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Il “Massimo” di Bellugi tra Brahms e Bartók

Alla guida dell’Orchestra del Teatro, ci sarà Piero Bellugi, nuovo direttore artistico del Massimo, chiamato dal sovrintendente Carriglio

  • 31 gennaio 2004

Nuovo appuntamento con la Stagione concertistica del Teatro Massimo, domenica 1 febbraio, alle ore 21: sul podio, alla guida dell’Orchestra del Teatro, ci sarà Piero Bellugi, nuovo direttore artistico del Massimo, chiamato dal sovrintendente Carriglio. Il programma prevede, nella prima parte, il “Concerto in re maggiore” op. 77 per violino e orchestra di Johannes Brahms con la violinista Annick Roussin, vincitrice nel 1979 del terzo premio del Concorso Internazionale “M. Long – J. Thibaud”. Unica pagina concertistica per violino di Brahms, composta nell’estate del 1878, il “Concerto in re maggiore” op. 77 è una delle opere più amate e note del concertismo romantico. Inizialmente concepito in quattro movimenti, poi definito in tre, il “Concerto” esprime la serenità del compositore in vacanza in un pittoresco villaggio della Carinzia, sulla sponda del lago di Worth, un riposo rigenerante dopo un viaggio primaverile in Italia.

Pagina intensa e travolgente dal carattere sinfonico, in cui si integrano in modo moderno il tutti orchestrale e il virtuosismo del solista, il “Concerto” venne eseguito per la prima volta  a Lipsia il 1° gennaio 1779, sotto la direzione dello stesso Brahms e con interprete Joseph Joachim, amico, complice, consigliere, “nume tutelare” di tutta la vita per il compositore. La modernità di Brahms, il suo trattare con uguale importanza il solista e l’orchestra lasciò stupito il pubblico e la critica del tempo, impreparati all’ascolto di questa che definirono “una Sinfonia con violino obbligato” o anche un “Concerto contro il violino”. Oggi è invece questa maestria nel trattamento dell’orchestra, nell’equilibrio fra essa e il solista, nel suo non essere relegata a una funzione di semplice accompagnamento, che rende questa pagina importante e significativa nella storia dell’evoluzione stilistica.

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Nella seconda parte Bellugi guiderà la “sua” orchestra attraverso le pagine del famoso “Concerto per orchestra” di Béla Bartók. Allievo di Zoltan Kodaly, con il quale condivide le prime ricerche scientifiche e i primi studi del repertorio folklorico slavo, Béla Bartók insegna al Conservatorio di Budapest dal 1907 al 1940, anno in cui decide di andare in esilio negli Stati Uniti, a causa dell’invasione nazista del suo paese. L’America, da sempre crogiolo di molte culture, sarà per Bartók il luogo in cui operare una sintesi di quanto scoperto nel passato; la lontananza dalle radici gli avrebbe permesso una riflessione su tutte le acquisizioni di provenienza etnica, ma anche su quelle accademiche e sulle tecniche compositive di tradizione colta. Scritto fra l’agosto e l’ottobre 1943, il “Concerto per orchestra” venne eseguito, con esiti trionfali, alla Carnegie Hall di New York nel dicembre 1944.

I giornali statunitensi titolavano, forse in modo eccessivo, “La migliore composizione degli ultimi venticinque anni!”, ma in realtà questa pagina, che stilisticamente segna un deciso passo indietro rispetto ai lavori europei, è la chiave d’accesso alla comprensione dell’intero corpus compositivo di Bartók. Temi popolari, corali tedeschi, elegie impressioniste, parodie musicali, una citazione della “Marcia” tratta dalla “Sinfonia n. 7 Leningrado” di Shostakovic s’intrecciano nella partitura di questo “Concerto per orchestra”, creandouna serie di deliziosi virtuosismi orchestrali, nei quali ogni strumento si distingue per le sue caratteristiche timbriche ed espressive. Biglietti al botteghino da 18 a 6 euro. Informazioni al numero verde 800655858 o al botteghino telefono 091.6053555; e-mail: biglietteria@teatromassimo.it

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