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Lo preparano con fiori, frutta e agrumi: a Pasqua in Sicilia c'è la "Cunsata du mazzuni"

Non c’è quartiere, paese, città che non senta la necessità di vivere la Settimana Santa attraverso un proprio rituale. Questi sono i riti antichi di Misilmeri

Marco Giammona
Docente, ricercatore e saggista
  • 31 marzo 2024

Durante la settimana che va dalla Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo ed alla Domenica della Resurrezione, la Sicilia che già profuma di mandorlo in fiore, si trasforma in un grande e partecipato palcoscenico in cui si alternano scenografie di dolore e commozione che narrano la passione del Cristo.

Non c’è quartiere, paese, città che non senta la necessità di vivere la Settimana Santa attraverso un proprio rituale, dove la trama religiosa si fonde con elementi popolari e folkloristici.

Dai riti pasquali tutto parte e a questi tutto ritorna poiché la vicenda di morte e resurrezione di Cristo assume in sé quella del ciclico esaurimento e della rinascita della natura e della società; richiamo ad una ritualità simbolica precristiana dove la parola Pasqua è sintesi di rinnovamento, di transito da una fase di morte della natura (l’inverno) ad una fase di vita e di risveglio (la primavera) secondo un passaggio che già in ottica paganeggiante, si esplicitava con la morte e la rinascita del Dio.
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Su questo grande proscenio naturale, rappresentato dall’isola, tutti i simboli rituali ricorrenti nelle feste religiose, dalle processioni, drammatizzazioni e sacre rappresentazioni, alle danze e corse dei fercoli, falò e fiaccolate, maschere e fantocci giganti, canti, acclamazioni e preghiere, ognuno prende forma e vita.

Tra le tradizioni della Settimana Santa, una caratteristica processione presente in vari comuni dell’isola, viene rappresentata la mattina di Pasqua, quando le due statue della Madonna e di Gesù Risorto "si cercano" per le strade cittadine conosciuta come 'A giunta, 'A cerca, 'Ncontru…" in cui la Madonna va in cerca del Figlio appena risorto.

Anche a Misilmeri, in provincia di Palermo, questo evento rimane da secoli il più atteso dell’anno.

Le prime notizie storiche su questa manifestazione le ritroviamo in una ricevuta di pagamento del 1742, compilata dal Superiore della Compagnia del SS. Sacramento (da sempre deputata di organizzare Ncontru) in cui si fa cenno al restauro del braccio del Cristo Risuscitato e allo sparo di castagnole nel giorno di Pasqua durante l'Incontro.

Tuttavia è lecito supporre che tale tradizione risalga ad anni ancora precedenti, con le statue di Gesù Risorto e Maria adornate ognuna ai lati da quattro straordinarie composizioni floreali, legate in forme coniche lignee chiamate “mazzuna”, da sempre considerati dagli stessi misilmeresi come un’arte offerta a Cristo, e cioè un’arte del cuore.

Ed è proprio in tali manufatti, assoluti protagonisti della festa, che ogni singolo elemento presente diventa segno tangibile della fede cristiana, dell’arte manuale di chi li realizza, della devozione di un paese.

La loro preparazione avviene il sabato che precede la Pasqua di Resurrezione, ma alcune persone già parecchie settimane prima si mettono all’affannosa ricerca di tutto l’occorrente che servirà per il loro confezionamento: come i vari tipi di fiori, frutta e agrumi che andranno a splendere al meglio il giorno dell’Incontro.

«Attaccari u mazzun» è un vero rito, ed occorre tanta esperienza e dedizione, diverse famiglie per tradizione continuano a tramandarsi il sapiente lavoro che un tempo svolgevano i padri, gli zii e i nonni, altre ancora cominciano ad imparare dai “maestri” di quest’arte, per voto di devozione fatto al Signore per grazia ricevuta.

Le famiglie Lo Bue e Ippolito vantano addirittura una tradizione lunga più di cento anni.

Nel passato, per l’allestimento dei mazzuna venivano utilizzati soprattutto fiori dalla crescita spontanea facilmente reperibili nelle campagne misilmeresi come margherite e fresie, ma negli ultimi anni ne sono presenti anche di più variopinti come le rose, i garofani, le viole ciocche, gli anemoni, i tulipani e i ranuncoli.

Tutti i fiori vengono legati con un unico filo di spago che dalla cima si snoda fino alla base della forma conica.

Ultimata l’attenta e precisa posa e posta in cima una palma bianca, vengono aggiunti i frutti e gli agrumi tipici del territorio come le arance, i mandarini e i melograni ma anche le più ricercate primizie come uva, fichidindia, ciliegie, nespole, kiwi, fragole e spighe di grano che vengono offerti per prima a Dio; ed ancora i ramoscelli di ulivo segno di Pace e di riconciliazione con Cristo.

A completamento dell’opera, vengono inseriti i nastri colorati e le bandierine, che segnano la gioia e la festa della Resurrezione seguendo uno schema simbolico ben preciso: dal bianco sinonimo di purezza, al verde di speranza, al rosso di sacrificio, fino agli altri colori segno della vita.

In una bandiera leggermente più grande e diversa dalle altre quasi come fosse un’icona, viene riportato il nome della famiglia di appartenenza con sullo sfondo l’immagine del Cristo Risorto, a celebrare la vittoria sulla morte.

La “Cunsata du mazzuni”, vero e proprio rito di fede e devozione, diventa per la famiglia responsabile della sua preparazione, anche un motivo di orgoglio e gioia da condividere insieme con i parenti e amici, invitati a partecipare a quella che diventa una festa, in cui dai più piccoli ai più grandi, ognuno prepara il suo mazzolino di fiori da porgere al "mastro" costruttore.

In passato quando il lavoro era terminato i padroni di casa erano soliti offrire dei biscotti e da bere, poi magari si accendeva il giradischi e si ballava insieme tutta la serata.

Alle prime ore dell'alba della Domenica di Pasqua, ogni famiglia munita di carrellino conduce, accompagnata dal suono dei tamburi, come in una processione, il proprio mazzuni presso uno dei quattro angoli del fercolo del Cristo Risorto nella Chiesa di San Paolino, mentre gli altri quattro adorneranno quello della Madonna posto dinanzi la Chiesa del Collegio di Maria.

Molto caratteristico rimane ancora ad oggi il trasporto del mazzuni della Famiglia Sucato, che per precisa volontà, sceglie di trasportarlo in spalla (senza l’ausilio del carrello) fino al fercolo della Madonna.

Una volta collocati in ordine di anzianità (davanti le famiglie con la tradizione più antica, e dietro i restanti), i mazzuna vengono legati tutti intorno da una spessa corda che servirà a tenere ben salde le forme durante la processione che, condurrà lentamente i due simulacri intorno alle ore 11.00 verso “Ncontru”, in una giravolta carica di grande emozione e gioia per tutti i fedeli misilmeresi e curiosi accorsi per l’occasione nella Piazza Comitato 1860.

Un festoso scampanio di tutte le campane della Chiesa Madre, il lancio dei nastri colorati dal campanile e gli spari di mortaretti segneranno ancora una volta il trionfo della vita, in quel modo commosso e condiviso di rendere la religiosità che da sempre è caratteristica ed orgoglio della nostra gente.

Al termine dei festeggiamenti pasquali ogni mazzuni verrà riportato nelle case delle famiglie di appartenenza, dove i suoi fiori e frutti benedetti, verranno distribuiti tra i vari parenti e amici che ne faranno richiesta in segno di augurio e prosperità.
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