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Nino Spina è ai domiciliari: il mercante di cuccioli resta a casa (in teoria) per un anno

A Palermo lo conoscono tutti: dice di essere mosso da buone intenzioni ma da anni è accusato di maltrattamento e accattonaggio. Ora è agli arresti domiciliari

Caterina Damiano
Giornalista e Coordinatrice di redazione di Balarm
  • 5 marzo 2018

Nino Spina, il venditore di cuccioli

A piazza Verdi davanti il teatro Massimo, ma anche sotto i portici di via Ruggero Settimo o a Mondello: con uno slogan urlato a gran voce e apparentemente benefico, "Aiutatemi ad aiutarli", il venditore di cuccioli Nino Spina attirava l'attenzione di palermitani e turisti cercando di dare in affido (dietro compenso) i cuccioli di cui si circondava. Una situazione che pare essere cambiata: adesso Spina si trova agli arresti domiciliari.

Dopo le infinite segnalazioni arrivate da ogni parte della città e del web (è nata anche una pagina Facebook dedicata) e a causa delle denunce per accattonaggio e maltrattamento di animali, negli scorsi mesi a Spina era stato imposto dal Tribunale di Palermo anche l'obbligo di dimora.

Cosa significa? Che in sostanza non aveva più l'autorizzazione legale a stare nelle sue consuete zone di attività, un ordine che evidentemente non è stato rispettato.

Spina ha infatti continuato a posizionarsi, insieme a tanti cuccioli di piccola, media e grossa taglia trotterellanti e inconsapevoli, in diverse zone di Palermo a lui vietate.

Perché l'attività di Spina era (ed è) illegale? Perché l'affido di un animale da compagnia deve seguire un preciso iter che prevede controlli prima e dopo l'arrivo dell'animale in casa, con colloqui obbligatori tra affidanti e affidatari e documenti che testimonino l'intero procedimento.

L'unico documento rilasciato da Spina, invece, era un foglio di carta scritto a penna, da lui. L'operazione, nel complesso, era piuttosto semplice: per l'affido bastava un rimborso spese che andava dai 25 euro in su per recuperare i costi dei vaccini e delle cure mediche (non documentate) di cui si era preso carico fino a quel momento.

Di fatto però si tratta di compravendita illegale, senza contare che nel caso in cui non fosse stato possibile portare via subito l'animale, Spina dava anche la possibilità di "bloccarlo" con un piccolo acconto (5 euro), chiedendo il numero di telefono all'interessato.

Poi, nel caso non si tornasse da lui, chiamava - rigorosamente da anonimo - per capire se il cliente fosse davvero interessato o meno e l'acconto veniva comunque trattenuto.

Le segnalazioni e le denunce sono state moltissime. E ora, dopo la violazione dell'obbligo di dimora, il Tribunale di Palermo ha emesso un provvedimento di detenzione domicilare della durata di un anno che gli è stato notificato dagli agenti di polizia del commissariato Zisa, recatisi nell'appartamento dell'interessato.

Nonostante non sia stata dimostrato l'utilizzo di fattrici (femmine di diverse razze detenute e costrette ad accoppiarsi e partorire ripetutamente) - accusa spesso mossa nei confronti di Spina - gli agenti in questione hanno trovato ventiquattro cani di diversa età tenuti all'interno di una costruzione precaria fatta di lastre di eternit sul tetto della palazzina di Cruillas, dove Spina abita.

I cani di provenienza ignota sono stati affidati a un'associazione animalista e Salvatore Libero Barone, un volontario palermitano, ne ha documentato anche le condizioni, al fine di chiedere aiuto a chiunque: gente che possa ospitare i cuccioli ma anche associazioni.

Molti dei cani sono malati (hanno la rogna e la leishmania, malattie comunque curabili) e gli agenti della polizia hanno chiesto aiuto per evitare l'ingresso in canile municipale, che viste le cure necessarie potrebbe essere una condanna.

Premesso che chiunque avvisti Nino Spina in giro per Palermo è autorizzato a chiamare le forze dell'oridine, per sapere come aiutare i volontari vi rimandiamo al post scritto su Facebook dall'animalista.

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