IL SOGNO ROSANERO

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Volare basso e senza equivoci tecnico-tattici

  • 23 gennaio 2006

“E’ seriamente difficile commentare una partita del genere”. Parole di Gigi Del Neri nel dopo partita di Inter-Palermo, anticipo del sabato che ha fatto seguito alla sfida col Parma nel turno infrasettimanale. Se il Palermo non gioisce per il risultato finale della gara coi nerazzurri, gli uomini di Mancini hanno poco di che gioire a loro volta. L’Internazionale, di nome e di fatto con ben dieci giocatori stranieri su undici schierabili, ha sofferto un Palermo incerottato e ridotto all’osso e ne ha avuto ragione sfruttando tre calci piazzati: non ci sembra un buon viatico per rincorrere una Juventus da record. Ma perdere contro Juve, Milan ed Inter ci sta, perché le forze in campo sono diverse e figlie di un divario economico che è tema di discussione in questi giorni tra grandi e medio-piccole del calcio italiano. Il Palermo semina tanto ma raccoglie poco. E’ diventato un tormentone per i fans rosa e lo è diventato anche per Zamparini e Del Neri, mente e braccio di questa squadra. Riavvolgendo il nastro e tornando alla partita di mercoledì contro il Parma, dopo un primo tempo da incubo (i più maliziosi hanno seriamente pensato che il Palermo giocasse contro Del Neri), i rosanero si sono affidati al neo-acquisto Di Michele da Guidonia ed alla felice intuizione di Del Neri, che ha tolto un evanescente Caracciolo ed ha inserito un più reattivo Godeas a supporto di Di Michele prima punta. Ma non è bastato un secondo tempo da incorniciare e la conseguente vittoria.



Proviamo a spiegarne i motivi: la coppia Corini-Barone non è compatibile per la poca propensione al ruolo di interditore di Barone che toglie peso e filtro al centrocampo ed obbliga Corini, ormai avanti negli anni, ad un super lavoro di regista-interditore che non gli si addice. Basta vedere i gol presi dal Palermo per rendersi conto che gli avversari lo bucano sempre al centro del campo ed hanno vita facile a trafiggere una difesa schierata rigorosamente in linea e che può far ben poco per arginare due-tre avversari lanciati a rete. Le fasce rosa, nelle intenzioni di Del Neri, necessitano di due stantuffi che assicurino rapidità in avanti e copertura in fase di ripiegamento. Ammiriamo i progressi di Gonzalez anche in fase di copertura, ma che in questo Palermo manchi qualche interprete con le caratteristiche richieste dal tecnico, ci sembra evidente. In sostanza al Palermo attuale mancano altre due pedine per completare l’organico e togliersi altre soddisfazioni: un interditore di centrocampo che abbia anche qualità tecniche ed una buona ala. Il mercato è importante per dare al Gigi di Aquileia delle valide alternative e per innescare una sana competizione in ogni reparto. A tal proposito è emblematica la dichiarazione post-partita con l’Inter dello stesso tecnico: “Del resto guardando la panchina non è che avessi tante alternative".
Un plauso alla società per gli arrivi di Di Michele e Godeas. Ci aspettiamo l’arrivo di un “Godeas di centrocampo” dando un’occhiata al campionato cadetto, pieno di buoni giocatori desiderosi di potersi giocare una chance nel massimo torneo. Ma questo Foschi lo sa bene e sarebbe delittuoso gonfiare i portafogli altrui senza aver preso in considerazione una possibilità del genere. Ottimo anche l’acquisto di Agliardi, giovane portiere del Brescia e difensore dei pali della Under 21 di due anni fa oltre che del Brescia in A.

Motivi per sorridere ce ne sono, basta solo non puntare troppo in alto con la fantasia. Peccheremmo tutti di presunzione e potremmo fare la fine di Icaro che, dotato di ali di cera e desideroso di raggiungere il sole, finì con il precipitare rovinosamente a terra. Un ultimo pensiero va alla moda che ha inaugurato Cassano (primo mentore ne fu Chinaglia col suo “vaffa” al tecnico Valcareggi) e che l’altra sera a San Siro ha visto protagonista Caracciolo al momento della sostituzione: il calcio è un gioco di squadra e gli interpreti, che, val la pena ricordare, sono ampiamente pagati, hanno l’obbligo di rispettare senza fiatare le scelte del tecnico, giuste o sbagliate che siano. Caracciolo è un ragazzino di 23 anni e a tal proposito rimpiangiamo i Fascetti ed i Mazzone che tornando negli spogliatoi avrebbero dato qualche “affettuoso buffetto” a chi si rendeva protagonista di esternare più o meno civilmente il malcontento per la sostituzione. A Caracciolo possiamo solo dire di prendere esempio da un certo Del Piero che rispetto a lui qualcosa nel calcio ha dimostrato. Accettare senza fiatare, così come si accettano i bei quattrini contenuti nei lauti contratti economici firmati.

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