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Sideways, in vino veritas (e qualcos’altro)

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 22 febbraio 2005

Sideways - In viaggio con Jack (Sideways)
U.S.A. 2004
Di Alexander Payne
Con Paul Giamatti, Sandra Oh, Thomas Haden Church

L’idea del viaggiare esercita sempre un certo fascino, qualunque sia la destinazione dello spostamento, risiedendo proprio nel cammino più che nella meta, lo strumento di liberazione da pensieri e afflizioni varie. È questo infatti, che consente la tanto agognata rigenerazione (e talvolta necessaria) dello spirito: il semplice allontanamento dalla consuetudine, quel salutare cambiamento di abitudini, anche solo per qualche giorno, che ci dà l’illusione (da saper poi amministrare con saggezza, perchè può darsi che solo di questa ci si debba accontentare) di avere cambiato qualcosa. Ma in ogni caso qualcosa veramente accade, anche quando sembra non accada nulla. Per fortuna non sappiamo che cosa il destino abbia in serbo per noi (e qualche sorpresa piacevole ogni tanto c’è), ma ecco che, osservando con attenzione, le occasioni per rinnovarsi (per chi desidera farlo) si trovano. In questa piacevole commedia americana di Alexander Payne (il regista del bel film “A proposito di Schmidt”), già in odor di oscar con ben quattro candidature, “Sideways - In viaggio con Jack” (con Paul Giamatti, Sandra Oh, Thomas Haden Church, una produzione del 2004), non è il viaggio il solo elemento topico di riferimento, corredato dalle suddette considerazioni, ma anche il vino.

Infatti, Miles (Paul Giamatti), grande esperto del nettare degli dei (oltre che aspirante scrittore) e Jack (Thomas Haden Church), attore belloccio non tanto affermato, amici fin dai tempi del college, per celebrare l’addio al celibato di quest’ultimo, in procinto di sposarsi con una ricca fidanzata, partono per un giro di degustazioni in una zona vinicola della California. L’atmosfera che si respira, tra la malinconia imperante di Miles (non ancora ripresosi da un lacerante divorzio e frustrato dai difficili inizi della sua carriera di scrittore) e le ardimentose prestazioni del promesso sposo (da vero trombeur de femmes), richiama un po’ Woody Allen, ma senza dubbio l’arma vincente del film è la strepitosa sceneggiatura che coniuga in maniera originale i due temi eccellenti. Bravi tutti gli attori, perfetti nei loro ruoli, sia i due esilaranti protagonisti che le due interpreti femminili ed interessante, oltre che piacevole, questa incursione quasi documentaristica nelle aziende e nelle tradizioni vinicole oltre oceano. E quel che diverte è la scoperta che, infine, analizzando le qualità del vino, l’illustre bevanda, oltre ad accompagnare ogni momento saliente dell’esistenza, aiuti anche a leggere dentro se stessi.

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