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Per chi non è potuto andare: come è stata "Not - rassegna dei vini franchi" a Palermo

La Rassegna dei vini franchi "Not" ha visto presenti a Palermo oltre cento aziende con i loro 500 vini da poter assaggiare e cene e seminari: un festival del vino

  • 29 gennaio 2019

Vino naturale, vino vero, vino franco, vino secondo natura, vino artigianale, vino e così via.

Potete chiamarlo come più vi piace perchè ancora non esiste una denominazione ufficiale e legale per denominare il vino che è ricavato da agricoltura biologica o biodinamica, con fermentazione spontanea, senza alcun additivo o coadiuvante enologico eccetto piccole quantità di anidride solforosa.

Sono passati pochi anni e sembra un secolo da quanto era non facile trovare un vino naturale piacevole, profumato, senza difetti e senza puzze.

Per fortuna, con l’esperienza ed una più attenta professionalità, che in ogni caso non deve avvalersi della chimica, ormai è più facile trovare un quadrifoglio che un vino naturale non buono.

Una dimostrazione si è avuta a NOT- Rassegna dei vini franchi che ha visto presenti a Palermo oltre cento aziende con i loro 500 vini da poter assaggiare.

Questa prima edizione è stata un grande successo, la comoda e funzionale area archeologica industriale dei Cantieri culturali alla Zisa nei tre giorni della manifestazione è stata affollata da migliaia di entusiasti appassionati: addetti al lavori, curiosi e perchè no originariamente scettici che hanno avuto la possibilità di ricredersi sui vini franchi o naturali.

Not è nata dall’intuizione e dall’idea di Franco Virga, Stefania Milano, Manuela Laiacona e Giovanni Gagliardi.

Due coppie, anche nella vita, la prima gestisce quattro tra le più dinamiche ed apprezzate insegne della ristorazione palermitana (Gagini Restaurant, Aja Mola, Buatta, Bocum), la seconda con lo studio di consulenza Gagliardi Associati si occupa di progettazione di contenuti e di comunicazione per le imprese e le istituzioni del comparto agroalimentare.

Il momento principe è stato il Banco d’assaggio con un vario, interessante e coinvolgente parterre di aziende partecipanti: 50 da 17 regioni italiane, una dall’Austria, sei dalla Francia, 46 siciliane.

C’erano cantine che confezionano mille bottiglie all’anno fino ad altre che arrivano ad oltre 300mila, comunque quello che le accomunava era l’entusiasmo, l’accoglienza, la simpatia, la disponibilità ad illustrare con passione e professionalità le loro creature.

Dei circa 60 vini che ho degustato in due giorni non ne ho trovato uno che non mi sia piaciuto, anzi quasi tutti hanno riscosso il mio plauso ed il mio gradimento: molti i vini macerati, gli orange wine, anche quelli realizzati senza nemmeno il controllo della temperatura e senza solfiti aggiunti, tutti fermentati con lieviti spontanei.

Sono il risultato di un attento e rispettoso lavoro in vigna e dell’assoluta pulizia ed igiene in tutto il processo di vinificazione.

Accanto ai produttori di vino alcune postazioni di prodotti alimentari di nicchia, molti presidi Slow Food e qualche produttore di liquori ed amari.

Affollati i seminari con degustazione a cominciare da quello sulla Viticoltura Biodinamica tenuto da Nicolas Joly, Vitigni e territori del meridione con Matteo Gallego di Porthos, presentazione del libro Vini artigianali italiani con gli autori i giornalisti Giampaolo Gravina e Fabio Rizzari, le luci e ombre del vino naturale con Sandro Sangiorgi fondatore di Porthos, Il vino umano tra scienza e magia animato da Gae Saccoccio fondatore di Natura delle Cose, Pane e vino con l’ambasciatrice di Slow Food Bonetta dell’Oglio e il panificatore Davide Longoni.

Le serate sono state dedicate a cene in tredici rinomati ristoranti, alcuni fuori città, con i piatti abbinati ai vini franchi di alcune cantine.

Abbiamo partecipato alla cena “I sapori della Biodiversità” a Palazzo Branciforte con le pietanze preparate da Bonetta Dell’Oglio e dal resident chef Gaetano Billeci, un giovane che dopo lunghe esperienze all’estero presso ristoranti stellati del calibro del Gordon Ramsey da alcuni anni è tornato a Palermo dove ora ha fatto del ristorante presso il Museo di Palazzo Branciforte un’icona del buon mangiare palermitano.

Le golose proposte sono state a base di materie povere dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che non è la materia prima costosa a fare una portata eccellente. Hanno accompagnato le pietanze i vini splendidi di Francesco Guccione e di Porta del Vento di Marco Sferlazzo.

Se la prima edizione di Not si è rivelata imperdibile, le future, che sicuramente ci saranno, non potranno che ampliare e perfezionare un evento che già così mancava in tutta l’Italia meridionale.

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