dopo 301 anni siamo i figli ereditari della bontà pasticcera.
Da veri assaggiatori quali siamo, le frolle decorate ci fan perdere tutti i cinque (aggiungiamone anche altri immaginari) sensi.
Ingredienti
Farina 00, zucchero, strutto, uova, latte e vanillina sono ingredienti pronti per l’uso (impasto), mentre latte, amido per dolci, zucchero semolato, zuccata, gocce di cioccolata e cannella, celano il segreto per il ripieno. E per non farsi mancare nulla, pure le palline piccole colorate e lo zucchero a velo chiudono il cerchio delle guarnizioni.
Stemperare, mescolare, stendere, aggiungere e coprire sono i verbi, nonché azioni da portare avanti per raggiungere il massimo risultato. E allora, una volta spennellato l’albume e cotto in forno, li Minni di li Virgini sono pronte per essere degustate. La dolcezza dei morsi rende l’assaggio di una morbidezza tenue.
Cioccolato e zuccata si fondono, creando una soluzione ad “alto rischio ripetitivo”. Vorremmo che ogni morso fosse il primo (magari) e dopo una manciata di minuti… di la Minna rimane solo un ricordo.
Se andate a Sambuca di Sicilia, non lasciatevi scappare l’occasione, citata anche nel romanzo di Tomasi di Lampedusa come le "impudiche paste". Un motivo in più per entrare dentro il mondo passato, presente e… ai posteri l’ardua sentenza.
Andiamo con ordine, lasciamoci (ancora una volta) contagiare e “acchiappare” dalle prelibatezze siciliane. Nell’acchianata di via Belvedere - tra edifici religiosi e antica nobiltà, la via Baglio Grande sprigiona pezzi culinari senza precedenti. Dicono - voci di corridoio - di un laboratorio di sapori e profumi settecenteschi.
La mente è offuscata. Date, nobiltà, ingredienti, dolci… cosa sta succedendo nella vecchia Zabut? Il ricorso storico conduce a fatti e vicende del lontano 1725. In Sicilia, il post conflitto tra Spagna e Quadruplice Alleanza (Battaglia di Capo Passero) provocò uno sconquassamento dei piani isolani. L’arrivo degli austriaci allontanò la nobiltà siciliana. Prese corpo l’esodo verso il Piemonte.
Intanto nei piccoli centri, tra vizi e virtù, c’era fermento per il tanto atteso matrimonio dei marchesi Don Pietro Beccadelli e Donna Marianna Gravina. Gioia e preparativi per il grande evento! E allora, come poter omaggiare i futuri sposi? Suor Virginia Casale di Rocca Menna - una donna capace e intelligente - ebbe a dire suo malgrado di un intuito improvviso.
Nella sua splendida dimora, fatta di poche cose, tra un pensiero e l’altro venne “suggerita” da un qualcosa. Le sue parole lasciarono poco spazio a immaginazioni o leggende metropolitane: «Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell’Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnullazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto, porti la dolcezza di questa terra. Un dolce paesano, ma prelibato. Che susciti, nel momento del degusto, l’istinto del sentimento ed elevi al tempo stesso lo spirito». E fu così!
La squisitezza del dolce (secondo lo scrittore Alfonso Di Giovanna - nel libro “Per modo di dire”, prese il nome della suora) divenne un fatto quotidiano per i sambucesi. Dopo 301 anni siamo i figli ereditari della bontà pasticcera.
Da veri assaggiatori quali siamo, le frolle decorate ci fan perdere tutti i cinque (aggiungiamone anche altri immaginari) sensi.
Ingredienti
Farina 00, zucchero, strutto, uova, latte e vanillina sono ingredienti pronti per l’uso (impasto), mentre latte, amido per dolci, zucchero semolato, zuccata, gocce di cioccolata e cannella, celano il segreto per il ripieno. E per non farsi mancare nulla, pure le palline piccole colorate e lo zucchero a velo chiudono il cerchio delle guarnizioni.
Stemperare, mescolare, stendere, aggiungere e coprire sono i verbi, nonché azioni da portare avanti per raggiungere il massimo risultato. E allora, una volta spennellato l’albume e cotto in forno, li Minni di li Virgini sono pronte per essere degustate. La dolcezza dei morsi rende l’assaggio di una morbidezza tenue.
Cioccolato e zuccata si fondono, creando una soluzione ad “alto rischio ripetitivo”. Vorremmo che ogni morso fosse il primo (magari) e dopo una manciata di minuti… di la Minna rimane solo un ricordo.
Se andate a Sambuca di Sicilia, non lasciatevi scappare l’occasione, citata anche nel romanzo di Tomasi di Lampedusa come le "impudiche paste". Un motivo in più per entrare dentro il mondo passato, presente e… ai posteri l’ardua sentenza.
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