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Non solo Liberty: a Mondello (e a Palermo) anche il Dopoguerra ha i suoi capolavori

Prendiamo per esempio villa Scimemi-Vaccaro, opera di passaggio realizzata tra il 1948 e il 1950: tra foreste di pilastri in cemento, vasche, mosaici e geometrie

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 18 maggio 2018

Villa Scimemi Vaccaro a Mondello

Incastonata nel punto più esclusivo di Punta Celesi, a principio di via Principessa Giovanna a circa 10 metri dal mare del meraviglioso golfo di Mondello si trova, circondata dal verde, una delle ville più belle di Sicilia.

È villa Scimemi-Vaccaro, opera matura e di passaggio realizzata tra il 1948 e il 1950 da uno dei protagonisti indiscussi del panorama cattedratico e professionale italiano di respiro europeo, il professore Giuseppe Samonà.

Samonà, laureatosi nei primi anni Venti con Ernesto Basile, allievo romano di Enrico Calandra come moltissimi altri siciliani, docente a Napoli durante il regime Fascista, rifonderà già dal 1948, l'istituzione progettuale universitaria veneziana ricostruendo in forma maieutica lo I.U.A.V.

In un'operazione culturale di altissimo profilo tecnico ed intellettuale, che non ha precedenti nel panorama nazionale ma purtroppo nemmeno continuità per occasioni successive, il progettista siciliano chiama ad insegnare intorno alla sua direzione, come fosse una corte rinascimentale del Ventesimo secolo, alcuni tra i migliori talenti italiani da Carlo Scarpa a Bruno Zevi, da Luigi Piccinato a Giancarlo De Carlo, da Franco Albini a Ignazio Gardella, disegnando alimentandolo di fatto, per circa tre decenni, l'epicentro culturale accademico del sistema Italia associato al concetto di eccellenza progettuale e pianificatrice.

Venezia diventa "il progettare" italiano, la Sicilia il laboratorio delle sperimentazioni samoniane. Ma Samonà è soprattutto "visione" e condivisione di contenuti multidisciplinari e stilistici.

Sarà un littorio, un funzionalista, un razionalista, un organico, un neorealista, mai un postmoderno, avrà sempre, e lo dimostrerà attraverso la concretezza delle sue opere, un occhio aperto nei confronti della storia antica e moderna.

Nato alla fine dell'Ottocento, traghetterà la cultura progettuale novecentesca, non solo italiana, fuori dallo stallo linguistico e formale travagliato a cavallo tra le due guerre.

Tutto questo e molto altro ancora in termini di modus operandi, è presente nei 2500 mq (di cui circa solo un terzo edificato) del lotto di villa Scimemi-Vaccaro.

L'atto progettuale di Samonà, infatti, avviene nell' assoluta consapevolezza che la buona architettura, quella ragionata e progettata intorno alle esigenze di vivibilità del committente, incida positivamente sulla vita delle persone.

Evidente la forte ispirazione, quando non proprio la citazione a Wright ed in particolare alla P.R.J.S Hanna House da cui desume direttamente la geometria pura intessuta sul dinamismo dell'esagono come elemento ordinatore dello spazio.

Spazio che diventa habitat in perfetta armonia con il giardino ed il paesaggio circostante, elementi con cui la costruzione intreccia un dialogo in un rapporto esterno/interno chiaramente percepibile dai suoi abitanti alla maniera del capolavoro wrightiano di Fallingwater a Bearrun.

Un capolavoro dell'architettura organica con una fortissima anima razionalista, governata dalla raffinata eleganza richiesta dal facoltoso committente, l'ingegner Cesare Scimemi allora direttore della S.G.E.S per cui lo stesso Samonà progetterà la sede centrale su via Marchese di Villabianca e diverse centrali elettriche in giro per l'isola.

Eleganza restituita dal progettista che disegnerà persino gli arredi, molti dei quali purtroppo dispersi, in assoluta armonia stilistica e formale attraverso il richiamo a geometrie acute.

Singolare la soluzione del tavolo in legno che traguarda l'antico stabilimento balneare di Mondello come fuoco prospettico primario, tavolo radicato al pavimento dello studio, atto consapevole che ne decreta la conservazione in loco tutt'oggi.

Legno, cemento armato granulato, metallo colorato per le strutture di contenimento di ringhiere, pluviali e scale, laterizi di rivestimento per le diverse terrazze panoramiche aperte al mare su cui costruisce persino un teatrino panoramico, marmi per gli interni, il ruolo centrale e decorativo della grana fine degli intonaci colorati di pareti e soffitti costituiscono l'abaco materico delle soluzioni di rivestimento di volumi puri protesi verso il paesaggio marino circostante.

Ma se il ruolo centrale dell' eccellente vivibilità dello spazio interno è la luce mediata dagli aggetti capaci di mitigare al minimo i fastidi visivi della luce diretta nelle ore più difficili del giorno, il protagonista è ancora una volta lo spazio geometrico che diventa habitat del vissuto sociale familiare.

Una selva di pilastri in rugoso cemento granulato su cui è impostato un breve specchio d'acqua, regge il solaio superiore, il tutto a base rigidamente triangolare, mentre il camino marca il fulcro della composizione, internamente quanto esternamente quale punto di raduno visivo e funzionale ed i sette gradini di raccordo con la quota a ridosso della piscina mosaicata restituiscono tutta la capacità di divenire "luogo" che solo la grande architettura misurata possiede quando la sintonia tra progettista e committente sia basata su di un costante rapporto di fiducia reciproca.

Due ordini di scale, completamente diverse tra di loro, l'esterna in metallo rosso e azzurro, l'interna in calcestruzzo e legno, consentono una indipendenza assoluta tra i due livelli abitativi delle zone notte in entrambi i piani presenti restituendo una pregevole percorrenza al fruitore quasi fosse guidato per mano nell'uso.

Completano la composizione, un cabanòn ligneo per gli attrezzi ed una piccola depandance, entrambi superstiti alla divisione successiva alla morte del committente del lotto originario.

La gestione di tutta questa bellezza costruita ha un prezzo, quella del restauro coerente e calibrato che la proprietà ha voluto porre in essere attraverso un intervento rispettoso delle istanze progettuali originarie.

La sostituzione delle partiture metalliche esterne con copie perfette anche dal punto di vista del colore, la mancanza di alterazioni volumetriche e materiche, il rispetto di tonalità e rivestimenti, fanno di questo ultimo restauro minimale un esempio di investimento culturale di apertura al confronto con la città.

Oggi la villa, oltre ad essere abitazione privata, vede la depandance indipendente adibita a ricezione turistica ed è divenuta su richiesta nella sua interezza, sede di eventi culturali e musicali.

È volontà espressa della proprietà, infatti, la valorizzazione e la promozione di questo prezioso tassello palermitano di bellezza organica europea, realizzato da uno degli ultimi maestri siciliani di così largo respiro intellettuale.

La capitale della cultura, saprà accettare la sfida? "La bellezza è difficile", scriverà Ezra Pound, la sua custodia è un atto di necessità culturale sancito dalla nostra costituzione, le forme per la valorizzazione restano eminentemente una responsabilità politica.

Villa Scimemi-Vaccaro, progetto di architettura contemporanea realizzato dal professor Samonà, resta il fulcro del rilancio culturale del dibattito intorno alla qualità architettonica del regionalismo siciliano dell'immediato dopoguerra, quando tutte le aspettative di rilancio socio-economico della società erano ammantate dalla forza universale del progetto architettonico, garanzia del risultato che come a punta Celesi, si confronta col tempo vincendo la sfida per la bellezza sociale dell'arte.

Scritto in collaborazione con l'architetto Andrea Liguori.

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