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Lo squalo trovato all'Addaura apparteneva a una specie rara: come ci è finito, le ipotesi

Il ritrovamento di un esemplare tra gli scogli dell’Addaura del 30 aprile tra i lidi Trinacria e Telimar riporta al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 5 maggio 2026

Un esemplare di Hexanchus griseus, (squalo capopiatto)

Il ritrovamento di uno squalo tra gli scogli dell’Addaura, lungo la costa di Palermo, avvenuto il 30 aprile scorso tra i lidi Trinacria e Telimar, riporta al centro dell’attenzione pubblica un tema spesso sottovalutato e circondato da timori: la presenza degli squali nel Mediterraneo e il loro rapporto con le aree costiere.

Secondo le prime osservazioni, l’esemplare – purtroppo ritrovato già morto nei pressi della battigia - potrebbe appartenere alla specie Hexanchus griseus, comunemente chiamata squalo capopiatto, un animale affascinante e poco conosciuto che raramente entra in contatto con l’uomo. Lo squalo capopiatto è una delle specie più antiche ancora esistenti nel Mediterraneo, un vero e proprio “fossile vivente” che conserva caratteristiche primitive come la presenza di sei fessure branchiali, anziché cinque come nella maggior parte degli squali moderni. Può raggiungere dimensioni considerevoli, superando i quattro metri di lunghezza, e vive prevalentemente in ambienti profondi, spesso oltre i 500 metri, dove la luce solare fatica a penetrare.

È un predatore opportunista, che si nutre di pesci, cefalopodi e carcasse, svolgendo anche un importante ruolo ecologico come spazzino dei fondali. Nonostante la sua stazza, si tratta di una specie generalmente non pericolosa per l’uomo, proprio perché tende a evitare le acque frequentate dai bagnanti.

Chiamato anche squalo vacca, lo Hexanchus griseus ha preso questo nomignolo popolare per il suo aspetto massiccio e per la sua testa larga e arrotondata, che ricordano vagamente il muso di una mucca. Il suo comportamento è inoltre tranquillo, caratteristiche che lo fanno apparire meno “aggressivo” e più “placido”, un po’ come una vacca. In condizioni normali, uno squalo di profondità difficilmente si avvicina agli scogli litoranei, ma diversi fattori possono spiegare questo tipo di evento.

Proprio lo stile di caccia della specie – cibarsi di polpi e calamari durante la notte, per poi riposarsi alle prime ore del giorno – potrebbe aver condotto l’esemplare dell’Addaura ad avvicinarsi troppo alla costa, sazio ma anche stordito per colpa della digestione. Un animale debilitato da malattie o ferite può inoltre perdere l’orientamento e risalire verso acque più basse, dove finisce per soccombere. Anche i cambiamenti ambientali giocano un ruolo importante: variazioni della temperatura marina, riduzione dell’ossigeno disciolto o forme di inquinamento possono alterare il comportamento delle specie profonde, spingendole verso habitat insoliti.

Non va esclusa nemmeno l’influenza delle attività umane, come la pesca accidentale o le collisioni con imbarcazioni, che possono provocare traumi fatali che si ripercuotono sull’animale dopo giorni. Infine, le correnti marine potrebbero anche aver trasportato la carcassa fino alla riva, rendendo difficile stabilire con precisione il luogo e le cause del decesso. Per stabilire le cause del decesso, lo squalo in questione è stato preso in custodia dagli esperti dello zooprofilattico, non prima però di raggiungere la fama dei social, tramite diversi video prodotti da alcuni content creator e cittadini locali.

Le acque che circondano la Sicilia ospitano ovviamente anche altre specie di squali, molte delle quali poco visibili. Tra queste si trova la Prionace glauca, una delle più comuni nel Mediterraneo, spesso presente in mare aperto ma talvolta osservata anche più vicino alla costa. Nei fondali sabbiosi e rocciosi vive il Scyliorhinus canicula, piccolo e innocuo, mentre il Galeorhinus galeus è una specie costiera ben conosciuta anche dal punto di vista commerciale.

Più rari e occasionali sono incontri con grandi predatori come il Carcharodon carcharias, la cui presenza nel Mediterraneo è documentata ma estremamente sporadica, oppure con specie particolari come lo Sphyrna zygaena. Al di là dell’aspetto emotivo che un ritrovamento simile può suscitare, è importante considerare il valore scientifico e ambientale di questi eventi. Gli squali occupano il vertice della catena alimentare e la loro presenza è un indicatore della salute degli ecosistemi marini.

Un animale trovato morto può fornire informazioni preziose sulle condizioni del mare, sull’impatto delle attività umane e sui cambiamenti in atto nel Mediterraneo. Allo stesso tempo, la segnalazione evidenzia la necessità di risposte più tempestive da parte delle autorità competenti, sia per motivi igienico- sanitari sia per consentire analisi approfondite che potrebbero chiarire le cause dell’accaduto. Bisogna infine ricordare come spesso gli avvistamenti segnalati in Sicilia non vengono ricordati positivamente dagli addetti ai lavori.

Tra esemplari torturati dai bagnanti e dai pescatori e diversi video allarmistici, diffusi sui social, sembra che la nostra popolazione debba ancora imparare a convivere con gli squali, in particolare durante la stagione estiva, sebbene questi animali abitano il Mediterraneo praticamente da sempre ed è da prima dell’arrivo dei Sicani in Sicilia che la nostra isola è abitata da pescatori.
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