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Palermitani ultimi in tutto: ma spunta fuori che nelle relazioni non ci batte nessuno

A Palermo non si rimane mai da soli, specialmente nelle difficoltà, esce fuori che un parametro che supplisce le tante carenze della città sono proprio i rapporti umani

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 13 dicembre 2019

Se vivi a Palermo sai bene che ci sono tanti amici pronti ad aiutarti se rimani in panne con la macchina, se rimani senza soldi sai chi può prestarteli, se sei depresso puoi uscire con qualcuno per parlare, insomma se hai difficoltà c'è sempre qualcuno pronto a tenderti una mano. Una cosa non da poco.

Palermo, la Sicilia, e il Mezzogiorno in generale sono spesso tra le ultime posizioni nelle classifiche nazionali per quanto riguarda la qualità della vita. Ma c'è un parametro molto importante che non è mai stato preso in considerazione dai vari istituti di ricerca e che invece emerge essere fondamentale in città come Palermo: la rete di relazioni.

Dall'indagine sperimentale QualiPA del 2019, viene fuori una metrica non solo “economistica”, alla quale ci hanno abituati, ma “umanistica”, palermitana e mediterranea, ancora parziale ma vitale di qualità della vita.

QualiPA è un’Associazione di promozione sociale (APS) che ha come finalità quella di promuovere e realizzare un sistema di descrizione, valutazione e monitoraggio della qualità della vita nella Città di Palermo (Centro Storico), fondato su un ampio ascolto dei bisogni e delle opinioni di residenti e dei cittadini.



Obiettivo è quello di istituire un osservatorio per dotare la comunità di uno strumento in più per la crescita culturale, la vivibilità e le relazioni sociali, un esperimento che potrà essere un esempio per le altre città del Mezzogiorno.

Dalla prima indagine condotta su un campione di trecento residenti del centro storico sulla qualità della vita, dal loro punto di vista è emersa una buona soddisfazione. I canoni della statistica sociale si sono mescolati alla semplice pratica dell'ascolto, i cittadini hanno risposto ad una serie di domande avendo in più la possibilità di esprimere bisogni e desideri. Quello che emerge è un quadro molto chiaro: i rapporti umani suppliscono le tante carenze della città, dai servizi al reddito in calo, fino al welfare sempre meno assicurato.

L’Osservatorio che si sta immaginando e progettando non vuole costruire una raccolta di informazioni facendo ricorso a una “semplice” rilevazione statistica condotta attraverso intervistatori, quanto creare un canale di contatto diretto con le persone, raccogliendo interviste ed effettuando incontri dedicati, allargando successivamente la partecipazione alle istituzioni.

Fino a configurare e far funzionare un “Laboratorio” sociale che costruisce uno “spazio dell’ascolto” della città, a partire dai suoi quartieri e dalle sue comunità.
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