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Lui, lei e Lina, Palermo non parlava d'altro: la sottile vendetta di Donna Franca Florio

La rivalità tra due donne nella rosa delle cinque più belle del mondo durante la Belle Époque. Un duello che fece discutere la città. Ma una delle due, alla fine, vinse

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 8 agosto 2022

Lina Cavaleri

Cosa avevano in comune Lina Cavalieri e Franca Florio? L’indiscussa bellezza, un ritratto di Boldini e le attenzioni di Ignazio Florio.

Giovanni Boldini, uno degli interpreti più sensibili e fantasiosi della Belle Époque, conobbe i Florio all' Hotel Palace di Saint Moritz ("un lussuoso albergo, di vecchie tradizioni") e rimase subito incantato dalla bellezza e dalla personalità di donna Franca.

Franca, a sua volta, sempre attenta ad ogni novità nel campo dell’arte, incuriosita dal modo di dipingere anticonvenzionale dell’artista, gli chiese di farle un ritratto. Boldini era il pittore dell'alta società, del lusso e della mondanità.

Autore nel 1886 del ritratto icona di Giuseppe Verdi (raffigurato canuto, con cilindro e sciarpa bianca) dipinse moltissime donne celebri della sua epoca: duchesse, contesse e principesse.

Alla bellezza delle donne che ritraeva faceva da contraltare l’aspetto tutt' altro che seducente dell’artista, paragonato da Aldo Palazzeschi a Toulouse-Lautrec.
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Tuttavia, per esaudire la richiesta di donna Franca e realizzare la prima versione del ritratto, Boldini dovette aspettare un paio d’anni, sia a causa dei suoi precedenti impegni di lavoro sia a causa della gravidanza della nobildonna, che avrebbe dato presto alla luce la piccola Igiea.

Il pittore giunse a Palermo solo nell’aprile del 1901 e fu ospite dei Florio all’Olivuzza. Durante il suo soggiorno a Palermo finì per ritrarre numerose dame nel suo album degli schizzi: Giulia Trabia, Giulia Trigona, Stefania Pajno e tante altre.

Il Ritratto di donna Franca Florio è firmato e datato al 1924, fu però realizzato dall'autore nel 1901 e variamente ritoccato fino alla versione definitiva degli anni venti.

Anche il ritratto della Cavalieri è del 1901 circa e anche Lina Cavalieri fu come donna Franca uno dei miti della Belle Époque, ma in pochi conoscono oggi la storia della diva italiana che D'Annunzio definì "la massima personificazione di Venere in Terra”.

La sua leggendaria bellezza fu immortalata da fotografi e pittori del suo tempo e la sua immagine iconica si trova oggi su tanti oggetti d'arredamento del famoso designer Piero Fornasetti, che elesse la Cavalieri a proprio marchio di fabbrica.

Lina Cavalieri aveva fatto il suo debutto in teatro a Roma a soli 15 anni ed era diventata subito molto popolare sia per la bella voce che per le sue graziose fattezze.

A vent’anni aveva fatto il primo grande salto di qualità, giungendo a Parigi dove si era esibita alle Folies Bérgères. Raggiunta una grande popolarità, dal 1900 in poi si era dedicata alla lirica, riuscendo a calcare le scene dei maggiori teatri del mondo, insieme a figure leggendarie dell’opera lirica come Enrico Caruso e Francesco Tamagno.

Proprio in questo periodo, all'apice della sua bellezza, aveva intrecciato una relazione con Ignazio Florio, che, come racconta Anna Pomar in “Franca Florio” aveva finito proprio per perdere la testa per la bellissima cantante.

Nell’Aprile del 1901 non solo Giovanni Boldini, anche Lina Cavalieri era arrivata a Palermo per interpretare Mimì (la romantica protagonista della Boheme di Puccini) al teatro dell’Opera e (come si mormorava nei salotti) per insidiare la tranquillità familiare di casa Florio.

“La Cavalieri era considerata una delle cinque donne più belle del mondo: una rosa nella quale era compresa anche Franca”. Era stato proprio Ignazio Florio, ormai folle d’amore per la bellissima Lina, ad avere fatto in modo che ella potesse esibirsi in tutto il suo splendore al Teatro Massimo, il più grande edificio teatrale lirico d'Italia, uno dei più grandi d'Europa, la cui realizzazione era stata fortemente voluta proprio da Ignazio.

Ignazio Florio non era mai stato purtroppo un marito fedele e Franca, finiva per soffrire molto per le debolezze del marito. “L’attenzione che il marito dedicava alle donne era uno dei crucci principali di Franca Florio” scrive la Pomar.

“Ignazio, come del resto la maggior parte dei mariti del tempo considerava le avventure galanti una sorta di irrinunciabile punto d’onore. Non riteneva che potessero incrinare i suoi rapporti con la moglie, cui riservava nella sua vita il posto di maggior rispetto".

Le attenzioni che il marito dedicava alla cantante non potevano certo passare inosservate agli occhi di Franca: centinaia di fiori giungevano ogni giorno in teatro e spesso facevano solo da cornice a preziosi gioielli, veri e propri pegni d’amore. Tutta la città non parlava d’altro.

“Sembrava proprio che Ignazio volesse fare sul serio e non sortivano alcun effetto le burrascose liti con Franca, nel chiuso delle mura domestiche”.

Dopo due settimane di prove era giunta finalmente la sera del debutto della Cavalieri. Si racconta che Ignazio, avesse assoldato nel loggione una nutrita claque per applaudire Lina durante la sua esibizione.

Informata della cosa per tempo, donna Franca aveva preso le sue contromisure, incaricando un'altra agguerrita (e ben più numerosa) schiera di spettatori di fischiare la rivale: Lina Cavalieri si trovò così in balia del pubblico che, a fronte di qualche consenso, manifestava un indiscusso dissenso.

Fu la sottile vendetta di donna Franca Florio, che composta e sorridente, nel suo palco, applaudiva e chiedeva innocentemente: “Perché la fischiano, povera cara?” Lina Cavalieri, compresa la sconfitta, scappò letteralmente da Palermo, con grande sollievo di Franca e si ritirò nella villa vicino Firenze avuta in dono dallo stesso Florio.

Che ne fu della Cavalieri? Nel 1914, dopo aver affascinato re e principi di tutto il mondo, Lina si sposò nel 1914, a ormai quarant’anni, con il collega francese Lucien Muratore, che le fece davvero abbandonare la scena teatrale, per dedicarsi al cinema muto e in tutto interpretò otto film.

Nel 1921 abbandonò definitivamente il mondo dell’arte, tornando a Parigi, dove aprì un salone di bellezza e diventando testimonial della Palmolive.

Divorziò nel 1927 per sposare Giovanni Campari, ereditiere dell’omonima azienda di bevande. Dopo una vita sfavillante Lina morì il 9 Marzo del 1944 sotto le bombe alleate, tra la polvere e le macerie della villa che aveva arredato con i cimeli di una carriera irripetibile.
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