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“L’amore ritrovato”di Accorsi e Sansa

Balarm
La redazione
  • 18 settembre 2004

Direttamente dalla 61a Mostra del Cinema di Venezia, Stefano Accorsi e Maya Sansa saranno presenti, lunedì 20 settembre alle 20.30 al cinema Dante, in piazza Lolli, 21 a Palermo, alla proiezione dell’ultimo film di Carlo Mazzacurati “L’amore ritrovato” (ispirato al romanzo di Carlo Cassola Una relazione, edito da Einaudi), di cui sono i due principali interpreti. Giovanni ha trent’anni, è sposato, ha un figlio. La sua vita scorre senza angosce né tormenti ma anche senza emozioni profonde. Durante uno dei suoi spostamenti in treno rivede Maria, una vecchia fiamma, e punta su di lei. Maria, attraversato un lungo periodo di aridità sentimentale, si concede.

Per lui la storia è chiusa, mentre per lei le cose sono più serie. I due si separano male, ma si incontrano un’altra volta e l’emozione è forte per entrambi, Giovanni stavolta s’innamora per davvero e trascorrono insieme giorni di grande intensità. Quando però Maria, per caso, lo incontra felice in compagnia della moglie e del figlioletto, questo evento del tutto normale e prevedibile la sconvolge  e le fa decidere dolorosamente di rompere di netto la relazione che le riserva solo il ruolo di amante. Nove anni dopo Maria è sposata e ha una figlia; il caso le fa incrociare nuovamente Giovanni appena tornato dal fronte; insieme riattraversano come ombre i luoghi del loro amore. Nello sguardo di entrambi la nostalgia della felicità intravista, dei giorni felici di due persone comuni che l'amore per un attimo ha reso uniche, di un innamoramento che non è mai diventato altro, ma è stato il dono reciproco dell'educazione sentimentale.

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«Questa è una storia che parla di un uomo e di una donna – spiega Carlo Mazzacurati - di un treno che corre lungo la costa tirrenica e dell'Italia di tanti anni fa, che nonostante tutto non è cosi diversa da quella di oggi. Si potrebbe definirla una storia d'amore ma io preferirei chiamarla educazione sentimentale. Il paesaggio periferico e urbano in cui è ambientata è la Toscana degli anni Trenta. Più che l'iconografia fotografica, mi ha influenzato la pittura di quegli anni: i volti, i colori, le tonalità di alcuni pittori mi hanno aiutato a creare un’atmosfera senza tempo che ho creduto più adatta per dare l'intima profondità di questa vicenda privata. Ciò che mi ha più guidato nella realizzazione di questo film è stato il desiderio di autenticità. A qualsiasi costo – conclude Mazzacurati - volevo che in ogni istante si respirasse un’aria vera. Che fossero momenti di gioia e di dolore, ho fatto di tutto perché fossi io il primo a crederci e a commuovermi»

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