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Fax minaccioso a Vittorio Sgarbi firmato Riina jr

"Candidami nel Pid, è un'offerta che non puoi rifiutare". Il sindaco di Salemi chiede di fare luce sulle minacce ricevute. Ma la lettera puzza di bufala

  • 10 ottobre 2011

Vittorio Sgarbi torna a far parlare di sé, questa volta come destinatario di una lettera a metà fra una minaccia ed una bufala. Nella primo pomeriggio di sabato 8 ottobre sarebbe stato inviato un fax, da una cabina telefonica secondo quanto sostengano dalla segreteria di Ro Ferrarese di Vittorio Sgarbi, nella quale si poteva leggere: «Ciao Vittorio sono Salvatore Riina figlio di Totò e ti volevo chiedere se mi candidi del Pid alle regionale visto che consideri Saverio Romano mafios, anch'io lo sono. Questa è un'offerta che non puoi rifiutare, in caso contrario…».

La lettera si concluderebbe con ingiurie varie dirette al sindaco di Salemi e alla madre. Evidentemente l'annuncio, da parte di Sgarbi, di volersi candidare come governatore della Sicilia col partito del ministro Romano (attualmente imputato per mafia) avrà infastidito qualcuno. La lettera, che sa un po' di presa in giro, avrebbe comunque dato molto fastidio al sindaco di Salemi, tanto da decidere di inviare una lettera al comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, al comandante provinciale, al procuratore di Marsala, al ministro dell'Interno e al prefetto di Trapani.

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«Dal momento che dalle indagini sulle minacce ricevute durante il mio mandato di Sindaco di Salemi e anche dalle intercettazioni sulla mia utenza che riceve ogni giorno una o due telefonate anonime, non si è raggiunta nessuna certezza sui responsabili, e anzi ho dovuto persino leggere nei rapporti del maresciallo dei carabinieri della Stazione di Salemi (...) che potrei addirittura averle inventate o che ne potrebbero essere autori dei collaboratori più stretti (insinuazione per la quale ho presentato una richiesta di danni in sede penale e civile), (...) sembra giusto farLe pervenire l’ultima lettera di minacce(...) (corrispondente alla residenza dei miei genitori oltre che alla mia segreteria a Ro in provincia di Ferrara) confidando che il maresciallo della Stazione di Salemi e il questore di Trapani non le vogliano ritenere confezionate da mio padre o dai mia madre. Profondamente offeso dalle conclusioni del maresciallo e del questore che non hanno in alcun modo approfondito l’origine, per esempio, delle telefonate anonime, mi auguro che, per l’avvenire conducano indagini più approfondite».

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