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"Altrove", un noir che non convince

  • 16 ottobre 2006

Un romanzo che promette ma che non sa convincere fino alla fine. Questa è la sensazione che il libro di Mauro Lorenzini Altrove (Ed. Guida, 11 euro) lascia al lettore che dall’inizio pensa di confrontarsi con un noir. L’autore, al suo terzo lavoro narrativo, ha scelto la Sicilia come ambientazione della sua storia anche per la conoscenza diretta del territorio dovuta a un periodo di vita trascorso nell’isola. Tutto prende inizio quando Andrea, uno dei protagonisti, dopo essere stato lasciato dalla sua donna, decide di raggiungerla in Sicilia, dove si è recata in vacanza. Un’occasione per riconquistarla o magari semplicemente spiegarsi con lei.

Si allontana così da Roma senza avvertire nessuno, neanche Marco grande amico d’infanzia con cui continua ad avere rapporti, sebbene le loro indoli siano molto diverse. Sarà lui preoccupato del silenzio che sta attorno alla “scomparsa” dell’amico a decidere di andarlo a cercare nell’isola. La struttura narrativa è costruita sul parallelismo dei viaggi dei due amici: uno cerca di rincontrare il suo amore e il suo vissuto personale, l’altro invece coglie quest’opportunità per evadere dal suo mondo, dalla storia con Clara per poi ritrovarsi in una dimensione totalmente diversa e surreale. Interessante questa scelta di costruzione del romanzo ma che avrebbe dovuto avere più coraggio soprattutto nei passaggi più salienti.

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La scomparsa di Angela, il suo ritrovamento e la sua uscita di scena dalla storia risultano frettolose e assolutamente poco approfondite, lasciando al lettore un grande senso di gratuità e improbabilità. I due personaggi dovevano essere maggiormente delineati e riempiti di contenuto per non lasciare il passo a un prodotto narrativo che non riesce a spiccare il volo dell’originalità. Troppo prevedibile la “love story” tra Andrea e Giada, ma ancora più attenzione meritava la chiusura del libro, dove l’inverosimiglianza e la funambolicità sono sprecate. La scelta del noir poteva essere interessante solo se adeguatamente pensata e sviluppata. Oggi infatti assistiamo a un proliferare di autori che si improvvisano scrittori di gialli, tanti i tentativi ma pochi successi.

Chi riesce ha dalla propria parte personaggi forti e completi che entrano ed escono dalla storia in modo motivato, un intreccio e un ritmo incalzante oltre ad una soluzione finale della storia che sia ben costruita e quanto più imprevedibile. Tutto questo manca al romanzo di Lorenzini, tutto questo poteva esserci se alle spalle di questo libro ci fosse stato un editing coraggioso, capace di cogliere gli spunti positivi e nel contempo proporre all’autore un forte ripensamento dell’intero plot narrativo, dei personaggi e delle scelte linguistiche.

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