LA RIFLESSIONE

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Non rinunciate a sognare, magari leggendo un libro

Le case editrici chiudono i battenti ma c'è chi ha intenzione di scommetterci ancora. Renato Magistro, erede della legatoria Leima, esorta a non demordere

Renato Magistro
Ospite
  • 22 aprile 2013

Fare impresa: questo imperativo sembra balzare periodicamente agli onori delle cronache. E, a sentire certi commenti, non esiste nemmeno la “giusta distanza” nei confronti di queste parole. Fare impresa: facile, difficile, alla portata di tutti, o solo un ideale irraggiungibile? La verità sta sempre nel mezzo. Lo leggiamo sui giornali, su internet, nel malcontento che attraversa i social network: l’impresa in Italia, perdonate il gioco di parole, è ardua. Se poi tale impresa è volta alla cultura, gli ostacoli sembrano quasi insormontabili.

Che cosa dovrebbe farsene un paese in piena crisi economica di una cultura che non sfama e non veste? Quali sono i motivi profondi per spendere quei soldi, che molti di noi ormai contano per arrivare a fine mese, in un cibo che nutra solo l’anima? Per molti, la parola cultura sembra ormai indicare la roccaforte di uno stantio e sparuto gruppo di intellettuali demodé che non sanno come meglio spendere il proprio tempo - dal momento che sono disoccupati o, come si direbbe a Palermo, schiffarati -.

Così la lettura diventa solo essenziale, cronachistica, quando non è un fast food rubato su internet. Il libro, questo sconosciuto, si potrebbe chiosare tristemente. Le case editrici chiudono i battenti, o investono nei pochi settori ancora vitali, perché pragmatici. Le librerie soffrono la mancanza di acquirenti e l’intero sistema sembra collassare su se stesso, obbligando i pochi superstiti a una assurda guerra tra poveri. Ma se invertiamo la prospettiva, e dal cannocchiale passiamo al microscopio, vediamo che la realtà può essere diversa.

L’ho scoperto personalmente quando, per un caso fortuito, ho lanciato ad alcuni amici la proposta di aprire, proprio qui e ora, una nuova casa editrice. L’ho scoperto negli occhi dei collaboratori che si sono mostrati entusiasti di investire la propria professionalità in una scommessa; negli occhi degli autori, che non si sono tirati indietro, ma che generosamente hanno prestato l’opera del loro intelletto a questi neonati dell’editoria; e soprattutto negli occhi, affamati, curiosi, attenti, dei nostri futuri lettori, che ancor prima di poter avere in mano uno dei nostri libri, si sono dimostrati attentissimi e ansiosi, quasi pressanti - benevolmente - con le loro richieste di nuovi volumi.

È vero, noi partiamo da un passato forte, che è l’azienda di famiglia fondata da mio padre, la legatoria Leima, che da oltre un ventennio si prende cura di confezionare libri. I numeri non ci aiutano, e siamo consapevoli che la divulgazione della cultura ha ormai più a che fare con il volontariato che con l’impresa propriamente detta. Il nostro intento è però di traghettare il passato verso un futuro che non sia dimenticanza della tradizione, ma ampliamento ed evoluzione della stessa, al servizio di un pubblico che starà forse cercando di sopravvivere alla crisi, ma che non ha rinunciato a sognare, a crescere, a capire. Anche e soprattutto attraverso la lettura di un buon libro.

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