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Ogni baarioto conosce questa frase, "Rusulinu furrìa!": storie (luminose) di Bagheria

In ogni parte della Sicilia, là dove c’è un figlio che dimentica una luce accesa, ci sarà sempre un padre che gli ricorderà che "Rusulinu furrìa", ma a Bagheria ancora di più...

Sara Abello
Giornalista
  • 30 novembre 2021

Villa Palagonia (detta "dei mostri") a Bagheria

In ogni parte della Sicilia, là dove c’è un figlio che dimentica una luce accesa, ci sarà sempre un padre che gli ricorderà che "Rusulinu furrìa", ma a Bagheria ancora di più... vi spiego il perché!

Solo pochi giorni fa, mi sono imbattuta per caso in un resoconto sulla spesa annuale, del 1913, che il Comune di Bagheria fece per l’illuminazione pubblica con fanali a petrolio. Ad ognuno le sue letture insomma, ma non è questo il punto. La mia attenzione è stata attirata dal nome della ditta che, il 28 marzo del 1912, stipulò un contratto trentennale con il Comune per l’illuminazione elettrica delle strade.

Altro fatto assai curioso e che ammetto non conoscevo, è che fu quella stessa ditta che, proprio a Bagheria, fondò la prima centrale elettrica a carbone della Sicilia. Mentre a Polizzi Generosa veniva realizzata la prima centrale idroelettrica da Luigi Rampolla. Ma torniamo a noi, sapete come si chiamava l’industriale che illuminò le strade di Bagheria? Udite udite! Rosolino Gagliardo con l’omonima ditta.



Vi ho citato anche Polizzi Generosa perchè insieme, l’industriale Gagliardo e il signor Rampolla, fondarono l’Associazione Produttori di Energia Elettrica. Potete immaginare la mia espressione quando ho connesso la mente e rivissuto tutte quelle volte in cui mi sono sentita dire «Saaaara, Rusulinu furrìa!» È incredibile che ci abbia messo un discreto numero di anni per questa rivelazione, ma l’importante è esserci arrivati.

Tra i fattori di questa vicenda che mi lasciano interdetta c’è anche l’aver appreso che ai primi del ‘900 Bagheria fosse già più avanti di adesso dal punto di vista economico - industriale. Davvero troppe le occasioni di sviluppo economico perse, già dall’epoca.

Con l’elettricità non è andata bene, con i limoni e gli agrumi in genere finì e finà, i vigneti furono riconvertiti in campi di cereali e ortaggi ma pure quelli furono messi da parte, le fabbriche di conserve ci sono ancora ma si contano sulle dita di mezza mano, le “pirriere” (cave di tufo) sono inattive dagli anni ‘50, con i carretti non ci si campa più da tempo, la vena per il turismo non l’abbiamo mai avuta e questo è il peccato più grande, però bisogna dirlo: “a Bagheria si mangia bene”... sì, perchè attualmente l’economia si fonda sul terziario e il settore sicuramente più redditizio è quello della ristorazione.

Di sicuro dobbiamo riconoscere che i baarioti bene o male ci provano e sono ricchi di inventiva, sulla perseveranza e costanza nel tempo ci sarebbe giusto qualche pecca da trovare ma lasciamo stare.

Tornando a Rusulino, la sede della sua ditta pare fosse nella zona limitrofa alla stazione e in prossimità di quei caseggiati, decenni dopo, nacque proprio la sede Enel. Del tutto inconsapevole dell’immortalità che si è guadagnato, chissà come se la ride da lassù il signor Rosolino tutte le volte che lo menzioniamo ancora oggi.
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