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Pericoli, paesaggi in prima alla Galleria 37

In esposizione alla Galleria d’Arte Trentasette di Palermo fino al 15 novembre

di Marina Giordano
  • 26 ottobre 2003

Con la mostra Tullio Pericoli la Galleria d’Arte Trentasette (via Albanese 37 a Palermo) continua il suo lavoro di ricognizione dell’opera dei maestri dell’arte italiana del Novecento, sui quali ha concentrato l’attenzione in questi ultimi anni. Si tratta della prima esposizione personale dell’artista, nato a Colli del Tronto (Ascoli Piceno), ma che vive e lavora a Milano dal 1961. In esposizione (fino al 15 novembre, tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20), una trentina di pezzi, tra oli e acquerelli, datati tra la fine degli anni Novanta al 2003, con un unico filo conduttore: il tema del paesaggio.

Non si tratta di vedute meramente rappresentative, ma di trascrizioni di una realtà vista, sì, ma poi trasfigurata attraverso i sogni, la memoria, e soprattutto le emozioni dell’anima. Sono i paesaggi del territorio marchigiano, i luoghi della sua infanzia e giovinezza, che la finzione fantastica trasforma in scenari di storie fiabesche, fatti di accostamenti improbabili, con grandi cesti di mele e melograni che fluttuano nei campi come protagonisti di racconti picareschi alla ventura. La leggerezza guizzante del segno e il senso forte di narratività – anche senza la presenza reale di personaggi, che lo spettatore non tarda a immaginare mentre si aggirano per le campagne e per le colline dipinte a tinte lievi – tradiscono il forte ruolo giocato in Pericoli pittore dalla sua attività di illustratore e disegnatore: per anni, infatti, ha collaborato con “Linus”, “Il Corriere della Sera”, “La Repubblica”, il settimanale “L’Espresso” ed ha realizzato i disegni per volumi di importanti case editrici.

Tra questi, spiccano quelli per “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono (Salani edizioni) una raccolta di disegni narranti la storia in parallelo al racconto breve, assolutamente poetico, dello scrittore francese. È piacevole riconoscere negli alberelli che costellano con le loro chiome verdi le altrettanto verdi collinette dei dipinti esposti a Palermo, i boschetti di querce e aceri e i faggeti piantati con dedizione dal protagonista del libro, Elzéard Bouffier, che riuscì a far fiorire un deserto, concentrando nell’atto del piantare alberi tutta la forza di un gesto di amore verso l’umanità.

Nei campi dai toni sfumati di giallo, ocra e verde, negli orizzonti larghi e lontani che fanno perdere lo sguardo nel profondo dell’immaginazione, nelle linee rapide che tracciano percorsi fantastici, senza alcuno stupore, potremmo incontrare personaggi strani e poetici come quello di Giono, o vedere apparire come nei miraggi delle “Mille e una notte” i profili turriti e aguzzi di città magiche, o meglio ancora invisibili, come quelle descritte da Italo Calvino, scrittore al quale Tullio Pericoli, per affinità elettiva e per amicizia reale si sente legato. Un viaggio poetico da non perdere.

 

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