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Dalle sagre, ai gala, alle mostre: il Carretto Siciliano è di moda, ma qual è la sua storia?

Dalle feste di borgata alle scenografie dei party di Dolce & Gabbana il carretto siciliano è indiscusso protagonista: un tripudio di colori di cui in pochi conoscono la storia

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 4 gennaio 2018

Un abito D&G dedicato al design del carretto siciliano

Come Parigi ha la sua torre Eiffel, come Roma ha il suo Colosseo, come Londra ha il suo Big Ben, la Sicilia ha "u carrettu siciliano". Il carretto, è un tripudio di colori, di forme e di gingilli appariscenti, mescolati insieme in un’armonica confusione, quasi a voler rispecchiare perfettamente l’abbondanza della nostra terra.

E dai party esclusivi, ai matrimoni, alle mostre d'arte contemporanea e naturalmente alle feste di paese e borgata, allestire gli spazi con i Carretti sembra essere tornato di gran moda.

Nato e costruito per esigenze pratiche legate al commercio, il carretto è diventato il simbolo della Sicilia nel mondo.

Colorato, di modeste dimensioni e a tratti anche confusionario, le origini del carretto sono da far risalire all’età della caduta dell’impero romano quando, a causa del deterioramento della rete viaria, per i traffici della merce su strada era necessario usare veicoli a quattro ruote.

Trainato da un cavallo – anch’esso addobbato a dovere - il carretto, grazie alle vistose decorazioni che lo caratterizzano, si è fatto messaggero della storia e della cultura siciliana nel mondo.

Sulle sue diverse parti, infatti – tramite la scultura e la pittura – venivano rappresentati i momenti più rappresentativi della storia dell’isola, dell’epica o della religiosità popolare, dando vita a vere opere d’arte itineranti.

La sua costruzione richiedeva il complesso intervento di più mani esperte: un intagliatore realizzava tutte le parti in legno, un fabbro si occupava degli elementi in ferro battuto, “u carradore” assemblava le varie parti e un pittore decorava tutte le superfici su cui è possibile dipingere (per lo più le pareti della cassa del carro, grandi abbastanza per raffigurare intere scene).

A incuriosire sono sempre state le sofisticate decorazioni presenti in ogni parte del carretto: tra le raffigurazioni più usate, pale di fichi d’india, trinacrie, gesta eroiche di cavalieri, battaglie all’ultimo sangue, scene di caccia, immagini sacre, scene religiose e raffiguranti la vita di santi, varie forme geometriche.

Il motivo di questi decori, tuttavia, segue scopi ben precisi che vanno oltre il semplice intento del pittore di personalizzare quanto più possibile quest’opera d’arte in movimento.

Innanzitutto. In un’ottica pratica, i dipinti proteggevano il legno con cui veniva realizzato il carretto, di modo che la costruzione reggesse in buone condizioni più a lungo possibile.

La seconda funzione svolta era di tipo prettamente scaramantico: la presenza di santi e santini, infatti, in un certo senso scongiurava gli incidenti durante il percorso allontanando la malasorte.

L’ultima era una funzione di "marketing" nel senso che più erano appariscenti i dipinti e i decori dei carretti maggiormente questi attiravano l’attenzione dei passanti – potenziali acquirenti - sulla merce in vendita.

Grazie alle diverse scene raffigurate, che fossero di battaglie e momenti epici o religiosi, il carretto siciliano, grazie al suo lento vagare, è diventato un vero e proprio testo illustrato ambulante degli usi e della antica tradizione sicula, legati al passato.

Da mezzo di trasporto dei carichi di merce alternativo ai traffici via mare, oggi il carretto ha perso il suo scopo originario assumendo un valore iconico del folklore siciliano, principale oggetto di artigianato – ambito da ogni turista – quale pezzo portante della cultura popolare dell’isola.

E come non parlare dell'intera linea di moda dai costumi da bagno, agli abiti di alta moda, agli occhiali da sole, che Dolce e Gabbana hanno dedicato al carretto? E perfino la Smeg ha collaborato con gli stilisti per "Sicily is my love" una linea esclusiva di elettrodomestici.

Per chi fosse interessato ad approfondire la storia e la tradizione del carretto siciliano si consigliano il museo "Gullotti" di Bronte e il museo di Aci Sant’Antonio (entrambi in provincia di Catania).

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