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Legambiente: la Sicilia domina nell'abusivismo edilizio

Nuovi preoccupanti dati arrivano dall'associazione Legambiente, secondo cui la Sicilia guida la classifica 2013 dell’abusivismo edilizio nelle aree demaniali costiere

Fabio Ricotta
Giornalista e imprenditore
  • 27 febbraio 2014

Abbiamo occupato le coste, i letti dei fiumi, i pendii delle montagne, senza pensare, non solo al danno paesaggistico, ma nemmeno al pericolo di realizzare case, terrazze, alberghi, scuole, uffici in aree dove non si dovrebbe nemmeno piantare una tenda da campeggio. Con queste parole l'associazione Legambiente getta in allarme la Sicilia, che secondo alcune statistiche, è alla guida della classifica del 2013, per l'abusivismo edilizio nelle aree demaniali costiere.

Iil 2013 è stato un anno ricco di demolizioni, anche molto importanti come gli scheletri di Lido Rossello e di  Scala dei turchi sulla costa agrigentina ad esempio, rimossi dopo vent’anni di battaglie legali, ed è stato anche un anno denso di tentativi per approvare in Parlamento un nuovo condono mascherato sotto le forme più diverse.

Tra emendamenti e disegni di legge, Legambiente ne ha contati cinque. Ben 22 dal gennaio del 2010, tutti rispediti al mittente, anche grazie all’attiva opposizione dell’associazione. Ma l’ultimo, il ddl Falanga è passato un mese fa al Senato con 189 sì, 61 no e 7 astenuti.



La Sicilia guida la classifica 2013 dell’abusivismo edilizio nelle aree demaniali costiere, con 476 illeciti, 725 persone denunciate e 286 sequestri. Nella regione, ci sono sempre state enormi difficoltà ad applicare la legge che prevede l’acquisizione e la successiva demolizione degli immobili: sono ancora in piedi le circa 5mila case costruite sulla spiagge di Castelvetrano-Selinunte e di Campobello di Mazara (solo una piccola parte delle circa 50mila stimate su tutte le coste siciliane), le 560 case nella zona di massima tutela della Valle dei Templi, le oltre 400 della Riserva della Foce del Simeto a Catania, i circa 360 immobili di Pizzo Sella, la famigerata “collina del disonore” a Palermo, di cui 300 sono scheletri.

Accanto alle promesse di sanatoria, il nuovo cemento illegale può contare su un altro “incentivo” micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Il rapporto tra ordinanze ed esecuzioni è bassissimo: le demolizioni superano di poco il 10%.

L’attivismo di alcune Procure siciliane che hanno diffidato nell’ultimo anno e mezzo le  amministrazioni comunali perché applicassero la legge, con l’acquisizione e la  demolizione degli abusi non sanati, ha prodotto il disorientamento e la resistenza di chi aveva trovato finora tutti gli alibi possibili per evitare un atto obbligatorio ma che veniva considerato impopolare.

«Da qualche mese a questa parte – dice Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – si sono potuti apprezzare i primi positivi effetti con demolizioni importanti come quella di Scala dei Turchi, ma non sono mancate reazioni di senso contrario».

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