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"Artista da giovane": Claudio Collovà al Bellini

Prima nazionale del nuovo spettacolo del regista e attore palermitano Claudio Collovà, viaggio intorno ad una delle figure più interessanti del '900

  • 4 aprile 2011

Debutta a Palermo la seconda tappa del percorso di approfondimento teatrale che Claudio Collovà ha voluto dedicare al genio di Dublino James Joyce, scrittore e intellettuale dalle complesse sfumature di pensiero. Dopo aver proposto una personale riflessione sull’Ulisse, Collovà torna al Teatro Bellini di Palermo (piazza Bellini 7), da mercoledì 6 a domenica 17 aprile, con il suo “Artista da giovane”, spettacolo ispirato al romanzo “Dedalus”, la cui prima stesura risale al 1904. Lo spettacolo segna l’incontro di un gruppo storico che si ritrova, dopo la lunga esperienza degli anni '90 con il regista Antonio Neiwiller. In scena, Salvatore Cantalupo e Alessandro Mor, un religioso educatore e un giovane artista nel suo apprendistato.

«Con questo testo - ha affermato Collovà - ho compiuto un passo indietro di tipo cronologico rispetto al mio studio sull’Ulisse. Si tratta del ritorno in patria del giovane Dedalus, attraverso la memoria della sua infanzia, giovinezza e adolescenza. Ho notato in questo un’ispirazione shakespereana: così come Amleto torna invocato dal padre, così Dedalus si ricongiunge al suo passato in seguito al richiamo della madre. Come sempre Dublino costituisce il luogo elettivo di Joyce: qui il flusso di coscienza del protagonista diventa un ragionare con se stessi, una incessante meditazione sulla creazione artistica, una riflessione in cui ho colto notevoli spunti autobiografici. La mia rielaborazione si propone dunque come un notturno febbricitante, in cui pronunciamo parole da noi tutti condivise».

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Lo spettacolo racconta la storia dell’evoluzione di una mente creativa: l’educazione intellettuale e la formazione della personalità del giovane protagonista, Stephen Dedalus, dietro cui si nasconde lo stesso Joyce, personaggio che si arricchirà ulteriormente per la sovrapposizione emotiva di se stesso che lo stesso Collovà dichiaratamente anticipa. Questo nel tentativo insopprimibile di esprimere se stesso nella vita e nell’arte, quanto più liberamente e integralmente possibile. Centrale, in questa indagine sulla memoria, così come si evince dal titolo, è il tema della giovinezza, inteso in senso anagrafico ma soprattutto come abito mentale da non perdere mai: l’artista infatti ha il dovere di alimentare il dubbio, conservando così la giovinezza della sua arte. Un tempo, quello in cui si è giovani, in cui convivono vitalità, intensità degli impulsi creativi, enorme ricchezza e profondissimo dolore. Dedalus, emblema di tutto questo, fugge dalle limitazioni di una educazione religiosa malsana, trasmessa in modo coercitivo in un cupo collegio di gesuiti. Il giovane, come un Icaro redivivo, cerca di frantumare la campana di vetro, fatta di educazione ed insegnamento vacuamente dogmatico, sotto cui l’istituzione prova a rinchiuderlo.

In questo senso paradigmatica è la figura dell’educatore, uomo di polvere, conservatore e violento, per la cui immagine Collovà ha utilizzato suggestioni provenienti dalla pittura di Velasquez e Bacon. Essenziale è poi il ruolo della scena, un lavoro artigianale, opera di un grande artista, Giulio Ceraldi, che ha progettato lo spazio dello spettacolo come una costruzione in itinere di una sua opera. A completare il tutto, I costumi di Rosalba Corrao, le luci di Nino Annaloro e la direzione tecnica di Filippo Pecoraino. Lo spettacolo è una produzione di Mela Cult, in collaborazione con il Teatro Biondo Stabile di Palermo, la Fondazione Orestiadi di Gibellina e il gruppo storico di Officineouragan.

Il costo dei biglietti varia dai 15 ai 7.50 euro. Le repliche avranno inizio alle ore 17, tranne che il venerdì e il sabato in cui l’orario d’inizio dello spettacolo è previsto alle ore 21. Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al botteghino del teatro (via Roma 258; 091.7434341) da martedì a domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 18.30.

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