Teatro Biondo: i dati di una stagione dal segno positivo
Il Teatro Biondo di Palermo chiude la stagione 2015/2016 con dati incoraggianti per il futuro: risparmi sui costi di gestione e maggiori investimenti nelle nuove produzioni
Tempo di bilanci al Teatro Biondo di Palermo: si chiude quella che si può definire una stagione soddisfacente sia per il pubblico che per l'aspetto amministrativo.
Nonostante la progressiva diminuzione dei fondi dei soci del Teatro, che dei circa 6 milioni e mezzo del 2013 è stato versato il 25% in meno nel 2016, la linea intrapresa è stata quella dei maggiori investimenti nella produzione.
Nel 2013 il budget per i nuovi spettacoli era pari a quasi 900.000 euro: nel 2016 la cifra è salita a quasi un milione e mezzo. Segno più anche per le vendite delle produzioni: dai 250.000 euro del 2013 al milione netto di quest'anno.
Il maggiore investimento sulla produzione è un effetto di un risparmio considerevole alle voci del costo del personale e dei costi di gestione che, nel primo caso equivalgono a circa il 30% in meno, nel secondo al 35%.
Più soldi sono invece arrivati dal finanziamento ministeriale, basato sui parametri di quantità delle produzioni, ma anche sulla qualità delle stesse, facendo così aumentare i fondi di 250.000 euro rispetto al 2013. Il Biondo è stato anche riconosciuto dal ministero come teatro di rilevante interesse culturale.
I dati del pubblico sono anch'essi incoraggianti: se una lieve flessione è stata registrata sul numero di abbonati - dovuta all'abolizione di 5 turni di abbonamento in Sala Strehler - quest'anno si è registrato un aumento dello sbigliettamento: da 17.734 spettatori paganti della scorsa stagione si è arrivati a quota 20.766.
«L'aspetto più positivo è la risposta del pubblico che ci ha seguiti anche nelle scelte programmatiche più ostiche - dichiara il direttore del Teatro Biondo, Roberto Alajmo - Da un altro punto di vista, invece, la situazione non è per niente rosea e il futuro rimane incerto: se non si prevede un piano straorinario per le realtà siciliane, anche il nostro teatro potrebbe condividere l'attuale situazione dello Stabile di Catania».
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