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Appaloosa, noise elettronico e d’autore

  • 16 gennaio 2007

Per sabato 20 gennaio gli appassionati di musica non dovranno prendere impegni, il centro sociale occupato Ask 191 di Palermo (viale Strasburgo 191) porta nel capoluogo siculo gli Appaloosa, una fra le più interessanti e geniali realtà italiane. Ad aprire il concerto, alle 22.30, il gruppo dei Laya come supporters (ingresso biglietto simbolico di 3 euro). Appaloosa è un progetto nato nel 1998, a Livorno, da un’idea di Enrico Pistoia (basso, synth e organo) e Niccolò Mazzantini (basso, chitarra elettrica, synth, organo e drum machine) ma che dal 2004 conta saldamente anche su Marco Zaninello (batteria, synth e drum machine) e Simone Di Maggio (chitarra elettrica, drum machine e computer). I quattro ragazzi livornesi sono riusciti a dare forma ad un sound strumentale che fonde sonorità prettamente noise con funk e psichedelia: il gruppo compone usando due bassi che creano strutture molto geometriche, ma che trasudano di forte emotività attraverso le dinamiche e il groove. Nel 2004 la svolta con Simone Di Maggio, il quale devia la composizione dei brani verso l'elettronica, attraverso l’uso sapiente di synth, drum machine e campionatori.

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Hanno già pubblicato due cd, il primo dal titolo omonimo su Ondanomala (etichetta di Arezzowave, festival di cui anno vinto l’edizione 2002 e dove hanno suonato per ben tre volte, l’ultima nel 2004 sul palco principale insieme a Karate, Black Rebel Motorcycle Club e Cypress Hill) e il secondo, uscito a fine 2005, intitolato ironicamente "Non posso stare senza di te" pubblicato dalla prestigiosa Urtovox del palermitano Paolo Naselli Flores (casa discografica che produce artisti del calibro di "A Toys Orchestra"). Il secondo album è dinamite allo stato puro: un sound incendiario con ritmi serrati pieno di riff quadrati e suoni sintetici che si staglia nelle orecchie con una violenza inaudita. Versatili e viscerali, ruvidi e ricercati, caotici e calcolatori. Un altro disco così e non ci sarà nulla di male a definirli gli Oneida italiani. Il disco è stato prodotto da Giulio Favero ex One Dimensional Man ed egregio produttore, ma è dal vivo che la potenza del loro strepitoso suono trova la sua espressione migliore.

Ad aprire la serata saranno invece i Laya, gruppo palermitano dedito ad un suono che spazia tra il post-rock ed il noise. Attiva dal 1999, la formazione è composta da Alessandro Scramuzza alla chitarra, Simona Drago al basso, Piero Pitingaro alla batteria, per la voce di Meddi. I quattro palermitani hanno avuto più volte l’occasione di condividere il palco con band come One Dimensional Man, Marta sui tubi e Anatrofobia, affini per musica e spirito al loro progetto musicale. Il loro nome deriva direttamente dalla filosofia Zen e rappresenta la capacità di sentire i suoni più sottili, mentre i testi delle canzoni sono sia in italiano che in inglese, così da evidenziare ulteriormente la loro abilità di unire l’elasticità della lingua straniera alla seppur minore metodicità della nostra lingua, la quale porta inevitabilmente a un maggiore coinvolgimento del pubblico. L’intenzione è dichiarata: «quello che ci interessa è di far conoscere questo particolare intreccio di stili musicali fortemente personali…di proprietà "nostra"!. Quando vieni ad un nostro concerto, ti devi divertire, devi godere, devi distogliere i tuoi pensieri dalla fascia altezzosa della reale vita…è quello che, da quando ci siamo incontrati, accade!»

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