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Igor D'India con "Oreto - The urban adventure"

Tra liquami fognari, carcasse e meraviglie della natura: un documentario che racconta il percorso del fiume principale di Palermo, ed il suo stato di degrado

Sembra un documentario della National Geographic, ma in realtà è il racconto del fiume principale di Palermo. Stiamo parlando di "Oreto - The urban adventure", documentario del filmaker Igor D'India, oggi visualizzabile online presso il sito internet di Igor d'India, adesso anche nella versione non sottotitolata in inglese. Lui a soli 27 anni, lo scorso anno, è riuscito a stupirci seguendo in bicicletta i 2100 chilometri di percorso che fecero i Mille e Giuseppe Garibaldi, verso l'unità d'Italia, però in senso inverso, partendo da Marsala per arrivare a Torino. Oggi torna con il documentario che racconta, attraverso la forza delle sue immagini, la solitaria risalita del fiume Oreto, sino ad oggi mai documentata in video.

Una chiave di lettura diversa per raccontare Palermo e per far luce sul disastro ambientale che la nostra città vive ormai da tempo. Partendo dalla zona Sant'Erasmo, dove l'Oreto sbocca sul mare Tirreno, Igor D'India ha risalito il fiume, effettuando riprese in quattro momenti diversi dell'anno, tra l'autunno del 2010 e l'estate del 2011. Un percorso a piedi ed in acqua, tra liquami fognari, cascate, carcasse di automobili e di animali, agrumeti e meravigle della natura. «Tra le cose curiose che ho trovato lungo il letto del fiume - dice Igor - ricordo: la carcassa di una Seicento, un i-Phone, tante siringhe e una tartaruga tropicale viva, gettata lì chissà quando e da chi. Lungo la mia strada ho incontrato tanti cani randagi e anche un senzatetto che si è costruito la sua casa improvvisata sotto il ponte Oreto».

Un documentario realizzato con poco, servendosi solo di un canotto, un machete, uno zaino, una muta e due corde. E per le riprese semplicemente una telecamera superleggera ad alta definizione e una macrocamera subacquea. Il risultato è un video dalla durata di 30 minuti circa, accompagnato da commenti dello stesso Igor, che al suo pubblico tiene a precisare: «Il mio non è un documentario storico o una inchiesta, ma la mia personale esperienza all’interno del fiume e il rapporto che si è creato tra me e quello che osservavo dall’alto come una fogna a cielo aperto. Ho scoperto in realtà un percorso d’acqua che mi ha insegnato il senso di eternità. Siamo tutti preoccupati di dover salvare il fiume. Ma io, standoci dentro, ho vissuto una situazione di continuità. Il problema non è salvare l’Oreto, ma noi stessi. Perché il fiume è sempre stato là e continuerà a scorrere per sempre, anche millenni dopo la nostra scomparsa e noi stupidamente non ce lo stiamo godendo. Oggi è un non luogo, dove significato e significante non camminano insieme da tempo. Il problema principale purtroppo è la gente che ci vive intorno, che deve essere educata dalle istituzioni a rispettare il fiume, con una lunga opera di convincimento. Solo dopo si potrà parlare di riserva. Alla fine il mio è solo un documento-video che regalo alla comunità».

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