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Nobiles Officinae: in mostra i tesori della corte normanna

I preziosi manufatti degli opifici reali, dopo Palermo saranno da aprile al Kunsthistorisches Museum di Vienna

  • 5 febbraio 2004

Un incanto per gli occhi, un tripudio di ori, gemme, tessuti, ricami attendono il visitatore della mostra “Nobiles Officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo”, visitabile fino al 10 marzo al Palazzo dei Normanni di Palermo, in piazza Indipendenza (da martedì a venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 18; sabato, domenica e festivi dalle 9  alle 12.30; ingresso 4 euro). Dopo quasi otto secoli, i capolavori realizzati tra il XII e il XIII secolo dai laboratori della corte normanna, annessi al Palazzo Reale di Palermo, tornano per la prima volta nei luoghi in cui furono creati.

I preziosi manufatti degli opifici reali, oggi conservati in collezioni pubbliche e private italiane e internazionali, dopo Palermo saranno da aprile al Kunsthistorisches Museum di Vienna, il prestigioso museo austriaco che ha collaborato all’organizzazione della mostra, curata dalla storica dell’arte esperta medievalista Maria Andaloro e promossa dalla Soprintendenza di Caltanissetta, in occasione dei venticinque anni dei Beni Culturali in Sicilia. Proviene proprio dalla Schatzkammer del museo viennese uno dei pezzi forti dell’esposizione: la fodera del celebre manto purpureo di Ruggero II d’Altavilla, primo re normanno di Sicilia (1130-1154), ricamata con fili d’oro,perle e smalti, raffigurante scene della Palermo araba.



Il manto, invece, potrà essere ammirato soltanto a Vienna, mentre a Palermo viene “evocato” attraverso delle proiezioni video. La mostra è divisa in più sezioni, che seguono la periodizzazione dei manufatti, prodotti al tempo di Ruggero o durante gli anni del casato svevo di Federico II. Ai preziosi oggetti degli opifici reali si accompagnano anche opere coeve prodotte in altri ambienti, come la porta bronzea della tomba di Boemondo d’Altavilla a Canosa, opera di Ruggero da Melfi, con ageminature e scritte in caratteri cufici. Dal Tesoro della Cattedrale di Palermo proviene la corona di Costanza d’Aragona, moglie di Federico II, particolarmente rappresentativa dell’abilità degli artigiani greci, arabi ed ebrei che lavoravano nelle officine reali (assimilabili ai ‘tiraz’ arabi o agli ‘ergasterion’ di Costantinopoli), ove furono realizzati drappi, broccati, fastosi parati regali e liturgici, oggetti d’oreficeria, avori, smalti e cristalli di rocca, oggi visibili nella mostra palermitana.

La corona, a forma di cuffia, è composta da una calotta in argento dorato ricoperta d’oro lavorato in filigrana ‘a vermicelli’ (lavorazione tipica del laboratorio palermitano), ed è arricchita da bande intessute di perle, pietre preziose e smalti, con lunghi pendenti in oro e perle, motivo tipico della tradizione bizantina. Tra i pezzi più interessanti dell’esposizione, poiché sottolineano il sincretismo culturale tipico del regno normanno, segnaliamo le grandi iscrizioni arabe scolpite a caratteri naski su marmo, commissionate da Ruggero II per il Palazzo Reale e rinvenute nella Cappella Palatina, conservate nei depositi della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo e restaurate in occasione della mostra dal laboratorio del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. L’esposizione è corredata da un ricco apparato didattico, che permette di percorrere questo viaggio tra ori, cristalli, ostensori, stauroteche, evangelari ricoperti di gemme, stoffe e gioielli sull’onda della suggestione dei racconti dei testimoni di quell’epoca lontana in cui Palermo, secondo le descrizioni del viaggiatore arabo Ibn Giubair, era “antica e bella, splendida e graziosa, città meravigliosa”.

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