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Bevi con Costanza il cocktail del conte: i migliori Negroni di Palermo e dintorni

Camillo Negroni, nobile di origini toscane, era un appassionato viaggiatore, cowboy d’America, tiratore di scherma e, nemmeno a dirlo, grandissimo bevitore

  • 25 settembre 2017

Il Negroni

L’aperitivo italiano più famoso al mondo ha un’origine davvero bizzarra (almeno quasi quanto il suo inventore) e nelle sue vene scorre sangue blu (anche se dal colore non si direbbe).

Negroni infatti, prima di essere un cocktail, è un cognome più che famoso: sì, quello del conte Camillo Negroni. Il nobile di origini toscane che era un appassionato viaggiatore e poliglotta, giramondo vivace e avventuriero, cowboy d’ America, tiratore di scherma, scommettitore incallito e nemmeno a dirlo grandissimo bevitore, insomma non se ne perdeva una!

Tra il 1919 e 1920 in un giorno non ben definito, di ritorno a Firenze dopo uno dei suoi viaggi a Londra portò con se una gran voglia di gin: distillato appena conosciuto nella capitale anglosassone e da lui molto apprezzato.

Così il conte, annoiato della solita routine, si recò nel suo bar di fiducia, il Caffè Casoni di via de’ Tornabuoni, dove era solito bere il più classico dei Milano-Torino (vermouth rosso, bitter Campari e selz, rinominato successivamente Americano in onore del pugile Primo Carnera) e ordinò a Fosco Scarselli, barman del locale nonché suo intimo confidente nelle lunghe notti alcoliche, il solito drink ma questa volta con una variante.



Sussurrò all’orecchio del fido barman, ai tempi poco più che ragazzo, di aggiungere nel suo bicchiere "una spruzzatina di gin" al posto della consueta seltz. Sì perché secondo quel gran personaggio del conte, uomo di mondo e dalle mille risorse, l’Americano fatto in quella maniera non era altro che "spuma alcolica" con scarsa personalità e soprattutto con un tasso alcolico troppo basso, non all’altezza di Camillo Negroni.

Il barman obbedì alla richiesta del conte e per differenziare quello che ben presto divenne il "solito" per Camillo e "un Americano alla maniera del conte Negroni" per il resto del mondo mise nel bicchiere una fetta d’arancia anzichè di limone dando un tocco di colore al nuovo cocktail dal sapore secco e inconfondibile che presto divenne di gran moda.

Ricetta dell’International Bartenders Association: 3 cl di gin, 3 cl di bitter Campari, 3 cl di vermouth rosso dolce, mezza fettina d’arancia.

Procedimento: dopo aver raffreddato un bicchiere old fashioned o tumbler basso con del ghiaccio, versare nell’ordine gin, bitter e il vermut, poi mescolare e guarnire con la fetta d’arancia.

Ma quand’ è che il negroni diventa "sbagliato"? Il negroni sbagliato non è altro che una variante del negroni classico anzi la più famosa delle varianti. Lo sbaglio tanto chiacchierato che rese il nome di Mirko Stocchetto non più sconosciuto, avvenne a Milano intorno agli anni Sessanta.

Probabilmente tutta colpa della gran folla che quella sera affollava il Bar Basso, delle ordinazioni che volavano fin sopra il banco o forse tutta colpa di quel brusio di sottofondo, ma fatto sta che fu un attimo di distrazione a far finire nel bicchiere assieme al bitter campari e al vermouth rosso il prosecco al posto del gin, vittime innocenti di uno scambio di bottiglie.

Questo fu l’errore che fece guadagnare al fortunato distratto barman la fama, conquistando con un sorso lo "sventurato" cliente che al posto del Negroni ordinato si è visto arrivare un cocktail che apparentemente non differiva dal solito drink ma il sapore era tutto nuovo, fresco e vivace, godibile e leggero, merito forse della capacità dello spumante brut di esaltare il sapore del vermouth!

Dove si beve a Palermo: da Arrè gusto, al 13 Bootleg e al Berlin cafè. Per chi è in vacanza o di stanza a Favignana (Trapani), al Camarillo brillo.
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