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Le cipolle dell’amicizia e il ragù dell’alleanza

I nuovi appuntamenti dello psicodrammaI rapporti fra donne sono insondabili. Capirne una è difficile, figuriamoci quando si presentano in gruppo. Una sfida persa in partenza. Incomprensibili le occhiate furtive che si lanciano, comunicandosi nel giro di un secondo discussioni degne del miglior oratore. E non parliamo di quella inquietante e incondizionata solidarietà che le unisce. Pericolosissime le riunioni casalinghe, dopo le quali c’è sempre un sommovimento familiare. Parlano, parlano, parlano, le senti ciuciuliare per ore, passando dagli archetipi junghiani al decolleté sfoggiato la sera prima alla cena di apertura della stagione concertistica del teatro stabile, discorsi che si susseguono senza logica consequenziale. Questo, con le dovute differenze, il rapporto fra Rrosalia e Sccetty.

Si conoscono da sedici anni; abitano in palazzi adiacenti; i loro balconi si distanziano di cinquanta centimetri, cosa comoda assai per passarsi buatte, scodelle, biscotti; sono sempre state l’una il conforto dell’altra, con l’avallo dei mariti, ormai compari.
Ore 9: con la santa matinata, dopo avere sistemato i letti, rassettato e pulito bagni, corridoio e salotto, Rrosalia e Sccetty vanno a fare la spesa, approfittando dell’uscita di mariti e figli. Salutano 'u Zù Caloggiaro e proseguono per la putia del macellaio: Addolorato Fortunato.



Sccetty ha ordinato un bellu pezzo di codone da 800 grammi. «Signò Addolorato, però lei isa troppo!» « Ma che iso? Qua, l’unica cosa che si isa è la mia schiena! Tuttu u rriesto è friscanzana!» «Continui accussì e vedrà!» «Io vedo solo carne bella: la mia!» «Questo è da vedere!» «E picchì, unn'a viri?», dice Addolorato alzando un sopracciglio con fare provocatorio. «Signò Addolorato parrasse buona e ‘un si prindisse ‘sta confirienza ca’ un c’ha riette nuddu!» «Scusasse, mica voleva offenderla io!»

Innervosite da questa vastasata Rrosalia e Sccetty vanno a casa, pensando se raccontare o meno l’accaduto ai mariti. Appena rincasata Sccetty inizia subito a preparare il ragù, anche per tenere occupata la mente. Avvolge il tocco con le fette di lardo, scioglie tre cucchiai di estratto in acqua calda e affetta le cipolle. Si, ma ha dimenticato di comprarle. Rrosalia. Si affaccia e la chiama. Per fortuna Rrosalia è in cucina. «M’appe a scordare le scipolle, che fa’ ti secchi se me ne dai tre grosse?»

Rosalia immediatamente riempie un sacchetto e lo consegna all’amica, poi le schiaccia l’occhio «‘Un ci pinzari cchiù!» Sccetty affetta le scipolle, le soffrigge in un tegame con l’olio extra e rosola il tocco di carne da tutti i lati. Aggiunge un bicchiere e mezzo di vino rosso corposo, l’estratto già sciolto, una foglia di alloro, un chiodo di garofano. Chiude il tegame col coperchio e lascia cuocere a fuoco basso per qualche ora. Nel frattempo finisce le pulizie: niente pasta fresca oggi. Troppo nervosismo! Una volta cotta la carne, estrae il tocco e lo sfilaccia. Rimette questi straccetti nel sugo e fa addensare ancora, aggiungendo, se necessario, un cucchiaino di zucchero per stemperare l’acido del pomodoro. Infine riempie le buatte per la preziosa amica e con il panaro glieli passa e mette da parte quello per lei.

«Ma dove sono i tuoi?» chiede Rrosalia preoccupata. «Tano è restato a lavoro e le bambine da mia madre». «E picchì non me lo hai detto? Vieni a mangiare con noi. Ho fatto i maccheroni freschi. Lo sai che da me si mangia tardi! Amunì, spirugghiati!» «Vabbene, allora chiste te li porto a mano, manco pi fari complicazioni. E poi che ti porto?» «La tua amicizia!» E come si suol dire: chi trova un amico trova un tesoro!

L'Abbinamento

Se «il pasto è la parte materiale della nostra alimentazione, […] il vino è la parte spirituale del nostro alimento». Così lo scrittore francese Alexandre Dumas sintetizzava il profondo legame che unisce il cibo ed il vino: un intreccio assolutamente inscindibile a cui è proibito sottrarsi. La diversità di opinioni è certamente insita nell’uomo, ma chi «beve solo acqua ha un segreto da nascondere» affermava Baudelaire. Questo di sicuro non ci riguarda! E’ ovvio che non tutti i vini si sposano alla stessa maniera con le pietanze cui sono abbinati; come sempre è l’analisi sensoriale dei nostri alimenti ad indicarci la corretta strada da seguire.

Il ragù di carne è un piatto decisamente strutturato: il manzo e soprattutto il lardo ne sono i principali responsabili.Ciò che colpisce il palato, dopo l’assaggio, è la lunga persistenza gustativa, accompagnata da una leggera untuosità. Queste considerazioni suggeriscono uno degli elementi indispensabili nel vino che andremo ad abbinare: il tannino. La scelta cadrà quindi verso un vino rosso, non un prodotto necessariamente corposo, ma un rosso giovane con una buona freschezza e persistenza gusto-olfattiva, ed una discreta base alcolica. La ricerca empirica sul caso conduce verso il vitigno più famoso della nostra regione: il Nero d’Avola.

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