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Piero Bellugi, “dedicato” a Brahms

Floriana Tessitore
Ospite
  • 28 maggio 2004

Cambio di interpreti e di programma per l’ultimo appuntamento della Stagione concertistica 2003/2004 del Teatro Massimo, sabato 29 maggio eccezionalmente alle ore 17: invece del previsto del concerto di arie verdiane con il soprano Maria Guleghina e la bacchetta di Andrea Licata, sul podio salirà il direttore artistico del Teatro Piero Bellugi, per proporre una serata interamente dedicata a opere di Johannes Brahms: “Ouverture "Tragica" op. 81, il Doppio concerto per violino, violoncello in la minore op. 102” (solisti Salvatore Greco e Kristi Crumb, prime parti dell’Orchestra del Teatro) e la “Sinfonia in fa maggiore n. 3 op. 90”. L’Orchestra del Teatro Massimo sarà quindi impegnata in tre famose pagine della maturità brahmsiana sotto la guida del musicista che da alcuni mesi sceglie gli indirizzi artistici della Fondazione. Nato a Firenze, Bellugi si è diplomato in violino e viola presso il Conservatorio della sua città, per poi dedicarsi agli studi di composizione e direzione d’orchestra sotto la guida di Luigi Dallapiccola, Igor Makevitch e Leonard Bernstein. Nel corso della sua lunga carriera, ha guidato importanti orchestre nei teatri delle più importanti città del mondo, da Parigi a Berlino, da Budapest a Vienna, Tel Aviv, Praga, Madrid, Lisbona, collaborando con illustri solisti quali Salvatore Accardo, Vladimir Ashkenazij, Severino Gazzelloni, Mistislav Rostropovic, Anton Rubinstein, Isaac Stern e Uto Ughi. Si è inoltre dedicato alla diffusione del repertorio contemporaneo, eseguendo pagine di numerosi autori del nostro tempo fra i quali Berio, Bussotti, Gentilucci, Messiaen, Milhaud, Nono, Penderecki, Petrassi, Sciarrino e Tutino. Intensa è inoltre la sua attività come insegnante presso l’Accademia Chigiana di Siena, la Scuola di musica di Fiesole, i Conservatori di Firenze, Roma e Torino, l’University of California a Berkeley, il New England Conservatory di Boston.

Composta nell’estate del 1880, nell’amata cittadina termale di Ischl, poco distante da Vienna, l’Ouverture "Tragica" op. 81 fu offerta da Brahms (insiema alla coeva Ouverture “Accademica” op. 80) come rigraziamento all’Università di Breslavia per la laure honoris causa conferitagli nel marzo del 1879. “Questa Ouverture va considerata tra le più felici creazioni orchestrali di Brahms. Costruita in forma-sonata, essa presenta volentieri contrasti dinamici, un colore corrusco, solo di rado allietato da qualche episodio di lirica distensione. E anche qui, come in altre composizioni sinfoniche di questo autore, la conclusione sembra quasi esasperare ilpotenziale drammatico degli sviluppi precedenti, rimanendo in una zona fosca, nella tonalità di re minore che acquista accenti tragici degli di un Beethoven” (S. Martinotti). Si colloca nei mesi estivi anche la composizione del “Doppio concerto per violino e violoncello op. 102”, non a Ischl però ma a Hofstetten, sul lago svizzero di Thun, nel 1887. Si tratta dell’ultima opera orchestrale di Brahms, seguita soltanto da pagine cameristiche e da deliziosi Lieder, una pagina difficile e controversa sia per la scelta di unire violino, violoncello e orchestra che per il contenuto espressivo, specchio dell’animo di Brahms, in perenne lotta tra un tono più brillante, concertistico, e un altro più intimo e colloquiale. In tre movimenti, questo Doppio concerto racchiude fra un Allegro pluritematico e un baldanzoso Finale, un famosissimo Andante in forma di Lied tripartito, una ampia ballata in cui risuonano le voci e i suoni delle Alpi, tanto cari al compositore.

La “Sinfonia in fa maggiore n. 3 op. 90” è una delle pagine più note del repertorio sinfonico dell’Ottocento, immortale per l’incipit trionfale e drammativo dell’Allegro iniziale, affidato ai fiati, per la semplicità e l’affettuosa malinconia brahmsiana dell’Andante, per il celeberrimo tema dei violoncelli che apre il Poco Allegretto e per il conclusivo Allegro, summa del limguaggio sinfonico del compositore, un melange perfetto di ispirazione e tecnica, scienza teorica e sublime artigianato. Considerata la più perfetta delle quattro Sinfonie di Brahms, la Terza viene composta nei mesi estivi del 1883, a Wiesbaden in Renania e in essa trovano compiutezza l’intensità drammatica tipica del tardo Romanticismo e la serenità contemplativa e la riflessione tipici dello stile brahmsiano della maturità. “Non so dire quale movimento prediligo. Nel primo mi abbaglia il brillio dell’alba che sorge, raggi di sole che tremano fra gli alberi mentre tutto si apre alla vita. Il secondo è puro idillio […]. Il terzo somiglia ad una perla, una perla grigia simile ad una lacrima melanconica. Poi la passione dell’ultimo tempo: una tale bellezza da togliermi la parola (Clara Schumann). Biglietti al botteghino da 18 a 6 euro. Informazioni al numero verde 800655858 o al botteghino tel. 091.6053555; e-mail biglietteria@teatromassimo.it

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